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Le lettere pubblicate da "S"

Quando il boss confidò:
"Non conosco mia figlia"


Nella primavera del 2008, "S" pubblicò le lettere di Messina Denaro a "Svetonio". E in due missive il boss parlava della bambina: "Non l’ho mai vista, il destino ha voluto così"

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PALERMO - “Oggi metto da parte tutto ciò e le confido una cosa intima, gliela confido con l’affetto di un figlio; veda, io non conosco mia figlia, non l’ho mai vista, il destino ha voluto così, come posso io sperare in una favola?”. Le parole della figlia di Matteo Messina Denaro rivelate da “L'Espresso”, col riferimento al “destino” che impedirebbe alla ragazza di vedere il padre, riecheggiano quelle che lo stesso boss di Castelvetrano affidò alle lettere inviate a “Svetonio”, l'ex sindaco Tonino Vaccarino, che intraprese una lunga corrispondenza col latitante per conto dei servizi segreti. Quelle lettere, scovate e pubblicate integralmente da “S” nel quinto numero, nella primavera del 2008, parlavano apertamente della figlia: “Nel dire ciò non sto piagnucolando, non ne sono il tipo e poi ho già razionalizzato il tutto – scriveva il boss il 30 novembre 2005 -, voglio solo dire che, se ho ancora qualcosa da sperare, è che se la vita ha tolto a me per dare a mia figlia mi sta bene e, se così è, quello che mi è rimasto è ancora tanto e spero che si prenda tutto di me per darlo a lei”.
Il primo riferimento di Messina Denaro alla ragazza, però, risale a maggio dello stesso anno. A scrivere è ancora “Alessio”, cioè il boss, e il destinatario è sempre “Svetonio”: “Saprà, poiché è di dominio pubblico, che ho una figlia, è una bambina di 8 anni e mezzo, vive assieme a mia moglie a casa di mia madre – scrive Messina Denaro -. In merito al suo progetto dove io ho mostrato scetticismo, lo so che lei perseguirà sempre con tenacia i suoi obiettivi e questo le fa onore, non soltanto per la sua coerenza di vita, ma anche per non avere scordato i torti ingiustamente subiti”.