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Il pentito Di Carlo: "De Mauro ucciso
perchè sapeva del golpe Borghese"


Il racconto al processo d'appello a carico del boss Totò Riina per il rapimento e l'omicidio del giornalista de L'Ora.

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Mauro De Mauro
PALERMO - Sarebbe stato ucciso perché aveva appreso del golpe Borghese il giornalista Mauro De Mauro, sequestrato il 16 settembre del 1970 e ucciso a Palermo. A raccontare il movente e il summit in cui si sarebbe decisa l'eliminazione del cronista de L'Ora, è stato il pentito Francesco Di Carlo, che oggi ha deposto al processo d'appello a carico del boss Totò Riina per il rapimento e l'omicidio di De Mauro. Il boss corleonese in primo grado è stato assolto. Di Carlo, citato dal pg Luigi Patronaggio, ha raccontato di avere accompagnato Riina nell'abitazione del capomafia Giuseppe Giacomo Gambino per un summit tra boss qualche settimana prima del rapimento di De Mauro. Sia Riina sia il mafioso Stefano Bontande gli avrebbero raccontato che proprio nel corso di quella riunione, alla quale lui non avrebbe partecipato, sarebbe stato deliberato il delitto. Il pentito ha anche specificato che Cosa nostra avrebbe stabilito l'eliminazione del giornalista perché da Roma si era saputo che De Mauro era a conoscenza del progetto di golpe del principe Junio Valerio Borghese, piano, poi fallito, a cui collaborava la mafia. Di Carlo ha anche precisato che in Cosa nostra non si parlava mai espressamente di omicidi.

"Dicevamo: - ha spiegato - risolviamo il problema, andiamo a parlarci e si capiva cosa intendevamo". Di Carlo ha smentito l'esistenza di un collegamento tra il delitto dell'ex presidente dell'Eni Enrico Mattei e il sequestro De Mauro, ma ha precisato che "all'attentato costato la vita a Mattei ci avevano pensato i catanesi". Il processo è stato rinviato al 19 luglio.