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PALERMO

L'inchiesta su Giacchetto
Gentile e Belcuore ai domiciliari


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L'ex assessore Luigi Gentile

Lasciano il carcere l'ex assessore e il dirigente regionale, così come l'imprenditore Pietro Messina. Si sono affievolite le esigenze cautelari.

 

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PALERMO - Concessi gli arresti domiciliari all'ex assessore Luigi Gentile, finito in manette nel terremoto giudiziario che ha investito il Ciapi. Domiciliari anche per il dirigente regionale Antonio Belcuore, coinvolto nel filone sui Grandi Eventi e difeso dagli avvocati Claudio Gallina Montana e Mario Pavone, e l'imprenditore Pietro Messina, difeso dal legale Massimo Motisi. In entrambi i casi si sono affievolite le sigenze cautelari. Per Messina, però, un peso avrà avuto la confessione resa ai pubblici ministeri.

Per quanto riguarda Gentile, è stato il giudice per le indagini preliminari Luigi Petrucci, su richiesta degli avvocati Nino Zanghì e Marianna Viola, a stabilire che la detenzione a casa può bastare a garantire le esigenze cautelari. Nei giorni scorsi Gentile è stato interrrogato per due due ore nel corso delle quali ha cercato di spiegare, producendo dei documenti, di non essere coinvolto negli affari illeciti organizzati, secondo l'accusa, da Faustino Giacchetto, sfruttando i milioni di euro assegnati dall'Unione europea all'ente di formazione professionale.

Gentile avrebbe ricevuto da Giacchetto, tramite alcune società da lui controllate, un lungo elenco di “utilità”. Così le chiamano gli inquirenti. Eccole: pagamento di una fattura di 9.120 euro, iva inclusa, per la campagna elettorale delle regionali del 2008; viaggio in Tunisia, con famiglia al seguito, dal 22 al 26 agosto 2008; pagamento di una fattura di 8 mila euro, intestata alla Sicily Comunication ed emessa da una serigrafia, per l'acquisto di “materiale promozionale per manifestazione politica”; utilizzo, a titolo gratuito, dal 2008 al maggio del 2012, di due appartamenti in via Principe di Belmonte e in via Nunzio Morello, di proprietà di Giacchetto; svariati biglietti per assistere alle partite del Palermo.

Secondo l'accusa, le “utilità” sarebbero servite a Giacchetto per ripagare i favori di Gentile quando questi faceva parte del Comitato tecnico scientifico del progetto Co.Or.Ap finito nell'occhio del ciclone giudiziario. Un ruolo delicato quello del Comitato che doveva “assicurare la coerenza e la validità dei contenuti delle attività progettuali; garantire la validità delle scelte metodologiche inerenti alle attività progettuali; assicurare la continuità tra gli obiettivi raggiunti e quelli prefissati dal progetto; valutare ed approvare il piano di comunicazione e diffusione media del progetto”.

Gentile ha prodotto dei documenti da cui emergerebbe che si era dimesso dal Comitato tecnico scientifico già nel febbraio del 2008. Che il progetto Co.Or.Ap era già pronto nel momento in cui si insediò nel ruolo di assessore. Sulle spese elettorali, Gentile avrebbe detto che il materiale riguardava lui come altri candidati; mentre sul viaggio in Tunisia ha smentito la cifra contestata dagli inquirenti, sostenendo che l'anno successivo fu lui a pagare il viaggio. Un modo per ricambiare la cortesia di un amico.

Resta il tema della case. Gentile ha confermato di avere abitato in via Principe di Belmonte. Avrebbe, però, utilizzato e solo per alcuni giorni una stanza dell'immobile. Quando poi si trasferì nell'appartamento di via Nunzio Morello firmò un regolare contratto di affitto, registrato e pagato con dei bonifici che i legali hanno prodotto.