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Palermo

Indagine sul concorso per vigili
Sospesi tre caschi bianchi


Tre agenti sono stati sospesi per sei mesi dalla commissione disciplinare perché non avrebbero posseduto i titoli per diventare specialisti di vigilanza.


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PALERMO - La Commissione disciplinare presieduta dal segretario comunale li ha sospesi per sei mesi. Tre vigili urbani riceveranno uno stipendio ridotto in attesa che si concluda la vicenda giudiziaria che li coinvolge. I loro nomi sono fra i ventuno poliziotti municipali finiti sotto inchiesta per truffa. Avrebbero dichiarato falsamente, nel 1998, di essere in possesso del diploma di scuola superiore per partecipare al concorso e avanzare di carriera. Da semplice agente ad istruttore con mansioni di coordinamento e circa 150 euro in più al mese di stipendio.

Non ci stanno, però, a passare per truffatori. Le loro posizioni sono diverse. C'è chi il titolo di studi lo ha conseguito dopo il concorso e dichiarò di averlo già in tasca al momento della selezione, chi non ne sarebbe mai entrato in possesso e chi invece sostiene di essere una vittima. Lui gli esami li avrebbe davvero superati, solo che del suo diploma non c'è traccia. L'inchiesta sui vigili si intreccia con quella che negli anni passati fece emergere in città l'esistenza di scuole private trasformate in diplomifici. Bastava pagare e gli attestati certificavano percorsi di studi fantasma.

La sospensione dei tre agenti, decisa lunedì scorso dalla commissione presieduta dal segretario generale del Comune Fabrizio Dall'Acqua, era stata preceduta, nel novembre scorso, da un altro analogo provvedimento che riguardava un altro vigile. Solo che allora il Comune decise che il casco bianco non dovesse restituire i soldi percepiti indebitamente visto che, al netto del diploma fasullo, lui il suo lavoro lo aveva comunque svolto. Adesso la sanzione disciplinare inflitta ai tre agenti, in attesa che l'inchiesta arrivi ad una sentenza definitiva, potrebbe punire anche le altre diciotto persone sotto accusa. Molte delle quali però si dicono certe di essere nel giusto.

E non sarà l'unica battaglia, visto che chi allora si vide scavalcato dai colleghi al concorso sulla base di titoli che sarebbero fasulli si è già rivolto agli avvocati. Il mancato controllo da parte del Comune potrebbe costare caro alle casse di Palazzo delle Aquile.