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I Miccoli d'Italia


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Fabrizio Miccoli

Hanno detto di noi. Michele Serra su 'Repubblica' di domenica ha affrontato il 'caso Miccoli', al centro di una bufera mediatica. Il consiglio all'ex campione rosanero? Visiti più mostre.

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Il povero Miccoli, star del Palermo calcio che per fare il simpatico con un suo amico boss parla di Falcone come ne parlano i mafiosi (lo chiama «quel fango di Falcone») è l’ennesima dimostrazione di quanto poco valgono i soldi e il successo senza un minimo, almeno un minimo di cultura.

Almeno quel tanto che basta a orientare il giudizio, a munire le parole, a evitare che tutto accada al di fuori del nostro controllo e spesso anche delle nostre intenzioni (non credo proprio che Miccoli sia mafioso: ma proprio per questo, perché parlare come un mafioso?). Per scongiurare l’idea che sia un’osservazione di ordine “morale”, a farci considerare quello di Miccoli soprattutto un problema culturale, basterebbe convincere i Miccoli d’Italia, che sono parecchi, che la cultura non è una necessità etica; ma un vantaggio sociale.

Per dirla come la si direbbe a bordo del Suv sul quale è avvenuta la misera conversazione tra Miccoli e il suo amico: la cultura fa diventare molto più fichi. Dà un peso differente a quello che si dice, lo rende meno ovvio e risaputo, e può capitare addirittura che aiuti a rendersi interessanti con le femmine. Proprio la malavita, con rarissime eccezioni, è la conferma più eclatante che nemmeno le montagne di quattrini bastano a conquistare la dignità sociale quella vera: quella fondata sul rispetto degli altri e non sul terrore o sul ricatto.

Carichi di miliardi ma inchiodati alla croce della loro ignoranza, questo sono la gran parte dei boss conosciuti, uditi parlare un italiano stentato, snidati da ville burine dove conducono vite burine pur avendo un reddito che gli permetterebbe il Bello: ma il Bello non lo conoscono, non lo riconoscono. Il tipo di musica e di svago e di festose celebrazioni — ancorché sotto l’egida di Santi Patroni e relative sagre — prediletti dalla malavita sono, e non per caso, fonte di diffusa ilarità tra gli umani di altro ceto; e di autentico culto per gli amanti del kitsch, che poi sarebbe, tradotto per i Suv, il cattivo gusto.

Soprattutto di cattivo gusto, anzi di pessimo gusto, è sfrecciare per Palermo in compagnia di un boss ghignando su Falcone. Il Suv può essere condonato. Il resto no. In una casa operaia con quattro libri alle pareti c’è più dignità che nella più sontuosa reggia del narcotraffico. Miccoli cerchi di leggere un paio di libri e visitare un paio di mostre. Vedrà che cambierà amicizie.