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"Sull'ufficio stampa le bugie
sono diventate troppe"


Il segretario regionale dell'Assostampa replica alle parole del governatore riguardo la questione dell'ufficio stampa della Regione.

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Gentile direttore,

ho letto l’intervista di Accursio Sabella al governatore Crocetta. Non entrerò, ovviamente, nel merito dei temi politici ma la parte che riguarda l’ufficio stampa è un tale concentrato di bugie che, nonostante mi trovi in ferie a centinaia di chilometri dalla Sicilia, per breve tempo lontano dai problemi di tutti i giorni, l’indignazione mi spinge a chiederti di pubblicare la presente per ristabilire una verità storica che Crocetta ritiene di poter impunemente e grossolanamente alterare a suo piacimento.

Il sindacato dei giornalisti ha appreso nel novembre 2012, in maniera direi quantomeno molto anomala e poco rispettosa prima di tutto delle persone direttamente interessate – una trasmissione tv di Rai 1 – che i ventuno giornalisti dell’ufficio stampa della Regione (alcuni dei quali in servizio sin dagli anni novanta) venivano licenziati da Crocetta <sic et sempliciter>. Grande clamore, grande impatto mediatico, poca o pochissima chiarezza e soprattutto nessun tipo di approccio legale e sindacale alla questione. Immediatamente – e questa è la prima grossa bugia di Crocetta che dice nell’intervista di non avere avuto alcuna richiesta di confronto – abbiamo chiesto mediante un telegramma un incontro urgente al presidente. Eravamo disposti a trattare, anche su mandato dei 21 colleghi, su tutte le questioni attinenti al loro rapporto di lavoro (durata, qualifica, eccetera) ma non avemmo alcuna risposta.  E qui credo proprio che un governatore degno di questo nome avrebbe potuto anche ricevere il sindacato dei giornalisti e comunicare le sue intenzioni, quindi confrontarsi. Cosa che evidentemente Crocetta non ha ritenuto doveroso. E per un governatore eletto da una coalizione di centrosinistra ritenevamo fosse almeno il minimo. Evidentemente Crocetta non riesce proprio ad avere la percezione di questi doveri almeno morali se non istituzionali.

Anche il cdr dei 21 colleghi in quei giorni convulsi e di dialogo negato (siamo alla fine di novembre) tentò di chiedere un incontro con Crocetta per aprire almeno un confronto interno. Nessuna risposta. I 21 colleghi, come redazione, chiesero di incontrare il nuovo governatore. Nessuna risposta.

L’Assostampa, allora, chiese nuovamente (all’inizio di dicembre) di incontrare Crocetta mediante un altro telegramma che, ovviamente, come il precedente è protocollato agli atti della Regione e quindi facilmente dimostrabile in qualunque sede. La richiesta di incontro era mirata ad aprire una trattativa ed evitare i licenziamenti ma Crocetta andò avanti per la sua strada. Stiamo infatti ancora attendendo una risposta.

Ecco perché sono costretto a sottolineare che le bugie di Crocetta sono diventate davvero troppe. Ha negato ogni forma di dialogo e adesso va dicendo che lui voleva dialogare e non gli è stato possibile. I colleghi, defenestrati – beninteso, a puro scopo propagandistico - in diretta tv senza alcun confronto sindacale, avevano quindi una sola strada per ottenere un confronto con il loro ex datore di lavoro (anche se per poco), quello delle aule giudiziarie. Luogo deputato ad amministrare la giustizia quando il dialogo è impossibile. E questo era chiaramente proprio uno di quei casi. Allora delle due l’una: o Crocetta intende anche amministrare giustizia in Sicilia  e quindi non può ammettere una giustizia svincolata dal suo giudizio o deve ammettere – per un sacro principio di democrazia, inviolabile per tutti – il ruolo della magistratura terza. E quindi il sacrosanto diritto a farvi ricorso.

I ricorsi alla magistratura del lavoro dei 21 giornalisti sono tutti datati dopo quella data fatidica del 10 dicembre quando vennero raggiunti dalla comunicazione ufficiale con cui Crocetta annunciava di non volersi più avvalere del loro lavoro sin dall’atto del suo insediamento che risaliva a un mese prima. Così da non pagare loro neanche l’ultimo mese di lavoro effettuato ! E questo, ovviamente, contraddicendo anche quanto detto da Crocetta in precedenza: <Li pagherò sino all’ultimo giorno. Poi se ne dovranno andare>.

