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Il presidente della Regione

Antiparentopoli, Crocetta:
"Una legge utile e innovativa"


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Il presidente della Regione, Rosario Crocetta

"Il Commissario dello Stato ha richiesto di omettere le parole 'socio', 'funzionario', 'dipendente'. La benevolenza nei confronti del socio, ci sembra eccessiva essendo quello il detentore reale e vero del potere economico del patrimonio dell'azienda".

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PALERMO - "Non capisco il clamore che si sta sollevando sulla legge siciliana  in materia di ineleggibilità e incompatibilità recentemente approvata". Il clamore, a dire il vero, si è già un po' spento. Ma il presidente della Regione Rosario Crocetta decide di dire la sua sulla vicenda dell'impugnativa alla legge cosiddetta "antiparentopoli". Una vicenda che ha scatenato le ironie dell'opposizione (qualcuno ha parlato di "pagliacciata") ma anche e soprattutto la reazione stizzita di auterovoli esponenti dei partiti di maggioranza. Dal presidente dell'Ars Giovanni Ardizzone ("Resisteremo - ha detto - alla presentazione da parte del governo di altri disegni di legge improponibili), al ministro Gianpiero D'Alia, che ha invitato il governo a smetterla con le "chiacchiere" e ha persino ventilato l'ipotesi di un "commissariamento ad acta" sulla normativa anticorruzione.

"Il Commissario dello Stato - puntualizza però Crocetta -  ha richiesto di omettere le parole 'socio', 'funzionario', 'dipendente'. Ovviamente, laddove il funzionario è dipendente di società partecipate della Regione e operanti in 'house', non si comprende il motivo di tale disparità rispetto al funzionario della regione. Mentre la benevolenza nei confronti del socio, ci sembra eccessiva essendo il socio detentore reale e vero del potere economico del patrimonio dell'azienda e quindi in grado di esercitare una influenza dominante. Ne è prova il fatto che nella recente inchiesta sulla formazione due dei soggetti coinvolti affermano testualmente 'non ci possono fare nulla perchè siamo soci'".

Ma il governatore punta a sottolinere anche le novità portare in dote dalla nuova norma, nonostante il massiccio intervento del Commissario Aronica. "Voglio rappresentare - prosegue infatti Crocetta - che con la legge sulle incompatibilità e ineleggibilità abbiamo introdotto, per la prima volta, la regola che la partecipazione ad enti di diritto privato, anche senza finalità di lucro, che fruiscono di finanziamenti o contributi da parte della Regione costituisce motivo di ineleggibilità ed incompatibilità a deputato regionale. Tutto ciò è rimasto ed introduce nuovi livelli avanzati di salvaguardia del ruolo di deputato e degli interessi della pubblica amministrazione".

Quindi, ecco la replica ai tanti che avevano sottolineato come fosse sufficiente, in fondo, applicare il decreto legislativo che attua la cosiddetta legge "anticorruzione". "Non riesco a capire - la risposta di Crocetta - l'invocazione continua che parte della politica siciliana fa sull'applicazione del decreto legislativo 39/2013. Questo decreto legislativo è già applicato anche in Sicilia e, comunque, non mi pare che in Italia abbia risolto la questione del conflitto d'interessi. La legge siciliana in questo campo vuole fare di più rispetto al Paese anche perchè il Legislatore ha affidato alla Regione la facoltà di introdurre norme e criteri più rigorosi rispetto al resto della Nazione. Banalizzare pertanto, il risultato raggiunto è veramente miope, perchè mostra - conclude - disinteresse all'introduzione di norme più stringenti che regolino la vita delle Istituzioni".