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La polemica

Abbiamo devastato Palermo
Ma guardiamo la pubblicità


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La pubblicità sulla facciata della cattedrale indigna il web. Peccato che i palermitani non siano credibili, quando parlano di dignità.

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I palermitani hanno finalmente scoperto che dietro la pubblicità c'è una meraviglia nascosta. E si sono indignati. Perciò tempestano di commenti feroci lo scatto su facebook in cui si nota qualcosa che effettivamente induce pensieri negativi: un mega cartellone per réclame a oscurare la facciata della cattedrale. Ma prima di valutare l'atto in sé, si può ragionare su questa strana specie che siamo. Noi, i palermitani intramontabili, capaci di notare la sovradimensionata pagliuzza ed - evangelicamente parafrasando - dimenticare il resto.

Il palermitano doc è refrattario alla bellezza quando dista due passi. E se ne vanta. Si commuove per i fiordi vichinghi e per le aurore boreali. Spasima per i mari caraibici. Rincorre il fremito della storia nelle viuzze dell'Europa antica. Beato della sua ignoranza, scansa il tesoro a portata di mano. Non conosce la sua comunità nelle espressioni urbane più immediate. Non pratica le sue strade uniche, non le vive, non le respira. Considera via Libertà un mezzo di transito per l'inseparabile macchina. Il palermitano sporca il mare di Mondello e tutto il litorale. Posteggerebbe perfino sull'altare della suddetta cattedrale profanata, se fosse consentito.

Poi, un giorno, intravvede un maxi-cartellone impiantato a deturpare una ricchezza di cui nessuno si cura – poichè la considera abituale, nonché scontata -, di conseguenza incendia il web, reagendo col sentimento della dignità offesa. Andrebbe bene per gli svedesi, per un europeo medio e per altri. Non per noi che siamo colpevoli di Palermicidio compulsivo e continuato. La rabbia manifestata è funzionale allo struscio su fb, un vezzo, un piacere di specchiarsi per fingere la virtù del decoro.

La scena in cui siamo complici, vittime e protagonisti, è martoriata da comportamenti criminali, altro che la réclame: uno schiaffetto dato a un cadavere. Il timido tentativo dell'amministrazione di pedonalizzare qualche piazza naufraga al cospetto di una marea di inciviltà montante. Il centro storico langue per l'incuria delle persone che lo frequentano. Non impariamo mai la lezione. Essere cittadini significa mettersi in gioco per migliorare il livello collettivo dell'ambiente in cui si vive, non stare fermi, invocando la repressione, o ingrossando le file dei furbetti del cassonetto che predicano bene e, nel frattempo, distruggono. Ecco perché il palermitano doc che si lamenta del cartellone incriminato non è credibile. E chi si sarebbe mai accorto della cattedrale senza quella, sicuramente inopportuna, sottolineatura?

D'altra parte, chi ha permesso il fatto è forse colpevole, perché trattasi pur sempre di attentato alla bellezza e perché un logo commerciale nel tempio dello spirito un po' stona perfino alle nostre orecchie insensibili. Va bene lo stato di necessità. Ma è triste, appunto necessariamente, scoprire che i soldi (dei privati) sono talmente insostituibili da comandare nella casa degli uomini di fede.