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MAFIA

Inghiottito dalla lupara bianca
Dichiarato morto 16 anni dopo


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Giuseppe Lo Nigro è ufficialmente morto anche per lo Stato italiano. Nel 1997 di lui si perse ogni traccia. Era la stagione della faida che insanguinò Altofonte, paese in provincia di Palermo, fra morti ammazzati, lupare bianche e ritorno in armi dei pentiti.

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PALERMO - Un avviso di poche righe su un quotidiano locale. Sedici anni dopo arriva la dichiarazione di morte presunta di Giuseppe Lo Nigro. Presunta perché dell'uomo, originario di Altonfonte, nulla si è più saputo dal lontano 1997. Inghiottito dalla lupara bianca.

Il 2 dicembre 1997 Lo Nigro, che oggi di anni ne avrebbe 74, esce dalla sua abitazione per non farvi più ritorno. Siamo nella fetta di provincia palermitana dove allora le questioni si risolvevano con il piombo. Erano gli anni di una faida senza esclusione di colpi, dove persino i pentiti tornavano alle armi.

Nel '97 Lo Nigro aveva 58 anni, faceva l'imprenditore edile, ma nella sua vita c'era la pesante ombra di Cosa nostra e non solo perché era consuocero di Andrea Di Carlo, fratello del collaboratore di giustizia Francesco, ex boss di Altofonte condannato per traffico di droga in Gran Bretagna. Secondo gli investigatori l'imprenditore, infatti, era legato alla vecchia mafia del paese. I carabinieri non escludevano, infatti, che la sua scomparsa fosse un "segnale" inviato dalle cosche "emergenti" ad un personaggio, Lo Nigro appunto, che si era legato ai corleonesi di Totò Riina prima, in particolare a Leoluca Bagarella, a Brusca e Vitale dopo. Nel 1980 era stato accusato di associazione mafiosa, processato e assolto.

Il collaboratore Francesco Di Carlo, che con la vittima "eravamo cresciuti assieme", oggi lo ricorda come uno “andava di qua e di là. Cambiava casacca. Era vicino a Bagarella, ma poi è passato con Di Matteo e La Barbera”. Parole e nomi che riportano alla mente una stagione di sangue. Il 1997, infatti, è l'anno del ritorno in armi di Balduccio Di Maggio. L' uomo che aveva fatto arrestare Totò Riina aveva messo in piedi una nuova cosca per sferrare l'attacco contro i reduci del potente clan dei Brusca di San Giuseppe Jato. Dieci mesi di fuoco messi in atto mentre il pentito era sotto la protezione dello Stato. Ed è probabilmente in questo contesto che va collocata la lupara bianca di Giuseppe Lo Nigro, del “muratore che diventò costruttore - di lui dice ancora Francesco Di Carlo - a cui piaceva cambiare casacca”.

Anni, anzi decenni di silenzi. Di indagini senza mai arrivare ad una svolta. Fino alla dichiarazione di morte presunta sancita, su richiesta dei familiari tramite l'avvocato Luigi Fortunato, con una sentenza del tribunale di Palermo publicata sulle pagine di un quotidiano locale. La sentenza dà il via libera agli effetti civili della morte. Perché da oggi Lo Nigro è deceduto non solo nel cuore e nella mente dei suoi familiari, ma anche per l'ordinamento civile italiano. Familiari che, in sede di udienza per la dichiarazione di morte presunta, hanno chiesto di continuare a indagare per scoprire chi e perché ha ucciso Giuseppe Lo Nigro.