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L'inchiesta

Messina confessa
e inguaia Giacchetto


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Il titolare del ristorante "Burro", tra i più noti di Palermo, è stato risentito stamani su richiesta dei pm. I magistrati hanno sentito anche i funzionari del Ciapi Compagno e Bellissimo. Nei prossimi giorni sarà ascoltato anche l'ex assessore Gian Maria Sparma.

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PALERMO - Le iniziali ammissioni sono diventate una confessione piena.
Pietro Messina conferma ogni accusa, ogni fatto che gli viene contestato, ogni fattura di favore che avrebbe “staccato” a Faustino Giacchetto. Il titolare di Burro, ristorante di viale del Fante, tra i più noti della città è stato risentito stamani su richiesta dei pubblici ministeri. In carcere sono tornati a fargli visita i pm Alessandro Picchi e Pierangelo Padova. Davanti a loro ha ammesso di avere fatto parte del sistema Giacchetto. Messina è legale rappresentante della Effemmerre Group 007 srl e della Effemmerre Team srl, nonché titolare della Strategie di Comunicazione di Messina Pietro.

Nei libri contabili delle società sono state registrate una sfilza di fatture.Migliaia di euro serviti per pagare soprattutto i viaggi di Giacchetto e dei suoi familiari. Messina, messo di fronte all'evidenza dei numeri, non ha potuto negare l'evidenza. I finanzieri hanno incrociato i dati con quelli degli uffici turistici. È stato Messina, ad esempio, a pagare 38 mila euro per un mega viaggio in America dove nel 2008 volò una comitiva composta da Faustino Giacchetto, dalla moglie Concetta Argento, dai figli Carmeloe Giuliana e dalla nipote Alessandra Affatigato. Ed ancora Daniela Civello, Elvira Lo Re, Costantino, Francesco e Oliviero Palma, Roberta Bellini, Salvino Vitali; Salvatore, Ruggero e Beatrice Bevilacqua, GIorgia Comparetto. Giacchetto ordinava e lui eseguiva. Senza fare domande. Bisognava saldare il conto di un viaggio o una cena? Ci pensava Messina.

Le sue dichiarazioni aprono nuovi squarci investigativi e a detta degli investigatori, complicherebbero al posizione di Giaccetto che, dal canto suo, ha negato nel corso del suo interrogatorio di essere la mente di un sistema illecito. Le sue fortune? Solo merito del suo lavoro. Di avviso opposto i pubblici ministeri Maurizio Agnello, Sergio Demontis, Piero Padova, Alessandro Picchi e Gaetano Paci, coordinati dall'aggiunto Leonardo Agueci.

Intanto, proseguono anche gli interrogatori degli altri indagati nell'inchiesta che ha portato all'arresto di Faustino Giacchetto. Sono stati ascoltati i funzionari del Ciapi Sandro Compagno e Carmelo Bellissimo che, secondo l'accusa, avrebbero sottoscritto una serie di documenti falsi, contribuendo a gestire le attività irregolari dell'ente di formazione. I due hanno respinto le contestazioni, addossando la responsabilità su Giacchetto. Il pm ha sentito anche Elio Carreca (ex funzionario dell'assessorato al Turismo, nel settore Grandi Eventi) che ha detto di non conoscere il manager.

Carreca ha continuato a negare nonostante il pm gli abbia contestato i numerosi sms mandati al manager e l'interessamento di Giacchetto nell'assunzione del figlio in una società vicina al project manager. Anche Massimiliano Sala (titolare della Filmax), che avrebbe emesso fatture al Ciapi per operazioni inesistenti, interrogato nel pomeriggio, ha detto di non sapere nulla della vicenda.

Nei prossimi giorni saranno sentiti anche l'ex presidente del Ciapi, Francesco Riggio, e l'ex assessore regionale Gian Maria Sparma, detenuti a Roma, che saranno trasferiti a Palermo. In un precedente interrogatorio, fatto in rogatoria dal gip della Capitale, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere ma hanno manifestato la volontà di parlare con i magistrati palermitani.

Giacchetto, tra i primi a comparire davanti ai pm, ha affermato di avere usato 11 dei 15 milioni destinati all'ente per l'assunzione di 278 dipendenti che avrebbero dovuto occuparsi del progetto Coo.or.ap. Ha negato ogni responsabilità la moglie del manager, Concetta Argento, che, anche con parere favorevole della Procura, è stata scarcerata.

La precisazione di Salvatore Bevilacqua
In riferimento all'articolo il dottor Salvatore Bevilacqua precisa che il viaggio del 2008 negli Stati Uniti citato nel pezzo è stato “interamente pagato dal sottoscritto come si può facilmente evincere dai movimenti della mia carta di credito regolarmente registrati sul mio conto corrente”. “Mi dispiace - continua il medico, affermato ginecologo palermitano - che il mio nome sia stato accostato a questa vicenda senza avere l'accortezza di verificare prima la fondatezza di quelle affermazioni e citando tra gli altri anche i miei figli, all'epoca minorenni, con tanto di nome e cognome”. "Non ho alcuna necessità di farmi pagare il viaggio da chicchessia - conclude Bevilacqua - e questa storia ha danneggiato il mio nome e la mia professionalità. Mi riservo pertanto di tutelare la mia immagine da quanti continueranno ad accostare il mio nome a questa vicenda”.