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Intervista a Nello Musumeci

"Professionisti dell'antimafia?
La politica recuperi credibilità"


Il presidente della commissione Antimafia Nello Musumeci: "Nessuno ha il diritto di dare pagelle. L'antimafia non può essere un salvacondotto per vivere di rendita". Dalla classe politica siciliana "una spregiudicatezza inaudita". Crocetta? "Non si limiti alle denunce, pensi allo sviluppo"

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PALERMO - Il presidente dell'Antimafia regionale che si scaglia contro i “professionisti dell'antimafia” in un appassionato intervento in Aula. Lo si è visto giovedì notte a Sala d'Ercole. Protagonista Nello Musumeci, da tre mesi presidente della commissione Antimafia dell'Ars. L'esponente politico di destra ribadisce quanto detto in Aula.
“Ci sono in giro tanti professionisti dell'antimafia – dice -. E senza scomodare Sciascia io penso che si tratti di persone pericolose, perché l'impegno antimafia non viene praticato con senso civico, ma per tutelare interessi di lobby, che possono essere politiche ma anche economiche. Una sorta di salvacondotto, una specie di passaporto per vivere di rendita. Nessuno oggi ha il diritto invece di dare pagelle. L'antimafia va predicata e praticata nel dovere che spetta a ciascuno, singolo o associato che sia”.

Per quanto questo genere di polemiche abbia radici antiche, negli ultimi giorni i toni sono stati particolarmente esasperati. Come mai?
“Diciamo anzitutto che la politica deve recuperare credibilità. E per farlo deve assolutamente dimostrare di essere impermeabile a qualunque condizionamento esterno ma deve anche garantire il perseguimento costante della legalità e preferire sempre ciò che appare giusto e mai ciò che appare utile. Questa è una condizione essenziale. Poi naturalmente non escludo che ci possano essere nella politica, e parlo a qualsiasi livello, ancora collusioni e connivenze. E proprio per questo abbiamo il dovere di isolare, neutralizzare le mele marce per restituire la politica alla sua bellezza. Ma le denunce vanno accompagnate da nomi e cognomi per evitare delegittimazioni”.

A proposito di politica e legalità, non ci sono solo i rapporti con la mafia. Negli ultimi mesi le cronache si sono occupate di inchieste che sembrerebbero svelare altri intrecci illegali che con la mafia non c'entrano.
“Non c'è dubbio. La classe politica dirigente siciliana ha improntato la propria condotta a una spregiudicatezza inaudita. Ed è giusto che chi ha pensato di trovare facili scorciatoie per riabilitare gli interessi personali o delle proprie famiglie possa pagare le malefatte. Ma guai a dovere alimentare la cultura delle condanne sommarie e dei processi di massa”.

Lo dice da presidente dell'Antimafia?
“Mi consenta di dire che la politica siciliana ha dato un segnale significativo. Un uomo di destra aletto all'unanimità in un momento di forti tensioni politiche tra partiti, mi sembra un dato da sottolineare. Lo dico con orgoglio. In due mesi abbiamo messo in cantiere tantissime iniziative. Proprio perché il compito della commissione è non soltanto quello di indagare, promuovere inchieste, esercitare controlli ma anche quello di diffondere la cultura della legalità. Faccio un esempio: alla regione siciliana il problema non è solo la possibile connivenza con l'associazione mafiosa. Per noi diventa importante anche la corruzione, la cattiva amministrazione, le clientele parassitarie, il malaffare. Patologie che vanno combattute con la trasparenza dell'attività amministrativa”.

Il presidente della Regione ha dato un taglio dei suoi primi mesi di governo improntato proprio alla trasparenza amministrativa e alla denuncia del malaffare. Che idea si è fatto lei al riguardo?
“Intanto c'è un problema di stile. Non si può dire che alla Regione siciliana siano collusi o fannulloni. Quando da un ruolo di così alta responsabilità si muove una denuncia si ha anche il dovere di essere circostanziati e di fare nomi e cognomi. Altrimenti delegittimiamo la burocrazia regionale e demotiviamo tanta gente che ha voglia di essere moralmente recuperata. Detto questo credo che Crocetta farebbe bene a dire – ma noi lo ascolteremo in commissione - quali sono le strutture e gli uffici in cui si evidenziano contaminazioni mafiose. Dopo di che, alla pratica degli annunci e delle denunce clamorose io accompagnerei la pratica del fare. Perché i siciliani chiedono legalità, trasparenza, onestà ma chiedono anche iniziative finalizzate alla crescita e allo sviluppo socioeconomico. E non mi pare che in questa prima fase di legislatura sia stato risolto uno solo dei nodi strutturali legati al degrado della Sicilia”.

Per questo però bisogna anche tenere presente un problema di risorse economiche.
“Qualcuno può anche pensare che la denuncia clamorosa sia un tentativo per compensare la carenza del fatturato amministrativo. C'è sempre chi pensa male”.

Quando sentirete il presidente Crocetta in commissione Antimafia?
“Alla ripresa di settembre informerò io il presidente nelle forme dovute e gli chiederemo di darci l'onore di essere in commissione per riferire a proposito delle denunce che ha ufficializzato negli ultimi mesi. Dal canto suo la commissione sta lavorando in tutti i settori. Ci stiamo occupando, ad esempio, dei possibili condizionamenti mafiosi nella gestione della Film commission. C'è una dichiarazione grave del regista Tornatore che dice che in Sicilia chi deve girare un film deve pagare il pizzo. Ci occuperemo dell'eolico, che noi riteniamo fortemente condizionato da organizzazioni criminali. E poi ci occupiamo della criminalità finanziaria. Dobbiamo capire cioè come viene controllato il riciclaggio del denaro sporco nel sistema bancario. Esistono dei flussi di denaro che creano un'economia parallela. Di questo ci occuperemo alla ripresa”.

Lavorate anche a dei disegni di legge?
“Abbiamo già pronta una proposta di legge per istituire un'agenzia regionale per i beni confiscati alla mafia. È stata già esitata dalla commissione. È una proposta di legge del vicepresidente Cordaro che risale alla scorsa legislatura, in parte riscritta dalla commissione antimafia. Dobbiamo sconfiggere l'idea che la realtà mafiosa sia più forte della legge. Da un sondaggio del centro studi Pio La Torre emerge che la metà dei giovani interpellati ritiene che la mafia sia più forte dello Stato. Noi abbiamo il dovere di combattere questo convincimento”.

Per farlo serve l'antimafia.
“L'antimafia deve essere predicata e praticata con profondo senso civico. Non deve essere un alibi per conquistare privilegi e posizioni di rendita”.

Secondo un suo collega deputato, il capogruppo del Pd Gucciardi, un certo genere di polemiche può indebolire la lotta alla mafia. Lei che ne pensa?
“Penso che l'impegno per la legalità non può essere burocratizzato a sinistra, a destra o al centro, né con la Confagricoltura, né con Confindustria né con la Confcommercio. Nessuno può e deve considerarsi al di sopra di ogni sospetto rispetto agli altri”.