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COMMEMORAZIONE A PALERMO

Alfano ricorda Dalla Chiesa:
"Con lui iniziò la rivoluzione"


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Il 3 settembre 1981 la mafia uccideva il generale dalla Chiesa, la moglie  e l'agente di scorta. Commemorazione in via Isidoro Carini. "Lo Stato c'è", ma le ombre restano. L'intervista a Biagi.

 

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Il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa
PALERMO - Ci sono il figlio Nando e le autorità civili e militari. Ci sono le corone di fiori. E la banda dell'arma dei carabinieri che suona a lutto. In via Isidoro Carini si ripete la doverosa commemorazione dell'eccidio di 31 anni fa.

Il 3 settembre 1982, a Palermo, i colpi di Kalashnikov massacrarono il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, la moglie Emmanuela Setti Carraro e l'agente Domenico Russo. Cento giorni dopo essere arrivato a Palermo la mafia stroncava la missione del prefetto. Stavolta tocca al ministro dell'Interno e vice premier Angelino Alfano rappresentare il governo nazionale. E Alfano ribadisce che la sua non è una presenza formale. È lontana la stagione in cui Dalla Chiesa moriva perché lasciato solo: “Ha versato il suo sangue per la liberazione della Sicilia dalla mafia. Ha segnato l'avvio di una rivoluzione etica e culturale che solo negli anni a venire ha dato i suoi frutti. Il sangue di Dalla Chiesa e di chi era con lui non è stato versato invano. Spero che negli anni venga rivalutata ancora di più la storia di questo uomo. La storia straordinaria di un grande carabiniere e di un grande prefetto”.

Una rivoluzione, dunque, che oggi, però, fa a pugni con una realtà in cui il controllo del territorio da parte della mafia è ancora forte. Il pizzo, i traffici di droga, le infiltrazioni nell'economia: i segnali di oggi descrivono una Cosa nostra militarmente più debole ma ancora capace di fare la voce grossa. Qual è la strada da seguire per non vanificare il sacrificio di Dalla Chiesa e dei tanti uomini ammazzati dalla mafia? “La mafia verrà sconfitta - spiega Alfano - se saremo capaci di portare avanti la strategia di aggressione dei patrimoni mafiosi che sono la ratio, il core business della mafia. I sequestri e le confische sono la strada da seguire per il nostro governo e per quelli che seguiranno. La cattura dei latitanti è l'altro pilastro su cui organizzare la definitiva sconfitta di Cosa nostra”.

Accanto al ministro c'è Nando Dalla Chiesa. Il figlio del generale ricorda le idee del padre secondo cui, solo con un sentimento di legalità diffusa nella società si poteva avere la meglio sulla criminalità organizzata. “Da chi vende il pane per strada ai grandi interessi economici”, la battaglia per la legalità, dice Nando dalla Chiesa, deve essere la più ampia possibile.

Per l'eccidio di via Carini sono stati condannati Totò Riina, Bernardo Provenzano, Pippo Calò, Raffaele Ganci, Giuseppe Lucchese, Vincenzo Galatolo, Nino Madonia, e i pentiti Francesco Paolo Anzelmo e Calogero Ganci. Restano, come accade spesso nella storia repubblicana, zone d'ombra di cui parlavano gli stessi giudici che emisero la sentenza. Ombre che riguardano sia le modalità con le quali il generale venne stato mandato in Sicilia a fronteggiare il fenomeno mafioso, sia l'esistenza di un intreccio di interessi fra pezzi delle Istituzioni e boss.

L'ultimo mistero è riaffiorato dall'oblio pochi mesi fa, quando è stata ritrovata nei sotterranei del Palazzo di giustizia di Palermo la borsa di pelle di Dalla Chiesa. Alla scoperta si è giunti dopo una segnalazione anonima, probabilmente scritta da un carabiniere molto informato sui misteri siciliani, che era arrivata nell'autunno scorso in Procura. L'anonimo invitava i pm a investigare anche sulla borsa del generale Dalla Chiesa. Così sono ricominciate le ricerche e si è arrivati al ritrovamento. Ma dei documenti non c'era alcuna traccia.

I misteri restano, dunque. Come le corone di fiori deposte da Alfano, dal prefetto di Palermo Francesca Cannizzo, da quello di Agrigento Francesca Ferrandino, dall'assessore regionale Esther Bonafede, dal presidente dell'Ars Giovanni Ardizzone, e dal sindaco di Palermo, Leoluca Orlando.