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L'intervista

Faraone: "Crocetta rischia
di far rimpiangere Cuffaro"


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Davide Faraone

Oggi e domani il ministro Delrio chiama a raccolta i renziani di Sicilia. E il leader dell'area nell'Isola, Davide Faraone, va all'attacco del governo e del partito regionale: "I democrat sono ridotti a una confederazione di segreterie regionali. Il governatore? Se dopo aver distrutto non ricostruisce rischia di sembrare peggio dei suoi predecessori"

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PALERMO – L'organizzazione è già pronta. Per una visita a Catania e Palermo che ha tutto il sapore di una chiamata a raccolta dei renziani della prima ora e delle nuove acquisizioni alla vigilia della battaglia congressuale. Davide Faraone, il punto di riferimento in Sicilia dell'area che fa capo al sindaco di Firenze, prepara lo sbarco in Sicilia di Graziano Delrio, il ministro degli Affari regionali espresso dai renziani, che oggi sarà a Catania e domani a Palermo per la presentazione, alle 16,30 a Palazzo delle Aquile, dei nuovi acquisti renziani nell'ultima sessione di Pd-mercato: all'iniziativa saranno presenti, fra gli altri, i sindaci di Palermo, Catania, Agrigento e Siracusa - Leoluca Orlando, Enzo Bianco, Marco Zambuto e Giancarlo Garozzo - e i deputati regionali Fabrizio Ferrandelli e Gianfranco Vullo. Intanto, però, Faraone non le manda a dire.


Partiamo dalle iniziative con Delrio. Sarà l'occasione per fare il punto con i nuovi renziani, fra i quali ci sono molti sindaci...
“Io ci tengo a sottolineare che puntiamo molto più ad amministratori e cittadini che a burocrati di partito. Spesso ci troviamo il notabile di partito contro, ma il sindaco del paesino di provincia è con noi. Per noi è un tratto distintivo importante”.


Sì, ma stavo dicendo: con l'arrivo di Orlando, di Bianco e degli altri sindaci, l'area renziana ricorda sempre più “Centocittà”, il movimento di Rutelli poi confluito nei Democratici. Qualcuno lo dice già apertamente: il rottamatore Renzi accoglie a bordo i rottamandi.
“La polemica su Bianco e Orlando è l'emblema del fatto che molto spesso la rottamazione è stata interpretata come una questione che riguarda l'età anagrafica. Non è così: Orlando e Bianco sono degli autentici rottamatori. Faccio l'esempio di Enzo Bianco: avrebbe avuto tutto il vantaggio del mondo a sostenere Lombardo per farsi appoggiare alle elezioni amministrative a Catania, e invece è stato uno che l'ha contrastato. L'ha fatto perché credeva in un concetto di rinnovamento. Lo stesso vale per Orlando: è stato uno dei primi a parlare di Pd, e fu espulso dalla Margherita perché sostenne Rita Borsellino alla presidenza della Regione. La storia descrive chi promuove rottamazione e chi restaurazione. Zambuto, ad esempio, per due volte è stato eletto sindaco contro tutti”.


Sì, ma chi lo critica gli rimprovera i frequenti cambi di partito.
“Zambuto è uno che che ha messo in discussione tutto. Ha cambiato partito per schierarsi apertamente contro i partiti e gli elettori l'hanno sempre premiato. È un giovane amministratore su cui vogliamo investire, come bisogna investire su Garozzo: è stato selezionato con la modalità tipica, le primarie. Voglio dire che il punto non è l'età, ma il percorso. Non siamo una lavatrice che ricicla gente vecchia e la fa diventare nuova. Pensiamo a un Pd che possa arrivare da solo al 40%, senza delegare ai partitini la rappresentanza della sinistra o del centro”.


A proposito di gente vecchia, di vecchi notabili di partito: lunedì Dario Franceschini, uno che è stato anche segretario del Pd nella transizione post-veltroniana, ha fatto un endorsement per Renzi. Anche per lui conta il percorso?
“Io continuo a dire quello che abbiamo sempre detto: sono gli altri che cambiano opinione. Ci siamo sentiti dire che Matteo era un 'berluschino', che era un 'fascistoide' o un infiltrato degli industriali. Ci siamo sentiti dire di tutto: ci hanno persino detto che se avessimo perso le primarie saremmo andati via. Noi non abbiamo mai cambiato linea, incassando tutti gli insulti: se altri stanno cambiando idea, mentre noi manteniamo la stessa linea, le ragioni bisogna chiederle a loro”.


La rottamazione vale sempre?
“Se Matteo dicesse 'ora vanno bene quelli che hanno governato il Pd' dovremmo chiedergli ragione. Ma lui continua a dire che l'attuale classe dirigente va cambiata. E poi, fino a qualche settimana fa, prima dell'estate, queste persone dicevano che Renzi non andava bene. Cosa è cambiato?”.


Lo chiederemo all'AreaDem. Intanto Renzi è apertamente in campo. Indietro non si torna?
“Aspettiamo il 20 e il 21 perché siano definite le regole. Ci aspettiamo che il Pd mantenga una vocazione maggioritaria e confermi le primarie per la scelta del segretario. Se così fosse, Renzi sarebbe candidato segretario e, naturalmente, candidato alla premiership. È scontato: il leader del più grande partito si candida alla guida del Paese”.


