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L'intervista

"Chi chiede il rimpasto vuole delegittimarmi
Il Pd? Non sarò il 'pupo' di nessuno"


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crocetta, pd, rimpasto, Politica
PALERMO - “Vogliono delegittimarmi”. Le richieste di rimpasto lo hanno stancato. O meglio, le richieste di un “rimpasto politico”, precisa il presidente della Regione Rosario Crocetta. Che spegne le legittime ambizioni dei parlamentari a ricoprire un posto in giunta. “Se servirà qualche aggiustamento, interverremo. Ma la presenza di deputati al governo creerebbe più dissensi che consensi”.

Sono in tanti, però, ormai a chiederle questo “ritocco” alla giunta.
“E non capisco tutto questo interesse. Non è esattamente una di quelle cose che fa la storia dell'umanità...”.

Certamente. Ma le forze politiche che la sostengono, ritengono sia giunto il momento di imprimere un'accelerazione all'attività del suo esecutivo.
“Direi che queste richieste hanno anche un tempismo assai discutibile. Stiamo attraversando una situazione nazionale incandescente e confusa. Non sappiamo se andremo a votare domani, tra un mese o tra tre anni. Non sapremo nemmeno chi saranno i nostri alleati. E nel mezzo di questo caos, pensiamo al 'rimpastino' in salsa sicula. Per carità...”.

Quindi? Questo rimpasto non si farà?
“Non ho detto questo. Credo che non si farà un 'rimpasto politico'”.

Cioè?
“Quando ho incontrato i partiti, un paio di mesi fa, si era trovata un'intesa basata su altri presupposti: avevamo previsto una verifica a settembre sui risultati ottenuti dai singoli assessorati. E poi, eventualmente, avremmo discusso sulla necessità di qualche aggiustamento”.

Ma non “politico”, lei dice. Perché? Che significa?
“Il rimpasto politico è, di fatto, un tentativo di delegittimare il presidente. Come se non ci fosse stata l'elezione diretta”.

Insomma, gli uomini li sceglie lei, non i partiti...
“Guardi, in questi mesi, il governo ha attuato dei cambiamenti forti e di altri si raccoglieranno i frutti tra poco. Certo, se ci sono delle cose da aggiustare, si aggiusteranno. Nessuno ha la pretesa di essere 'perfetto'. Ma questa insistente richiesta di rimpasto credo sia anche un po' pretestuosa”.

Il pretesto per fare cosa?
“Credo sia anche legata all'imminenza del congresso del Pd. Insomma, anche le sorti del governo tornano buone per pesare i rapporti di forza nel partito. Ma la gente vuole sentire altre cose. Vuole sentir parlare di sviluppo, di lavoro”.

Insomma, lei dice: 'Non è giusto coinvolgere il governo in una lotta tutta interna al Pd'”.
“Le dirò di più: non ho nessuna intenzione di fare il tiro al bersaglio. O, peggio, il 'pupo' di qualcuno. Il governo in carica è stato concordato con le forze politiche che mi sostengono. Se ne facciano una ragione. Semmai, forse, servirà un'attenzione per quelle realtà politiche frutto delle separazioni interne ai partiti”.

Lei è molto duro col suo partito...
“Io sono davvero allibito. C'è un'Italia in subbuglio, e loro pensano di poter contare su una rendita di posizione infinita. Dicono che serve maggiore 'politica' nel governo? Qualcuno si è confuso: la politica non è potere. Il consenso non è una semplice 'somma di consensi'. Non si ragione sulla base della logica: 'levati tu che mi ci metto io'”.

Ma lei non esclude comunque qualche ritocco in giunta. C'è qualche assessore che l'ha delusa?
“Nessuno dei miei assessori è un intoccabile, chiariamolo subito. Ma, prima di ogni discorso, faremo un'autoverifica, interna alla giunta”.

E poi, deciderà lei...
“Il programma che mi ha portato alle elezioni è uno. E si seguirà quello. La scelta degli assessori sarà legata unicamente a questo criterio. Non esistono vicerè, che decideranno al posto mio. Vedo riaffiorare troppa nostalgia per un ritorno a vecchi schemi di lottizzazione. Un salto indietro di dieci anni. Pertanto, se il discorso politico-partitico si armonizzerà col mio programma, bene. E il mio programma è estremo, rivoluzionario. Ma se qualcuno pensa di potermi imporre il cambiamento dell'agenda, si metta bene in testa che il tempo è scaduto. Già nove mesi fa”.

Qualcuno parla di delegittimazione “interna” nei confronti del suo governo. Anche lei ha questa impressione?
“Da quando ho formato il governo si parla di rimpasto. Se non è delegittimazione questa... Il problema è che questi atteggiamenti non hanno come scopo quello di 'fare qualcosa' per la Sicilia. Ma proprio il contrario: 'non far fare' le cose”.

Si riferisce ai deputati, in particolare?
“Veda, non sarebbe uno scandalo se un parlamentare ambisse ad entrare in giunta. Si è sempre fatto così, e non ci sarebbe niente di male. Ma io ritengo che oggi una scelta di questo tipo porti più dissensi che consensi. Finisci per litigare anche all'interno della maggioranza, solo perché hai scelto il deputato di questa e non di quella corrente...”.

Quindi, quando lei esclude il “rimpasto politico” si riferisce a questo.
“Sì, anche se va chiarita una cosa: la politica mica la fanno solo i deputati. Si potrà scegliere anche un politico che sia esterno al parlamento. Il Pd dice lamenta di non avere abbastanza visibilità. Ma io non sono forse un dirigente del Pd? Certo, se qualcuno si vuole intestardire, io non posso farci nulla”.

A cosa si riferisce?
“Una delle cose che ultimamente sento ripetere spesso è che serve, in giunta, gente esperta, che conosce bene la politica e gli assessorati. Ebbene, io la penso diversamente. Credo che di vecchi 'volponi' la Sicilia non abbia bisogno. Ci serve gente che davvero voglia imprimere un cambiamento, rompere vecchi schemi. I mediatori non mi interessano. In giunta, semmai, voglio gente più incline all'utopia. Gente capace di credere che i muri possono essere scavalcati anche quando sono lisci”.