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Intervista a Giovanni Pistorio

"L'alleanza siciliana
è un modello per l'Italia"


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Giovanni Pistorio

Il neosegretario dell'Udc siciliana, Giovanni Pistorio, ribadisce il pieno sostegno del partito al governo regionale: "Non parliamo di rimpasto ma la giunta deve avere un rapporto più stretto con le forze politiche". Continuità rispetto al governo Lombardo? "Anche lì ci fu un tentativo di cambiamento"

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PALERMO - Giovanni Pistorio festeggia oggi il suo cinquantatreesimo compleanno e lo fa da neosegretario dell'Udc siciliana. Scelto da Gianpiero D'Alia per guidare il partito dopo di lui, acclamato all'unanimità dal comitato regionale de partito, il politico catanese ex Mpa si è messo all'opera, incontrando ier il gruppo parlamentare, che definisce “valore aggiunto di questo partito”. A Livesicilia, Pistorio illustra quelle che vogliono essere le linee guida della sua segreteria,
a partire dal sostegno al governo Crocetta, che, per l'alleanza tra moderati e riformisti, dice, può rappresentare un modello nazionale.

Come si pone in questo momento l'Udc nei confronti del governo regionale?
“L'Udc siciliana e stata decisiva nel determinare la nascita del governo Crocetta e vuole essere decisiva nel rafforzare l'azione del governo che è importantissima per il segno di discontinuità che sta marcando rispetto alla storia della politica siciliana, in giusta sintonia con un tempo nuovo. Noi dobbiamo dare un contributo in termini di idee e di programmi. Il successo di Crocetta sarebbe rimasto impossibile senza un'area moderata che ha avviato un grande fase di rinnovamento sotto la guida di Gianpiero D'Alia”.

Proviamo a riempire di contenuti la parola “rinnovamento”.
“La segreteria di d'Alia che si è conclusa ieri - non la sua leadership, che continua - è stata caratterizzata da un tentativo di rinnovamento non tanto negli uomini, quanto nel merito. Siamo in piena sintonia in tutte quelle sfide che riguardano il primato della legalità e vogliamo interpretare una politica di razionalizzazione ed efficienza che garantisca la fine degli sprechi ma che si faccia anche carico della condizione sociale ed economica della società siciliana. Questa tenuta va assicurata riprendendo la politica dello sviluppo, senza la quale non si potrà assicurare quel minimo di coesione sociale, che è un dovere ancora più forte in Sicilia”.

Ma proprio sullo sviluppo dalle parti sociali piovono critiche severe nei confronti del governo. I sindacati dicono che questa giunta manca di azione su questo tema.
“Dire che questo governo manca di un'azione è sbagliato. Ovviamente le emergenze, la condizione di grandissima difficoltà, fanno sì che non sempre possa esserci un'azione corale. L'agenda di un governo spesso è dettata dalla cronaca, dall'opinione pubblica. Non c'è dubbio che un governo così fortemente caratterizzato dalla personalità di un presidente come Crocetta segua le sue intuizioni e le sue priorità. Noi vorremmo che, rispettando e sostenendo il ruolo fondamentale di grande comunicazione del presidente della Regione, vi fosse un confronto costante perché tutte le parti siano coinvolte e perché l'azione di governo sia la più incisiva possibile. Quanto ai sindacati, qualcuno è più attento alla conservazione, altri alle politiche di sviluppo. Anche con loro il confronto è importante”.

Quando parla di confronto si riferisce anche a quello tra il governo e la maggioranza?
“Questa non è una giunta tecnica, è politica, gli assessori sono espressioni delle forze politiche che hanno sostenuto Crocetta alle elezioni. Più si sviluppa il confronto, la cui sintesi spetta al presidente, così come lo stimolo, meglio è per l'azione di governo”.

Serve un rimpasto di governo, a suo parere?
“La giunta deve avere una maggiore densità politica nel senso che deve avere un rapporto più stretto con le forze politiche”.

Il che significa l'innesto di nuove persone in giunta?
“Non è all'ordine del giorno. E comunque sarà il presidente a valutario. All'Udc interessa partecipare all'azione di governo con le proprie proposte. Ovviamente contando sul nostro gruppo parlamentare”.

D'Alia ha tenuto a precisare: siamo alleati con la sinistra in Sicilia ma non siamo un partito di centrosinistra. È un richiamo alle 'mani libere'?
“L'Udc è un partito di centro e ha spostato un elettorato centrista su una posizione non scontata, sostenendo Crocetta. Alle amministrative, la mancanza di un quadro di alleanze stabile, anche all'indomani delle Politiche, si è fatta sentire. Avessimo fatto un'alleanza di centrosinistra a livello nazionale sarebbe stato diverso. Ma lo schema a quattro c'era stato anche in Sicilia alle regionali, con Miccichè, senza il quale probabilmente Crocetta non avrebbe vinto le elezioni. Il modello bipolare è venuto meno allora. Io sono convinto che l'esperienza siciliana di Crocetta che mette insieme la sinistra riformista non radicale e il centro riformista come quello dell'Udc vale anche per il Paese. Fare funzionare bene il governo Crocetta può creare un modello nazionale. Ma non solo nella sfida all'antipolitica, anche nella capacità che si ha di risolvere i problemi. Perchè è questo che la gente si aspetta. Io sono fiducioso che se il governo Letta risolverà i problemi dell'Italia, quel tipo di approccio che ha nel centro un ruolo essenziale darà a questo Paese un po' di stabilità. Per questo per l'Udc siciliana è fondamentale far valere il successo di questa iniziativa. Per l'Udc sarebbe un'enorme sconfitta prendere atto che questa scelta, quella dell'alleanza che ha dato vita al governo Crocetta, fallisse. E non sarà così. A Catania e Messina abbiamo ripetuto quell'alleanza regionale, a Catania un candidato come Bianco ha aiutato la coalizione a prevalere”.

