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Le reazioni

Messineo: "Droga, affari
per fare subito cassa"


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"La mafia è un cappio al collo", ha dichiarato il procuratore aggiunto Leonardo Agueci al termine dell'incontro con i giornalisti. "Ci sono due città distinte, una che crede ai valori, l'altra alla mafia".

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blitz, droga, operazione alexander, Cronaca
PALERMO - "Chiedere il pizzo porta a porta è diventato pericoloso. Oltre al rischio, c'è anche la resistenza dei commercianti, che per fortuna, oggi cedono meno facilmente". A spiegare perché il clan di Porta nuova, oltre alle estorsioni prediligesse anche il traffico e lo spaccio di droga in prima persona, è il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo:

"E' una nuova strategia, che negli ultimi anni si è sempre più diffusa nei vari clan della città. Quello di Porta nuova è però il più antico, uno dei più pericolosi perché avrebbe avuto in pugno il centro della città, il cuore del capoluogo. Proprio per questo motivo - ha precisato Messineo a margine della conferenza stampa - Alessandro D'Ambrogio, nonostante la sua giovane età era riuscito ad affermarsi presto, diventando il vero e proprio capo della sua zona, Ballarò.

Lì - ha precisato il procuratore - tutti si rivolgevano a lui, per qualunque cosa. Dal potere aprire un negozio, fino a potere avviare un'attività da ambulante, per vendere frutta e verdura o lo sfincione. Lui decideva, coordinava, comandava. Nel suo clan, c'è chi è stato arrestato per estorsione, chi per traffico di sostanza stupefacente, era quest'ultimo il business in cui il boss e i suoi affiliati si stavano affermando e non escludevano di dedicarsi direttamente alal coltivazione se fosse stato necessario". Insomma, lo spaccio e il traffico di droga, permette a Cosa nostra di avere una liquidità immediata e di rimpinguare le sue casse".

"La mafia è un cappio al collo - ha aggiunto il procuratore aggiunto Leonardo Agueci - e il fatto che la mafia sia dedita adesso più che mai al traffico di droga, è il segnale che gli imprenditori non pagano più come una volta. Cosa nostra è in crisi, ma di certo sono due le realtà che continuano a coesistere a Palermo. Due città - aggiunge Agueci - che vanno avanti parallelamente e non possono trovare alcun compromesso tra loro. C'è la Palermo civile, che rispetta le regole e il bene comune. C'è la Palermo disonesta, di Cosa nostra: una realtà sommersa che non conosce la mafia. Ed è quella di cui facevano parte i 24 fermati nel corso dell'operazione".

Il comunicato di Addiopizzo
La nota. "Addiopizzo e Libero Futuro esprimono il loro plauso ai carabinieri del Nucleo Investigativo di Palermo e ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo siciliano per l’importante operazione antimafia che ha portato, all’alba, all’arresto di numerosi soggetti accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione e traffico di sostanze stupefacenti. Nell’ambito delle indagini, uno degli operatori economici è stato accompagnato a denunciare dalle associazioni antiracket e seguito lungo tale difficile cammino che oggi trova il suo tanto atteso epilogo di liberazione.

Attraverso pesanti intimidazioni e richieste estorsive, l'imprenditore è stato privato della sua attività economica e poco più di un anno fa si è rivolto ad Addiopizzo e Libero Futuro, a cui ha raccontato quanto fino a quel momento era stato costretto a subire. Convinto l'imprenditore a denunciare, si è avviato il percorso di collaborazione con i Carabinieri del Nucleo Investigativo e la Procura di Palermo. Il percorso di denuncia non è stato affatto semplice e ci ha visti coinvolti passo dopo passo accanto alla vittima. Una vicenda drammatica che purtroppo, poche settimane fa, ha registrato anche un grave danneggiamento all'attività economica.

Oggi le associazioni sono mobilitate per stare a fianco dell'imprenditore affinché non si senta solo e possa riavviare la sua attività nel più breve tempo possibile. Occorre che la società e le istituzioni facciano sentire vicinanza e sostegno concreto a chi, come questa vittima, ha trovato il coraggio di denunciare. Cogliamo l'occasione per rivolgere l’appello a denunciare a tutti gli imprenditori e gli esercenti che vivono ancora adesso stretti dalle maglie del racket.

L’azione delle forze dell’ordine e dell’autorità giudiziaria e il perseverante lavoro nel territorio condotto dalle associazioni hanno creato una rete di soggetti in grado di offrire competenze, tutele e schermo necessari affinché un operatore economico possa denunciare in sicurezza".