Non conoscevamo, all’epoca, la valenza delle dichiarazioni di Crocetta. Che cominciò da lì a fare intravedere di quanta coerenza e di quanta onestà intellettuale sia capace. Ma, purtroppo soprattutto per i siciliani, il meglio doveva ancora venire.

Tra le bugie e le vicende più paradossali – indegne, mi si lasci dire, del vertice della pubblica amministrazione siciliana - c’è quella (da voi riportata a suo tempo) che riguarda l’ex coordinatore dell’ufficio stampa, che insieme alla lettera di licenziamento ricevette contestualmente la lettera di reincarico. Il collega allora un bel giorno si presentò al lavoro  e cominciò a rimettere in funzione il sistema tecnologico di trasmissione della Regione. Al terzo giorno venne fermato in portineria. Alle rimostranze del collega che mostrava la lettera di reincarico venne opposto un netto rifiuto. Il collega chiamò i carabinieri per verbalizzare (quindi anche di questa storia c’è una traccia ufficiale). Crocetta – ricordo – da voi interpellato rispose più o meno che si era trattato di un errore perché non avrebbe mai fatto lavorare una persona che gli aveva fatto causa. Ennesima bugia: il collega la causa la intentò sì ma soltanto dopo questa ennesima ignobile vicenda.

Una delle bugie di Crocetta riguarda il numero – a suo dire – spropositato di giornalisti alle dipendenze dell’ufficio stampa della Regione. I famosi 21 (ricordiamo tutti le  battute: <Che me ne faccio? Sono più di quelli di Obama>) in realtà sono molti meno di quelli della Regione Lazio (una quarantina), dell’Emilia, della Lombardia e di molte altre regioni. Adesso la Sicilia, grazie a Crocetta, ha il <primato> di essere l’unica regione in Italia a non avere più un ufficio stampa. Come invece prescrive la legge nazionale 150 e il suo recepimento in Sicilia. Quindi il paladino della legalità non sa o fa finta di non sapere che sta violando la legge.

Recentemente il Tribunale del lavoro di Palermo, in una ordinanza che riguarda il ricorso di una giornalista dei 21, ha affermato che si trattava di lavoratori la cui posizione deve essere assimilata a quella dei dipendenti della Regione. Quindi, pare ovvio, con almeno un grande, inalienabile diritto, quello alla tutela sindacale. E ora, ci piacerebbe chiedere al governatore, come la mettiamo con le sue dichiarazioni che negavano, in sostanza, il rapporto di lavoro con la Regione?

L’Assostampa ha notificato al presidente della Regione – adesso finto aspirante al dialogo e in realtà sinora sordo ad ogni tipo di confronto e di chiarimento - due diffide. La prima riguarda i metodi e i criteri di scelta dei giornalisti che andranno (altra raffica di bugie di Crocetta: <Ora. Subito. Entro le prossime ore. Entro i prossimi giorni. A brevissimo tempo….> ) a ricostituire l’ufficio stampa. Metodi e criteri da rendere assolutamente pubblici. Se no la discontinuità col passato dove sta…? La seconda sulla figura di una pubblicista che sarebbe alle dipendenze del presidente. Che sinora ha negato l’esistenza di giornalisti alla Regione. Chiediamo ufficialmente di sapere chi la paga e come è stata assunta.

Vorrei qui ricordare anche che l’Ordine dei giornalisti e l’Assostampa hanno presentato alla Procura della Repubblica di Palermo un esposto per segnalare che Crocetta e i suoi assessori firmano giornalmente comunicati stampa che riportano la loro attività istituzionale. Inutile sottolineare che questa attività è considerata dalla legislazione italiana come <professionale> e come tale è riservata a chi è iscritto all’Ordine dei giornalisti.

Le battute di Crocetta - riportate dalle agenzie - per sminuire il senso del nostro esposto e quindi la dignità della nostra professione <Visto che faccio tanti comunicati allora l’Ordine mi dia il tesserino> oltre che non far ridere proprio nessuno,  non spostano di un millimetro i termini di una questione sulla quale Crocetta ha cercato di realizzare una sorta di cortina fumogena fatta di dichiarazioni contraddittorie (anche da un giorno all’altro), annunci e proclami, conditi con davvero molta demagogia. Dimostrando invece una grandissima superficialità e una grossolana ignoranza delle leggi. Se non, addirittura, la volontà neanche poi tanto celata di piegare le leggi a proprio piacimento. Secondo misere convenienze e opportunismi che non fanno onore alla carica che ricopre.

Grazie per l’ospitalità.

Alberto Cicero

Segretario regionale Assostampa