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IL CASO

Ial, la replica dell'Ente
"Grave danno d'immagine"


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Il direttore del personale Ial Francesco Nuccio

All'indomani dell'estromissione dell'Ial, operata del governo, dai finanziamenti regionali e lo spostamento dei dipendenti al Ciapi di Priolo, arriva la replica da parte dello stesso ente.


PALERMO – Sgomento e confusione. Queste le emozioni che si respirano allo Ial Sicilia di via Marchese di Villabianca all'indomani della decisione, presa dall'assessore all'Istruzione e alla Formazione Nelli Scilabra, di revocare l'accreditamento all'Istituto Addestramento Lavoratori con il conseguente “transito” dei suoi dipendenti presso il Ciapi di Priolo. Una decisione dettata dai dubbi sollevati dai finanziamenti relativi al Prof 2011 e sopratutto da quei 20 milioni che l'ente non avrebbe utilizzato per pagare gli stipendi dei lavoratori.

Ecco perchè, tra gli uffici di uno dei più grossi enti di Formazione siciliani, la notizia circolata ieri sui giornali ha rappresentato un vero e proprio fulmine a ciel sereno: “Per noi quella appresa, prima dai quotidiani on-line e successivamente dalla carta stampata, – ha dichiarato il direttore del personale dello Ial Francesco Nuccio – continua ad essere una notizia esclusivamente giornalistica poiché ad oggi non esiste alcun atto amministrativo che ci è stato notificato, né con posta certificata né con altre modalità. Ci fa strano dunque che le motivazioni portate dall'assessore Scilabra e dal presidente della Regione Crocetta si riferiscano all'ormai noto caso dei 20 milioni del Prof 2011. Il nostro ente, proprio in merito a questa vicenda, è stato infatti ispezionato a tappeto da tutte le direzioni territoriali siciliane che sono giunte alla conclusione, a conoscenza anche della stessa amministrazione regionale, che tutti gli stipendi sono stati saldati rimanendo scoperti nel famoso periodo delle cinque mensilità da gennaio ad aprile 2011, periodo in cui il governo Lombardo con un decreto successivo concesse un'integrazione poi ritenuta illegittima dalla Corte dei Conti”.

Per Nuccio dunque il 'caso 20 milioni' sarebbe già stato risolto in passato. “Dopo i controlli effettuati dall'Ispettorato al Lavoro – prosegue il direttore del personale - l'ente ha conciliato con sette sedi provinciali su nove un sistema di pagamento a rate che prevedeva una prima trance del 30% entro il 30 luglio, una seconda sempre del 30% entro la fine di settembre, e l'ulteriore saldo del 50% entro il 31 dicembre. In forza di questi accordi di conciliazione l'assessorato aveva dunque sospeso la revoca dell'accreditamento concedendone un altro con la condizione che entro il 31 dicembre avrebbe effettuato un ulteriore controllo. Noi attendiamo notizie da parte dello stesso assessorato che ad oggi ha in mano tutti i verbali effettuati dall'Ispettorato al Lavoro”.

Sul massiccio spostamento dei dipendenti dello Ial nella sede del Ciapi di Priolo Nuccio si esprime così: “Parlando come dipendente, se il transito dei lavoratori dello Ial serve a garantire il pagamento degli stipendi allora che ben venga, ma in realtà la mia impressione è che un tale spostamento non riuscirà a garantire la puntualità nei pagamenti. Il sistema delle corresponsioni dei pagamenti infatti dipende dall'amministrazione regionale che, nella maggior parte dei casi ,non rispetta mai le proprie scadenze. Dunque, sia che si parli di Ciapi o di qualsiasi altro ente, i ritardi saranno gli stessi. A parer mio servirebbe un sistema che svincoli i fondi verso enti come lo Ial dalla burocrazia regionale, in modo tale da poter permettere ai dipendenti della Formazione professionale di ricevere mensilmente il proprio stipendio”.

“Una notizia data in questi termini e con queste motivazioni – conclude Nuccio – in un momento in cui l'ente aveva già presentato progetti relativi già alla seconda annualità e proceduto all'affitto delle sedi per poter rispondere alle esigenze dei corsi, ci sembra inopportuna tanto da rappresentare un danno d'immagine al nostro e ad altri enti che lavorano in questo settore. In queste ore riceviamo infatti telefonate dai nostri creditori, con cui avevamo anticipato i nostri impegni, o dai proprietari degli immobili che vogliono rivedere i propri contratti proprio in virtù delle dichiarazioni dell'assessore Scilabra che mette in difficoltà 806 dipendenti che operano sui due rami dei corsi e dei servizi di Formazione. Attendiamo dunque con trepidazione notizie più accurate da parte della Regione”.