Alle Politiche però vi è andata male.
“Quella di Scelta civica non è stata un'operazione vincente. Monti con le sue politiche ha salvato il paese ma non ha dato speranza. Ora abbiamo di fronte un centrodestra che vive il dramma politico e personale di Berlusconi. Molto dipenderà da come questa vicenda sarà sciolta, se con la capacità di guardare avanti o con un rigurgito emotivo, una sorta di richiamo della foresta, e in quel caso il recinto è più stretto rispetto a quello del popolarissimo europeo. Dall'altra parte, il dibattito del Pd lascia aperto qualsiasi esito. Aspettiamo che l'esito sia definito, intanto ci basta che il sostegno al governo Letta continui. Noi vogliamo presentare una proposta nuova nel solco del popolarismo europeo”.

Che però in Europa si contrappone alle forze socialdemocratiche...
“Non è scontato che i popolari in Europa siano contrapposti ai socialdemocratici. Penso alla Grosse Koalition in Germania. Il momento di grossa crisi in Italia rende possibile una collaborazione tra popolari e sinistra riformista”.

Lei viene dall'Mpa, è stato assessore nel governo di Cuffaro. E così altri esponenti importanti della maggioranza di Crocetta. C'è una continuità rispetto al passato?
“Io ho un percorso politico che ha una sua comprensibilità. Mi sono iscritto alla Democrazia Cristiana nel 1978 e tutto il mio percorso è stato dentro la Democrazia cristiana e la diaspora democristiana. Anche il Movimento per l'autonomia non era estraneo alla storia democristiana, la mia ambizione era quello di un Mpa che fosse per l'Udc quello che la Csu era per la Cdu. Io, insomma, mi muovo dentro una coerenza politica. Quello che conta è non la capacità di mimetizzarsi in modo fraudolento, ma di interpretare in modo convincete e autentico il momento che si vive. Io credo che i valori del cattolicesimo democratico siano assolutamente importanti anche oggi. È vero che sono categorie politiche che si sono formate nell'Ottocento, ma il presunto 'nuovo' non so da cosa è definito. Non possiamo affidarci solo all'antipolitica o all'ubriacatura iperliberista che non ha prodotto giustizia sociale. L'esperienza del governo precedente (regionale, ndr) si è conclusa con un giudizio severo da parte degli elettori ma c'è stato per una fase importante un tentativo di cambiamento. Per parte di quella strada l'Udc ha condiviso una parte di quelle responsabilità. È stato un laboratorio e chi vuole leggere la politica ha visto che c'è stato un tentativo di cambiamento. Poi contano molto le persone”.

Quali errori del passato ritiene bisogna evitare?
“L'errore sarebbe far prevalere le spinte di antipolitica che portano alla sfiducia nelle Istituzioni. Se teniamo la barra al centro possiamo camminare insieme. Crocetta deve evocare il cambiamento e realizzare la sintesi”.

Ha già parlato con lui?
“No, è pur sempre agosto, anche se qui nessuno farà lunghe ferie. Io ho cominciato il mio lavoro, certamente col presidente avrò il piacere di incontrarmi”.

Quale rapporto immagina col Pd? Ai tempi di Lombardo lei era un po' l'ufficiale di collegamento con i democratici.
“Io ho sempre svolto un ruolo di rapporto politico non solo col Pd ma anche con l'Udc. Ho sempre avuto il gusto delle relazioni politiche, mi piace costruire l'intesa e non la rottura. Io ho un grande rispetto per il Pd, che è un partito veramente democratico e quindi sconta una dialettica interna complicata. Siamo alleati, non solo alla Regione: lavoriamo perché questo rapporto sia forte. Un Pd che faccia prevalere al sua cultura riformista è importante, se invece insegue i grillini o Vendola è più complicato. Noi vogliamo rappresentare il ceto medio senza dimenticare la drammatica situazione di difficoltà di tante fasce sociali. Noi abbiamo una matrice non solo politica, ma anche spirituale, molto esigente e quindi guardiamo con molta attenzione a quello che sta accadendo nella Chiesa, dove c'è un annuncio evangelico vigoroso e fresco che non ha la caratteristica di invadenza nelle dinamiche politiche ma che saprà risvegliare le coscienze. Se fossimo capaci di essere considerati degni interlocutori, immaginate quale grande ruolo si aprirebbe per noi. E non immagino un nuovo clericalismo, ma la capacità di interpretare ceri valori e certe sfide sociali che sono incarnate dalla storia di Papa Francesco”.