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NADIA SPALLITTA

"Via Trabucco? Grave errore
Voto fatto in mia assenza"


Il vicepresidente vicario del consiglio comunale in polemica con la sua maggioranza: "Non condivido la delibera, approvata in mia assenza. Metodo sbagliato".

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spallitta, via trabucco
Nadia Spallitta
PALERMO - L’approvazione della delibera su via Trabucco agita le acque della maggioranza orlandiana di Sala delle Lapidi. A dar fuoco alle polveri, questa volta, è il vice presidente vicario dell’Aula Nadia Spallitta, che punta il dito contro il proprio gruppo.

“Non condivido né il metodo, né i contenuti della delibera – scrive la Spallitta in una nota - avevo chiesto ai colleghi di rinviare la trattazione perché il provvedimento necessitava a mio avviso di alcuni approfondimenti. L’atto e’ stato votato in mia assenza”. La votazione, infatti, è stata fatta giovedì insieme ad altre delibere, dopo che il giorno precedente il consiglio aveva licenziato il consuntivo, lasciando scontenti in parecchi che in quel momento erano assenti.

“In primo luogo ritengo che la città - si legge in una lunga nota - non abbia bisogno di altre aree commerciali, dal momento che sono sorti centri e strutture commerciali, anche in aree destinate a verde o servizi, che hanno saturato il comparto. Inoltre, l’atto contrasta con le linee guide in quanto implica ulteriori costruzioni in zone, che sono attualmente in parte limoneti e mandarinati. Avevo presentato un’interrogazione, rimasta ad oggi senza risposta- prosegue- dal momento che sull’area sembrerebbero insistere numerose costruzioni abusive, che, inspiegabilmente tuttavia, non sono censite né descritte dettagliatamente nel piano particolareggiato. Nell’interrogazione chiedevo di conoscere se vi fossero residenze o capannoni abusivi perché non fossero stati eventualmente demoliti, se fossero sanabili o sanati”.

“La domanda era collegata alla circostanza che il piano prevede 3 milioni di spesa pubblica per espropriazioni ed urbanizzazioni – sottolinea - e volevo capire se e in che misura opere abusive ne avessero potuto trarre vantaggio e quali eventuali correttivi introdurre nel piano. A ciò si aggiunga che senza una motivazione esaustiva, e senza la forma procedimentale della variante urbanistica - dice ancora- il piano particolareggiato contrasta con le norme tecniche di attuazione del Prg, che impongono per le aree D lotti minimi di 3mila metri quadrati, all’interno dei quali garantire parcheggi, verde e servizi. In altri termini in tutto il territorio cittadino si tratta di parametri obbligatori e invece per il Piano Trabucco si va ‘In deroga’ e ci sono lotti di 400 , 600, 2000 metri quadrati. Sostanzialmente, la metà dei lotti non risponde ai parametri imposti dal vigente Prg”.

“Presenterò – continua - un’ altra interrogazione per conoscere: quali siano le ragioni di interesse pubblico che abbiano portato alla individuazione di questi lotti e se ci sia una corrispondenza tra la proprieta’ dei terreni e le forme e le dimensioni indicate nel piano particolareggiato, che non sono tra loro omogenee; se gli standard siano stati rispettati e in particolare l'5 del D.M. 1444/68, che prevede che nelle zone D a carattere industriale gli spazi pubblici non possano essere inferiori al 10 per cento dell’intera superficie, mentre nelle zone D a carattere commerciale a ogni 100 metri quadrati di superficie lorda degli edifici previsti deve corrispondere una quantità minima di 80 metri quadrati di spazi pubblici, di cui la metà per parcheggi (nel piano approvato sono previsti solo 3 mila metri quadrati di parcheggi e solo 2 mila per verde pubblico - peraltro non facilmente accessibile secondo il progetto - su un’area di 40 mila metri quadrati circa, per cui non sembrerebbe che i predetti parametri siano stati osservati; se esistano discrasie tra il piano particellare di esproprio del valore di circa 2 milioni di euro e le aree di impianto degli edifici commerciali. Sembrerebbe infatti che si esproprino particelle per realizzare urbanizzazioni mentre nell’elaborato planivolumetrico sulle stesse particelle insistono insediamenti produttivi privati; come si sia arrivati al valore espropriativo di 195 euro a metro quadrato, applicato in modo uniforme a tutti i lotti, in virtu’ del quale ad esempio l’espropriazione di 200 metri quadrati di mandarinato costano circa 50mila euro, e se ci siano lotti da espropriare sui quali insistano opere abusive; che natura giuridica abbiano gli atti di diffida pervenuti al Consiglio comunale da parte di soggetti inseriti nel piano particellare di esproprio e in particolare se risponda al vero se, come risulterebbe dagli atti che il Comune espropri aree e paghi centinaia di migliaia di euro di indennità per realizzare parcheggi che saranno posti anche al servizi degli stessi proprietari parzialmente espropriati titolari delle rimanenti parti del lotto, sui quali realizzeranno i loro insediamenti produttivi”.

“In altri termini – conclude - considerata la delicatezza della materia, gli interessi pubblici e privati coinvolti, la previsione di spesa, la necessità di tutelare gli scampoli di verde del nostro territorio ma anche dell’economia locale ed inoltre le diverse criticità oggetto della citata interrogazione, l’aula avrebbe dovuto avere un comportamento più riflessivo e attento, proprio per garantire quel buon andamento, quell’imparzialità e cura dell’interesse pubblico a cui siamo demandati”.