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parla Lucia Riina

"Dispiaciuta per le vittime di mafia,
ma onorata del mio cognome"


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Lucia Riina intervistata dalla tv svizzera Rts

La figlia del boss corleonese intervistata dalla tv svizzera Rts (nella foto): "E' il cognome di mio padre e immagino che qualsiasi figlio che ama i suoi genitori non lo cambi''. Ecco il testo integrale dell'intervista tradotto in italiano.

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GINEVRA - L'ultimogenita del capo dei capi di Cosa nostra che si è data alla pittura creando una galleria virtuale delle sue opere, ha colto l'occasione del suo primo viaggio all'estero per rilasciare un'intervista esclusiva. Le parole di Lucia,

figlia di Totò Riina, scorrono come un fiume in piena davanti a quella telecamera della tv svizzera Rts, che ha trasmesso l'intervista doppiata in francese. E ribadiscono un concetto chiaro, semplice quanto incisivo: quel cognome non lede la sua dignità, anzi, portarlo è una dimostrazione di affetto nei confronti del padre.

La figlia più piccola del boss e di Ninetta Bagarella ricorda la sua infanzia, l'assenza della scuola, gli insegnamenti della madre. Il periodo nel quale imparò a leggere e scrivere senza potere mettere piede fuori da casa, ancor prima di arrivare a Corleone, nel 1993. E, d'altronde, Lucia Riina non ha mai preso le distanze dalla proprie origini, anzi. Anche sul sito in cui mostra i suoi disegni, la descrizione della sua attività si snoda tra precisazioni sulla sua famiglia e l'entsiasmo per la sua nuova passione. "Sono Lucia Riina, ultimogenita di Salvatore Riina ed Antonina Bagarella, sorella più piccola di Maria Concetta, Giovanni e Giuseppe Salvatore, quindi anche nipote di Leoluca Bagarella".

La Riina più piccola di presenta così, quasi a voler subito mettere le cose in chiaro: dalle origini non si scappa. La Riina artista si lancia poi in un breve racconto sulla sua vita post-arresto del padre, quando arrivò in paese: "Mi sono trovata catapultata in un mondo ed una realtà per me del tutto nuova; la scuola, la società, il paese, tutto nuovo però ho sempre continuato a coltivare la mia passione: il disegno". E, adesso, l'intervista in un mondo altrettanto nuovo. Ma ecco il botta e risposta, nella traduzione in italiano di Donata Agnello:


Lucia Riina, buonasera
- Buona sera

Questo cognome che porta, lei non lo ha mai voluto cambiare...
- Io sono onorata di chiamarmi così, felice perché questo è il cognome di mio padre e io penso che qualsiasi figlio che vuole bene ai propri genitori non cambi cognome perché rappresenta la propria identità

Ricordiamo la figlia di Stalin per esempio che ha testimoniato, la figlia di Breznev che diceva "Io non ho alcun giudizio morale su mio padre". La pensa anche lei così?
- Sì, io penso di avere il comportamento che qualsiasi figlio ha con i propri genitori, perché sono genitori. Noi siamo cattolici quindi io voglio bene a mio padre e a mia madre

Sua madre Ninetta giocava un ruolo cardine. Lei mi diceva che sua madre le ha insegnato a leggere e a scrivere nella clandestinità
- Nostra madre è stata fondamentale perché noi non abbiamo potuto frequentare la scuola e quindi era lei che ci ha insegnato a leggere e scrivere. Tutte le mattine ci mettevamo in cucina, attorno alla tavola, e a seconda della nostra età, lei ci dettava dei compiti da fare.

Lei descrive la sua come una famiglia molto cattolica. Lei racconta come ogni giorno si pregava per tutti i membri della famiglia...
- Si pregava la sera prima di andare a letto come faceva qualsiasi genitore, almeno a casa mia si faceva così. Mamma e papà venivano nella nostra stanza perché dicessimo tutti insieme una preghiera di ringraziamento a Gesù chiedendogli di proteggere tutte le persone a noi care

Che ricordi ha del momento in cui suo padre è stato arrestato?
- Sì, il ricordo più brutto della mia vita è quello. Ricordo semplicemente di aver appreso la notizia dell'arresto di mio padre da mia madre. Era uscita e l'aveva sentito in tv. E' rientrata da noi piangendo e ci ha dato la notizia "hanno preso papà, hanno preso papà!". Avevo 12 anni.

Totò Riina per lei è un padre. Per la giustizia è un uomo che ha ucciso diverse persone e che ha fatto uccidere centinaia di persone. Lei non giudica suo padre, ma prova compassione per le vittime della mafia?
- Certo, mi dispiace, però penso che siamo tutti figli di qualcuno e abbiamo tutti i nostri dispiaceri e le nostre sofferenze e bisogna dire che se i miei genitori restavano nel passato, noi giovani, le generazioni future dobbiamo andare avanti, non possiamo restare sempre attaccati al passato.

Lei ha lasciato l'Italia per la prima volta. E' andata a vivere in Svizzera per avere una possibilità...
- Sì, ben venga! Se il lavoro ci porta qui, sono felice di cogliere questa possibilità