Ma ci sono ancora i tempi per le Primarie? C'è il rischio di elezioni anticipate.
“La data del congresso è il 24 novembre. Non mi aspetto crisi di governo, nonostante i penultimatum di Berlusconi, né mi aspetto elezioni a breve. D'altro canto, l'eliminazione dell'Imu dimostra che la situazione economica inizia a tornare sotto controllo: un Paese come la Grecia non se lo sarebbe potuto permettere. E quindi ora il tema è la legge elettorale”.


Restiamo un attimo al partito. Lunedì, in un'intervista a LiveSicilia.it, Antonello Cracolici ha apertamente chiuso la porta a una rielezione di Giuseppe Lupo alla guida del Pd siciliano.
“Guardi, se in Italia c'è bisogno di un cambiamento radicale della classe dirigente, in Sicilia questa esigenza è enfatizzata all'ennesima potenza. Le racconto un aneddoto, se me lo consente”.


Prego.
“Matteo mi ha chiesto di poter fare un intervento in una festa democratica in Sicilia. Ebbene: nessuna città capoluogo ha organizzato una festa. Neanche Palermo. Questo è l'emblema di una crisi struttuale del partito, che è diventato una confederazione di segreterie elettorali dei deputati. Questo modello, ovviamente, non mi convince”.


Si riferisce a qualche pezzo del partito in particolare?
“Certo: il Pd è commissariato o guidato da una reggenza a Messina, Catania, Siracusa e Trapani. A Enna hanno riesumato Mirello Crisafulli per fargli fare il segretario provinciale. Bisognerebbe fare una ricerca storica: non so se l'abbia fatto anche nel Pci. Comunque stiamo parlando di un evidente segnale dell'assenza di ricambio”.


E le segreterie elettorali?
“Vuole che sia esplicito? Se parli di Trapani non pensi al segretario provinciale, ma a Papania. Se parli di Enna pensi a Crisafulli, non al suo predecessore. Lo stesso vale per l'associazione Agrigento-Capodicasa, Messina-Genovese. Guardi, io mi chiedo seriamente come abbiamo fatto a prendere il 38%, visto che il modello di partito che abbiamo dice sostanzialmente di iscriversi a una segreteria elettorale oppure di non prendere la tessera”.


Ma non mi ha risposto sul segretario regionale. Riformulo la domanda: l'area Renzi esprimerà un proprio candidato?
“Non stiamo facendo un ragionamento da corrente, stiamo portando avanti un principio. Dipende tutto dalle regole: se il segretario verrà scelto alla vecchia maniera, facendo votare solo gli iscritti, sarà un vecchio film in bianco e nero. Se verrà scelto con le primarie sarà un altro film. Un film a colori. Ovviamente, in quest'ultima ipotesi, ci sarà un nostro candidato. Altrimenti si tengano il bidone di partito che c'è”.


Torniamo a Cracolici. Nell'intervista rilasciata ad Accursio Sabella diceva: “Faraone ha un'idea di Pd molto vicina alla mia, ma è passato l'autobus di Renzi e non ha voluto perderlo”.
“Quando ho iniziato il percorso con Renzi non era ancora un autobus: era un lapino, una motoape, e per di più semidistrutta. Il punto è che molti dirigenti continuano ad avere una impostazione sbagliata: continuano a interpretare il Pd come somma di ex Pci ed ex Dc. Io e Matteo abbiamo provenienze diverse: io vengo dai Ds, lui dalla Margherita. Ma il nostro percorso è comune perché entrambi siamo democratici. Non bisogna pensare al passato di Faraone, al passato di Renzi: bisogna guardare al futuro del Pd. A questi dirigenti ho una sola cosa da dire: 'Siete datati'”.


Un'ultima domanda sul governo Crocetta. Si parla di rimpasto: è un'esigenza anche per voi?
“Andiamo a monte: Crocetta vuole fare la rivoluzione oppure no? Quel che mi interessa è che si tenga fede alla rivoluzione. L'abbattimento di un vecchio sistema mi va bene e lo sosterrò, ma se distruggi poi devi costruire un'alternativa credibile. Faccio un esempio: se confischi un bene a un boss e poi non lo riassegni, rischi di far passare il messaggio che il modello mafioso funziona e quello dello Stato no. Lo stesso vale per quel che sta facendo Crocetta: se dopo aver distrutto non ricostruisci, rischi di far rimpiangere Cuffaro e Lombardo. Per rispondere alla sua domanda: non mi sconvolge l'idea di un rimpasto, non mi sconvolge l'idea che alcune figure del Pd che in questi anni hanno avuto la possibilità di formarsi con incarichi amministrativi entrino in giunta. Il problema, però, è l'agenda. A partire da un punto".

Quale?
"La prima cosa che 'rimpasterei' non riguarda una persona, ma una cosa da fare: farei di Beni culturali e Turismo un unico assessorato. Privilegerei questa impostazione a una discussione tutta sui nomi. E poi, ovviamente, dobbiamo ragionare sulla percezione del nostro rapporto”.


In che senso?
“Oggi si incontrano due debolezze: quella del governo e quella del Pd. Qualche giorno fa c'è stata una riunione: Crocetta parlava di 'noi' e il partito di 'noi', ma erano due noi distinti. O si ricostruisce la squadra o sarà una grande occasione mancata”.