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Anche diavoli e mafiosi
hanno diritto al paradiso


Due millenni e passa di cattolicesimo si fondano sulle parole di un condannato a morte che la storia ci ha dimostrato essere innocente. Gesù Cristo, il condannato inchiodato alla croce, di cosa era colpevole?

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Dice il salmista: Buono e giusto è il Signore, il nostro Dio è Misericordioso. Il vescovo di Acireale monsignore Antonio Raspanti, ha promulgato un “decreto di privazione delle esequie ecclesiastiche per chi è stato condannato per reati di mafia in via definitiva”. Il provvedimento ha scatenato il dibattito pubblico e privato sulla legittimità di una tale iniziativa e l’avvocato Giuseppe Lipera ha sentito l’esigenza di prendere carta e penna per scrivere una lettera al monsignore e per conoscenza ha spedito la lettera anche al Papa. Nella lettera “controcorrente” s’evincono le perplessità d’un cristiano, che con dolore e tremore, rimprovera un sacerdote. Il fatto è, che chi è condannato per reati di mafia, secondo la chiesa del monsignore acese, non ha diritto al funerale religioso.

Noi che siamo meno diplomatici dell’avvocato Lipera, ci chiediamo: su quale catechismo e Vangelo si è formato il vescovo Raspanti? Chi scrive, ha avuto il destino di studiare dai salesiani e così di santi, preti e cose di chiesa, ha conoscenza ed esperienza e poi ha studiato teologia con Enzo Bianchi e Vito Mancuso (lo so che non c’è da esser fieri di quest’ultima cosa, nondimeno queste due menti eclettiche, per usare un eufemismo, hanno avuto il merito di spingere qualche giovane alla lettura del catechismo e della Bibbia, perché fidarsi del verbo dei professori non basta mai e buon professore e colui che mette in dubbio anche la sua conoscenza).

Se Satana chiedesse perdono, sarebbe riaccolto alla corte di Dio? La domanda ha appassionato generazioni di teologi e alla fine, la risposta è stata: Dio è misericordioso e perdona chi chiede perdono. Anche Satana così potrebbe profittare dell’infinità misericordia dell’Altissimo. Perché è possibile affermare una cosa tanto straordinaria? Perché due millenni e passa di cattolicesimo si fondano sulle parole di un condannato a morte che la storia ci ha dimostrato essere innocente. Gesù Cristo, il condannato inchiodato alla croce, di cosa era colpevole? Eppure subì la condanna. E chiese, l’uomo in croce, di perdonare “coloro che non sanno quello che fanno”, perché insegnò pubblicamente per tre anni a non giudicare, solo Dio diceva, può giudicare i suoi figli.

Perché monsignore Raspanti ha sentito la necessità di rimettere alla giustizia italiana il giudizio che spetta solo a Dio (almeno secondo la religione che professa e di cui è celebre esponente)? Ha espresso infatti, un pensiero, più in linea col secolarismo trionfante che con l’insegnamento della buona novella. Ma noi, scettici al modo di Socrate (e non di Cristo), non vogliamo certo esprimere un giudizio sul vescovo, ché altrimenti, questa, sarebbe solo una bella predica.

I diavoli possono andare in paradiso e così non sarebbe strano che questo privilegio potesse essere concesso dall’Onnipotente, anche ai condannati in via definitiva dai tribunali italiani per reati di mafia. Anche ai mafiosi senza funerale è aperto il regno dei cieli, perché “la saggezza umana è follia agli occhi di Dio”.