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Il blitz

Il pizzo con gli arretrati: tre arresti
La denuncia di Bongiorno


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Mariano Asaro



TRAPANI - Il presidente di Confindustria Trapani Gregory Bongiorno subisce una richiesta di “pizzo” da 60 mila euro, la denuncia e fa arrestare tre presunti mafiosi del suo paese, Castellammare del Golfo. Le manette la scorsa notte sono scattate ai polsi di tre soggetti già conosciuti per le loro presunte scorribande nella Cosa nostra castellammarese. Si tratta di Gaspare Mulè, 47 anni, Fausto Pennolino, 51 anni e Mariano Asaro, 57 anni, il personaggio più noto della mafia di Castellammare del Golfo. Asaro attualmente è detenuto per una condanna definitiva a proposito di mafia ed estorsioni con fine pena segnato nel 2024, e ha quindi ricevuto in cella la notifica del provvedimento. Erano in stato di libertà Mulè e Pennolino e adesso sono tornati in cella: anche loro negli anni passati sono stati coinvolti in retate antimafia.

Gaspare Maurizio Mulè



Le indagini sono state condotte dalla Squadra Mobile di Trapani e dirette dal vicequestore Giovanni Leuci. Sono stati i poliziotti trapanesi a eseguire gli arresti di Mulè e Pennolino e  alcune perquisizioni. Il provvedimento di arresto è stato firmato dal gip Jannelli su richiesta dei pm della Dda di Palermo Principato e Marzella. È stata una indagine-lampo quella condotta dalla Mobile trapanese: agli arresti di Asaro, Mulè e Pennolino – accusati di estorsione e tentata estorsione con l’aggravante della modalità mafiosa – i poliziotti sono giunti ad appena un mese dalla denuncia presentata dall’imprenditore. Imprenditore del settore della raccolta e smaltimento dei rifiuti, l’Agesp, Gregory Bongiorno - da pochi mesi eletto presidente di Confindustria Trapani - si è ritrovato protagonista di una scena perfettamente uguale a quella proposta da Ficarra e Picone nel film “La Matassa”. La scorsa estate ha raccontato di essere stato affrontato da Gaspare Mulè che senza tanti giri di parole gli avrebbe fatto presente che doveva pagare la “tassa” alla mafia, 10 mila euro. Ma non solo: Bongiorno avrebbe dovuto pagare gli “arretrati”, quelli per gli anni in cui i mafiosi, in carcere, non avevano potuto riscuotere il “pizzo” e quello per gli anni in cui durante la malattia della madre, titolare dell'azienda prima di Bongiorno e da poco deceduta, non avevano avanzato alcuna richiesta: “Noi abbiamo avuto rispetto per la salute di tua madre, ma adesso devi darci anche questi arretrati”.

Fausto Pennolino



Bongiorno ha perciò deciso di rivolgersi alla magistratura denunciando sia l’episodio appena vissuto, sia tutti quelli precedenti, dicendo anno per anno, a cominciare dal 2005, quanto era stato costretto a pagare all’associazione mafiosa di Castellammare del Golfo, “tassa” fissa, 10 mila euro l’anno. Ha anche ricordato che in una occasione, a Pasqua del 2007, fu portato da Fausto Pennolino ad incontrare Mariano Asaro e in questa occasione gli sarebbe stato detto come doveva comportarsi per la consegna del denaro e a chi doveva farlo avere. In quella occasione, secondo la versione di Bongiorno, gli fu fatto uno scontro: dovette sborsare “solo” 5 mila euro.
Dal 2007 al 2013, invece, le richieste si sono interrotte. Nel frattempo, infatti, la Dia aveva fatto una retata arrestando anche i tre presunti estorsori di Bongiorno, ma per reati diversi. All'inizio di agosto 2013, però, Mulè, appena scarcerato, si sarebbe presentato chiedendo a Bongiorno di pagare il pizzo per l’anno in corso e per tutti gli anni in cui nessuno di loro si era potuto presentare a riscuotere il denaro. In soldoni ben 60.000 euro, ovvero 10.000 euro all’anno, dalla Pasqua del 2007 all’agosto 2013.

A questo punto l'imprenditore ha denunciato. Segnale certamente importante. Confindustria da anni si è aperta alla collaborazione con la magistratura. A Trapani, annotano i magistrati, gli imprenditori hanno denunciato il pizzo ma spesso solo dopo che gli investigatori scoprivano la richiesta estorsiva, limitandosi perciò a confermare ciò che già si sapeva. Adesso accade che l’imprenditore, in questo caso proprio il presidente di Confindustria, si è presentato spontaneamente al poliziotto per denunciare la richiesta di denaro e non da parte di balordi ma da parte di soggetti “pesantemente “ mafiosi. Ad Asaro, infatti, viene attribuito un ruolo da capo mafia e mente dell’estorsione.

Asaro è il famoso odontotecnico di Castellammare, amico del killer Gino Calabrò. I loro nomi saltano fuori in tutte le più importanti indagini di mafia, a cominciare da quelle sulle stragi: da quella del 1985 a Pizzolungo a quelle del 1992 e 1993. Asaro in particolare risultò tra gli iscritti alla loggia Iside 2 di Trapani, quella usata come camera di compensazione degli affari tra mafia, politica e potere imprenditoriale ed economico della città di Trapani. Per 10 anni, dal 1995 al 2005, Asaro è stato il reggente della famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo. Dopo una prima condanna a 8 anni e 4 mesi, ne ha subita un’altra a 15 anni che sta scontando. Con Mulè e Pennolino, Mariano Asaro fu arrestato nel 2007 dalla Dia nel corso dell’operazione Beton. Mulè e Pennolino erano i bracci operativi di Asaro. E secondo il blitz di stanotte, continuerebbero ad esserlo. Scenario di tutto la zona di Castellammare del Golfo, dove “regna” lo zoccolo duro della mafia di una volta che però nel frattempo ha saputo rinnovarsi. Da Castellammare del Golfo passano sin dal dopoguerra i fili che legano la mafia siciliana a quella americana, e poi quelle dei contatti tra la politica e Cosa nostra. Trame che secondo gli investigatori continuano ad esistere.

La dichiarazione di Bongiorno
"Bisogna far fronte comune e denunciare. Oggi, grazie al nuovo corso di Confindustria, gli imprenditori non sono più soli”. Dopo aver fatto scattare le manette ai polsi dei suoi estorsori, il presidente di Confindustria Trapani, Gregory Bongiorno, dichiara: “Grazie al codice etico Lo Bello-Montante, chi denuncia può contare su un sostegno impensabile fino a qualche tempo fa. Per questo dico che oggi, più che mai, è il tempo di alzare la testa. Desidero ringraziare le forze dell’ordine che, in meno di un mese, hanno chiuso l’operazione agendo sempre con grande professionalità. Ai miei colleghi voglio dire che per vincere questa battaglia è necessario fare fronte comune e non è corretto che chi si muove in prima linea in favore della legalità venga additato come professionista dell’antimafia”.