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Il caso

Lo Ial e il mistero
dei 20 milioni "scomparsi"


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anna rosa corsello, formazione, ial, Politica

La revoca dell'accreditamento sarebbe legata al mancato pagamento di cinque mesi di stipendio, nel 2012. Ma l'ente oggi spiega: "L'assessorato sa bene perché non pagammo quelle mensilità. E a noi non è arrivata nessuna lettera di 'avvertimento' della dirigente Corsello".


PALERMO - Venti milioni spariti nel nulla. Venti milioni destinati ai dipendenti, ma mai “tradotti” in stipendi. Con questa accusa l'assessorato regionale alla Formazione ha revocato l'accreditamento allo Ial Sicilia. Estromettendolo, di fatto, uno degli enti storici della Formazione siciliana dal settore. Ma su quella cifra sono immediatamente sorti dubbi e precisazioni. Al punto che il “mega buco” dello Ial somiglia a un vero mistero.

I venti milioni scomparsi sarebbero quelli erogati all'ente nell'ambito delle attività del Prof 2011. “Erano destinati al personale, ma molti stipendi risultano non pagati”. Ma quali stipendi? L'anno in questione, il 2011, infatti, abbraccia, di fatto, due gestioni dell'ente. Quella riferibile alla presenza della Cisl, e quella che è coincisa con l'uscita del sindacato dal mondo della Formazione, tramite la cessione a una cordata assai vicina all'area degli Innovatori del Pd. Un “cambio in corsa” datato settembre 2011.

Ma quell'anno, i lavoratori dello Ial non avrebbero denunciato ritardi nell'erogazione degli stipendi. La precisazione emerge da una relazione inviata qualche mese fa all'assessorato Formazione e all'Ispettorato al lavoro dall'ormai ex dirigente generale Massimiliano Ciccia. “Ad oggi – scrive il dirigente alla fine del 2012 - il totale delle somme erogate ammonta ad 19.927.061,70 euro e non a quanto comunicato dall’amministrazione, utilizzate nel seguente modo: retribuzioni nette 2011 (12/13 mensilità) da gennaio alla tredicesima incluso conguaglio ed escluso dicembre; oneri 2011; Irap 2011; Inail 2011; Oneri 2012 (gennaio-giugno)”. Insomma, tutto il 2011 sarebbe stato saldato. Semmai, gli arretrati ammontavano a non più di due mensilità, alla fine del 2010. Un ritardo legato al “blocco” delle integrazioni. Una condizione assai diffusa e non certo “specifica” per lo Ial.

Allora, in quale momento sarebbero “scomparsi” i soldi? Dopo la riunione di ieri tra esponenti l'assessore Scilabra e i sindacati, non sarebbero stati fugati del tutto i dubbi. Ma dagli uffici dell'assessorato trapela qualche elemento in più. Gli stipendi che sarebbero “scomparsi”, nonostante il finanziamento piovuto dalla Regione, sono quelli legati ai primi sei mesi del 2012.

“E certamente – precisano dallo staff di Nelli Scilabra – lo Ial ha ricevuto le somme anche per quel periodo”. A dire il vero, dallo Ial, un'interpretazione diversa dei fatti: “Con quei venti milioni – spiega sempre l'ex dirigente generale Ciccia – contavamo di coprire 12 mesi di corsi. Ma poi il Prof si è prolungato per altri quattro mesi. E a quel punto le somme erogate non erano più sufficienti per pagare gli stipendi”. Ma ad allungare le ombre sulle giustificazioni dello Ial, la recente decisione del Tar di Palermo, che ha respinto la richiesta di sospensiva della revoca dell'accreditamento. Il mancato pagamento degli stipendi, infatti, sarebbe secondo il tribunale amministrativo un “fatto non contestabile”. Un fatto, però, che doveva essere noto agli uffici dell'assessorato, visto che i finanziamenti sono sottoposti alla procedura di rendiconto. Insomma, qualcuno avrebbe dovuto controllare. E probabilmente non l'ha fatto.

“Non è un caso – insiste però oggi il dirigente generale Anna Rosa Corsello – che il nuovo management dello Ial abbia attivato delle procedure transattive con l'ispettorato al lavoro per restituire quelle somme. Se non ci fosse stato nulla da restituire...”. Ma nemmeno queste transazioni hanno rassicurato l'assessorato. E qui, ecco un mistero nel mistero. La lettera con la quale il dirigente generale avrebbe dato un preavviso di 30 giorni all'ente per chiarire con quali strumenti finanziari intendesse coprire quegli arretrati.

“Ma a noi – spiega oggi il direttore del personale dello Ial Francesco Nuccio – non è arrivata nessuna lettera, nessuna richiesta di chiarimento. E tantomeno il decreto di revoca dell'accreditamento”. Secondo l'assessorato, invece, sarebbe stato proprio il silenzio dell'ente chiamato a “controdedurre” ad aver spinto all'accelerazione. E quindi alla revoca. Una revoca basata su presupposti non molto chiari, secondo lo Ial. “La vicenda è nota a tutti – spiega Nuccio – e riguarda il Prof 2011. Il Piano formativo, di norma, dura 12 mesi. Quell'anno, però, partì nel mese di giugno 2011. L'ente era obbligato a coprire dal maggio 2011 a giugno 2012. Il governo Lombardo, però, - prosegue il dirigente Ial - emise un decreto che in via eccezionale autorizzava gli enti a pagare i primi quattro mesi del 2011. promettendo che avrebbe integrato il Prof 2011 con un ulteriore finanziamento per quei 4 mesi”.

Insomma, il governo avrebbe detto agli enti: “Coprite i quattro mesi di blocco delle attività, poi rimborseremo attraverso delle 'integrazioni'”. I cosiddetti “extrabudget”. Una pratica consolidata in quegli anni. Fino al 2011, appunto, quando interviene la Corte dei conti dichiarandoli illegittimi. “In pratica – spiega Nuccio - gli enti si sono visti costretti a coprire costi per 17 mesi, con lo stesso finanziamento che ne avrebbe dovuto coprire 12”. Un fatto che coinvolge buona parte degli enti siciliani. Ma che ha avuto maggiori ripercussioni sugli enti più grossi. “Ogni mese di attività – prosegue il dirigente Ial – ci costa 1,65 milioni di euro. Quei quattro mesi ammontano a circa 6,5 milioni”. Una cifra assai lontana dai 20 (o addirittura 25) milioni “scomparsi” secondo il governo regionale. “Gli ispettorati del lavoro – continua Nuccio – hanno certificato che tutti i 19,8 milioni di euro dati allo Ial per il personale nel 2011, sono stati spesi per quella finalità. Per le quattro-cinque mensilità non coperte, abbiamo proposto delle conciliazioni. Non a caso l'assessorato ci ha restituito l'accreditamento, dandoci tempo fino al 31 dicembre. Nel frattempo noi abbiamo pagato persino la prima rata, prevista per il 31 luglio”. Qualche giorno prima, però, stando al racconto dell'assessorato, sarebbe partita la lettera con la quale la dirigente Corsello avrebbe fissato il limite di 30 giorni per ottenere ulteriori chiarimenti. E dopo 30 giorni, ecco la revoca dell'accreditamento. “Ma noi non abbiamo mai visto né la lettera della Corsello, né il decreto di revoca”, insistono i vertici dello Ial. Un mistero.