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Il santuario dell'Albatro


Tutto è distrazione quando la canicola costringe le femmine a indossare vestiti leggeri e le tese larghe delle gonne, che si gonfiano con l’alito d’un Eolo erotico e riempiono di fantasia i neuroni dei maschi d’ogni età.

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, Le firme, Le idee
L’afa è la trappola suprema in cui cascano i meridionali. L’aria che brucia in certi giorni di giugno, contiene gli incendi del cuore o li fa divampare. Tutto è distrazione quando la canicola costringe le femmine a indossare vestiti leggeri e le tese larghe delle gonne, che si gonfiano con l’alito d’un Eolo erotico e riempiono di fantasia i neuroni dei maschi d’ogni età, sono la rappresentazione del desiderio svolazzante che viaggia d’anima in anima. L’indecenza discreta d’un femmineo sorriso ammiccante, basta a scatenare i fischi d’approvazione da parte dei barbari che popolano il lungomare di Talestri.

Fischiano la bellezza per fermarla un istante. Folclore musicale per elemosinare la coda dell’occhio della bellezza che passa. I tempi sono quello che sono e perciò le chiese contengono l’assenza e sono il manifesto monumentale della distanza tra l’Io e Dio. Fu in questo tempo senza sacro, che la donna rapì il poeta. Con due appuntamenti sacri: il primo in una chiesetta eretta dagli avi della donna, durante la messa domenicale; il secondo presso un santuario mariano vicino l’Etna. Prima d’entrare in chiesa e segnarsi, la donna, giovane e dai gesti antichi, fece scivolare uno scialle per coprire le spalle nude e bianchissime.

Tutta aristocratica! Il profilo d’una Madonna rinascimentale lasciava intravedere un neo sopra il naso e pareva quasi fosse un terzo occhio di natura divina. Il poeta un momento così, non lo aveva mai neppure sognato, perché la realtà lo aveva trascinato in un vortice di sconforto e di queste donne lui, aveva solo letto. Erano donne che gli piacevano, ma che erano esistite solo nei libri o nel passato. Estinte per sempre pensava. E così, meschino, passava il tempo tra corpi di donne senz’anima. Un giorno pensò addirittura d’essere un “necrofilo dell’anima”(l’intuizione gli piacque, ma lo inabissò ancora di più dentro se stesso), insomma senza giri di parole filosofiche, scopava anime morte e scriveva parole che non gli davano nessuna soddisfazione. Conservava una bottiglietta d’assenzio vuota sulla scrivania da tanti anni e più d’una volta pensò a quanto sarebbe stato bello infilare dentro quel vetro un foglietto. Riempire la bottiglietta di parole liquide.

Lo farò – pensava in qualche giorno di gioia – e non avrò a chi darlo – concludeva subito tra sé. La donna, in un giorno magico, ebbe presentimento e seppe dell’esistenza del poeta e fu mesi prima che questo la incontrasse. La donna sapeva da sempre. Il poeta, ignorava l’esistenza della donna. La donna seppe di lui da un buco nel muro. Era un giorno di gennaio e il muratore teologo, sbagliò il colpo e sfondò una parete, dall’altro lato c’era la casa della donna. Quando andò a riparare il danno, chissà perché, il muratore teologo, le parlò anche del poeta. Ma questa è un’altra storia. Erano appena entrati in chiesa e si erano seduti, quando il poeta tirò fuori da una tasca una poesia in bottiglia e porgendola alla donna disse: è bello che Dio solo sia testimone di quest’evento. È mai successa una cosa così nel mondo? Questo si chiedeva il poeta.

Fatti così speciali – pensava – sarebbero spunti per scrivere poesie e racconti, ma accadono nella realtà? Forse, era di nuovo ubriaco e tutta questa scena, era solo il delirio d’un poeta alcolizzato. Forse sono apparso alla donna (pensò questa frase, travisando quel genio di Carmelo Bene)? Il giorno dopo, la donna c’era ancora e quindi la chiesa e la bottiglia non se l’era immaginate. E soprattutto non s’era immaginato la donna. Una gita in automobile fino al santuario dell’Albatro fu l’altro appuntamento sacro. L’aria fresca della collina sulla pelle e le preghiere dei devoti in sottofondo, accompagnarono la donna e il poeta in confessioni estemporanee e tirati dalle parole, improvvisarono anche una discussione teologica sull’escatologia. È questa la strana storia della donna e del poeta, che si corteggiarono senza nessuna strategia d’amore e senza paranoie esistenziali, perché, per chissà quale mistero, riuscirono a parlarsi da anima ad anima. Due anime vive. Tornarono a Talestri più felici quella sera. A tocco leggero di labbra, si dissero buonanotte.