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Palermo, Villa Sofia

Ascensore per l'infermo


Un'immagine di Villa Sofia, "l'ospedale in rovina".

LA LETTERA. Un medico ci racconta la storia di un ascensore "nell'ospedale che va in rovina".

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Ascensore per l’Inferno, per chi non lo rammenti o non l’avesse mai visto, è un film del regista Alan Parker del 1987, con Mickey Rourke e Robert De Niro. Nel film, un tetro ascensore rappresenta l’ingresso dell’inferno, moderna metafora dell’oscuro adito dantesco, utilizzato però in questo caso non da un poeta viaggiatore ma da uno novello Faust che si era venduto l’anima al diavolo. La reminiscenza cinematografica è riaffiorata transitando nei pressi del Padiglione Geriatrico “Luigi Biondo” dell’Ospedale Villa Sofia (nel quale provo tra mille difficoltà a svolgere il mio lavoro di medico). L’immagine di un nuovissimo ascensore innalzato ed applicato ad un edificio dall’aspetto fatiscente ha portato alla parafrasi del titolo di quel vecchio film, alla sottile distorsione letterale da inferno ad infermo, banale ma forse efficace gioco di parole visto il contesto in cui mi trovavo.

Questo modernissimo ascensore per l’infermo è accostato ad un palazzo ormai decrepito e letteralmente assediato da ponteggi e impalcature di vario tipo e genere, dai muri scrostati e dai disarmanti e disarmati balconi con i ferri arrugginiti che fuoriescono dal cemento. E le porte di quest’ascensore su cosa si aprono? Naturalmente sui terrazzi da tempo dichiarati inagibili e pertanto off limits anche per il malcapitato paziente (o infermo) che, durante la permanenza in ospedale, non ha nemmeno la possibilità di godersi una boccata d’aria fresca o magari di dilettarsi in quella innocua pratica, una delle tante pittoresche consuetudini panormite, di ingannare il tempo affacciandosi al balcone taliànnosi ‘u passìo. Quindi, un ascensore inservibile proprio a causa della pregressa ed ampiamente nota inagibilità dei terrazzi stessi, un’opera inutilizzata ed inutilizzabile da parte di chiunque, sano o infermo che sia.

A questi pericolanti balconi sono di recente stati applicati delle reti di contenimento per evitare la caduta di eventuali pezzi di intonaco sbriciolato sulla testa di qualche malcapitato di passaggio. Adesso manca solo il cartello con la scritta “Attenzione! Caduta massi” e poi siamo a posto. Spero proprio che i terrazzi in questione da pericolanti non divengano pericolosi e che, in ogni caso, qualcuno provveda prima che ciò possa succedere. In tanti non si saranno neanche accorti del ponteggio alto cinque piani che per diversi mesi ha occultato il manufatto, perché Villa Sofia è da anni costellata da impalcature e ponteggi provvisoriamente definitivi, entrati oramai di diritto a far parte del paesaggio.

Altro esempio dell’ospedale transennato è rappresentato da quella lunghissima serie di tubi metallici che puntellano la vetusta barriera muraria che segna il confine con i giardini di Villa Bordonaro e che lambisce anche la camera mortuaria, la cui contiguità ha condotto a una seconda spontanea associazione di idee per quest’altro scempio, un “muro del pianto” penosamente sorretto da tubi, tanto provvisori da essere, a quanto sembra, da anni in affitto. La vista di quei muri pericolanti e di quei terrazzi inagibili stride fortemente con quella del nuovo ascensore panoramico. Il nostro ascensore per l’infermo è stato evidentemente considerato da qualcuno una priorità, una necessità inderogabile. Che strano, mi era sembrato soltanto l’ennesimo spreco di denaro pubblico. Sicuramente sarò in errore, perché farebbe specie vedere un ulteriore sperpero, soprattutto in un contesto dove i servizi assistenziali vengono ridotti o tagliati, lesinando pochi spiccioli di straordinario ad un personale numericamente insufficiente e già debitamente spremuto ancor prima della calura estiva. Ma questa è un’altra storia.

Già nel 2008, il quotidiano la Repubblica, nell’edizione di Palermo del 29 Luglio (Emergenza sanità, gli ospedali cadono a pezzi), aveva segnalato le pessime condizioni del Padiglione Geriatrico di Villa Sofia, sottolineando il degrado strutturale del vecchio edificio. E ancor prima, nel 2005, la stessa Azienda Ospedaliera aveva commissionato ad un Ingegnere, il prof. Nunzio Scibilia dell’Università di Palermo, un progetto di risanamento della pensilina e dei balconi del Padiglione Geriatrico del plesso ospedaliero Villa Sofia. Il professore, nella breve descrizione del progetto scrive: “Trattasi di interventi di adeguamento statico di strutture in cemento armato ammalorate”. Treccani.it ci informa che ammalorato è un termine tecnico che ha il significato letterale di guasto, deteriorato, ridotto in cattive condizioni, con riferimento particolare a opere murarie e pavimentazioni stradali. In poche parole, andato in malora. Dunque un progetto importante, la cui ovvia conseguenza, in un paese normale, sarebbe stata la realizzazione di opere urgenti che però non sono mai state eseguite.

Il Padiglione Geriatrico, ammalorato era e ammalorato è rimasto, per dirla col professore. In compenso, ad una struttura con necessità di “adeguamento statico” è stato applicato un nuovo ascensore esterno. Sarà sicuro? Forse, per rispondere al quesito, si potrebbe chiedere una nuova perizia a qualche altro professore. Tutto questo avviene nella più assoluta indifferenza. Non una protesta, non una parola. Semmai, la solita alzata di spalle tipica del siciliano, la cui ancestrale imperturbabile rassegnazione riemerge sempre prepotente di fronte ad analoghi episodi, svettando ancora più in alto di quell’ascensore per l’Infermo che non serve a nulla e a nessuno, la cui assurda inconcludenza grida vendetta da ogni piano di quel fatiscente edificio. Beh, stavolta ho deciso di non rassegnarmi e, a questo punto, mi trovo costretto a porre qualche interrogativo a chi le risposte dovrebbe essere in grado di fornirle.

Di chi è la responsabilità di anni di incuria e di abbandono? Per quanti anni ancora dovremo sopportare la vista di un ospedale in rovina? Non si potrebbe dare priorità ai progetti di risanamento, programmati e non realizzati? Per quale ragione è stato invece prima edificato l’inutile ascensore? Quanto è costato? Chi ne ha proposto la realizzazione? Chi ha autorizzato la spesa? Mi piacerebbe conoscere l’opinione dell’assessore alla Salute, Lucia Borsellino. Vorrei sapere cosa ne pensa il presidente della Regione, Rosario Crocetta, che di legalità e trasparenza ha fatto vessillo della sua azione politica. In definitiva, una volta tanto, vorrei conoscere la verità, contravvenendo al saggio monito dello scrittore siciliano Matteo Collura (Sicilia, la fabbrica del mito – Longanesi, 2013) che ci rammenta come “la ricerca della verità nell’Isola del mistero non porta ad altro che ad essere additato come eretico”. Credo di parlare a nome di tutti i palermitani onesti: una volta tanto, vorremmo sapere la verità. Anche a costo di essere additati come eretici.

Dr Giuseppe Bonsignore

Segretario Aziendale CIMO ASMD

Az. Osp. Villa Sofia - Cervello