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Dolori insopportabili

L'uomo che non volle più
la (sua) mano


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Visigalli (sullo sfondo) e il chirurgo Lanzetta

Si era fatto trapiantare la mano, dopo avere perso la sua. Ora l'amputazione che si è resa necessaria per troppe crisi di rigetto. Al posto della mano, ci sarà una protesi.

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MILANO- Walter Visigalli, l'uomo che nel 2000 a Monza fu protagonista del primo trapianto di mano in Italia, si è sottoposto nei giorni scorsi a Milano a un intervento per farsi amputare l'arto impiantato il 17 ottobre di 13 anni fa. Lo conferma il chirurgo Marco Lanzetta, che allora eseguì il trapianto all'ospedale San Gerardo di Monza, oggi nome di punta dell'Istituto italiano di chirurgia della mano della città brianzola. Visigalli avrà comunque un'altra mano nuova perché nel giro di 4-6 settimane gli sarà impiantata una protesi.  Per anni le reazioni di rigetto, normali in casi del genere, si erano presentate in forma leggera, ma negli ultimi tempi la situazione era progressivamente peggiorata, fino ad arrivare a ulcere dolorose. I rischi erano la cancrena e la setticemia. Da qui la decisione di amputare, con un intervento di 3 ore alla cinica milanese Columbus.