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L'ex comandante dei vigili

"Giocava a fare la guerra"
Undici mesi a Maurizio Pedicone


La pena è stata sospesa. L'ex comandante dei vigili urbani fu sorpreso, a sparare in un poligono improvvisato nelle campagne di Portella della Ginestra.


, Cronaca, Palermo
PALERMO - Condannato a undici mesi, pena sospesa e posto di lavoro salvo. Finisce così il processo a Maurizio Pedicone. L'ex comandante dei vigili urbani fu sorpreso, assieme ad altre due persone, mentre sparavano in un poligono improvvisato nelle campagne di Portella della Ginestra. Giocavano a fare la guerra con armi vere e pericolose in un terreno tra la vecchia strada provinciale 20 e la statale 624 Palermo-Sciacca. "Con la sentenza di oggi si chiude un brutto capitolo della storia del dottore Pedicone - spiega Marcello Montalbano -. La cosa che conta è che da domani Pedicone potrà riconquistare la dignità di uomo e di professionista ritornando al lavoro. Da domani valuteremo l'eventuale ricorso in appello". Gli fa eco anche l'avvocato Fabrizio Lanzarone: "Siamo soddisfatti per la serenità con cui è stato affronatto il processo. L'impianto accusatorio è uscito ridimensionato e siamo convinti di potere fare valere le nostre ragioni appieno in appello".

La richiesta di pena era stata di due anni e mezzo. Era stata respinta pure una richiesta di patteggiamento ad un anno a differenza degli altri due indagati. Silvestre Venturella, giardiniere del comune di Monreale, nel dicembre scorso ha chiuso la sua vicenda giudiziaria con una condanna a due anni. Tre anni e otto mesi, invece, la pena patteggiata dall'amministratore di condomini Francesco Cuomo. Cuomo era il proprietario del laboratorio clandestino scoperto dai carabinieri del gruppo di Monreale dove venivano modificate arme e munizioni da guerra. Del gruppo faceva parte anche l'imprenditore informatico italo-brasiliano Gabriele Di Pietro che aveva già patteggiato un anno e otto mesi.

Pedicone aveva scelto di essere giudicato con il rito abbreviato. Un anno era il tetto massimo di pena entro il quale Pedicone avrebbe conservato l'incarico di dirigente coordinatore del settore Servizi alla collettività. Un solo giorno di carcere in più avrebbe fatto scattare, come previsto dalle restrittive norme del nuovo contratto di lavoro dei dirigenti, il licenziamento senza bisogno di aspettare che la condanna diventi definitiva.

Nel corso dell'interrogatorio di garanzia, Pedicone si era difeso sostenendo di non avere mai sparato, prima di allora, fuori da un poligono regolare e che aveva portato solo un fucile da caccia regolarmente denunciato. Alla vista delle armi di Cuomo, però, non avrebbe resistito. La passione avrebbe avuto il sopravvento. A Livesicilia dichiarò di vivere "un inaudito travaglio interiore".