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OPERAZIONE DELLA POLIZIA

Trovato con la coca e una pistola
In cella un rampollo degli Abbate


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Stavolta è toccato ad Antonino, classe '83. È il nipote di Luigi, detto Gino U Mitra, boss del rione palemritano della Kalsa. In manette anche un incensurato di 24 anni.

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Gli arrestati Antonino Abbate e Benito Eros Culotta
PALERMO - Un altro rampollo della famiglia Abbate finisce nei guai. Guai giudiziari. Stavolta è toccato ad Antonino, classe '83. Lo hanno beccato con un chilo e mezzo di cocaina. E sono scattate le manette ai polsi del nipote di Luigi, che alla Kalsa, regno della famiglia Abbate, tutti conoscono come Gino u Mitra.

Le indagini sono partite proprio dal cuore del popolare quartiere palermitano. Per la precisione, dal chiosco di bibite che gli Abbate gestiscono davanti alla chiesa di Santa Teresa. Un chiosco che ha riaperto nonostante nel 2011 fosse finito sotto sequestro. Era il bene, il meno prezioso per la verità, di un piccolo impero da 22 milioni di euro composto da società, cooperative sociali, quattro appartamenti e, appunto, il chiosco. Le imprese riconducibili agli Abbate si erano accaparrate la gestione dei rifiuti in alcuni comuni del Nord Italia.

Il chiosco, dunque, da giorni è tornato ad assere una base operativa fin troppo movimentata. I poliziotti della sezione Narcotici della Squadra mobile hanno messo gli occhi sul trentenne Antonino Abbate. Lo hanno pedinato e scoperto con le mani nella marmellata. O meglio, nella cocaina. I poliziotti hanno atteso che scendesse dall'appartamento della sorella in via Megara Iblea, nel rione Villagrazia. Aveva in mano un pacchetto avvolto in un sacchetto di plastica. Dentro c'erano trecento grammi di cocaina e undici mila euro in contanti. Antonino Abbate era in compagnia di Benito Eros Culotta, ventiquattrenne incensurato e nullafacente. Anche lui è stato arrestato.

Nel corso della perquisizione nell'abitazione i poliziotti hanno scovato un altro chilo e duecento grammi di roba, quasi certamente purissima, e una pistola giocattolo modificata e pronta all'uso. Insomma, poteva fare esplodere i 57 proiettili di calibro 7.65 trivati nella stessa casa.

Nel passato criminale di Antonino Abbate finora c'erano piccoli reati. Per lo più ricettazioni di merce rubata. Il sequestro di droga dimostrerebbe, secondo l'accusa, che il giovane Abbate aveva deciso di fare il salto di qualità. In virtù del suo cognome - un cognome che conta negli ambienti della criminalità organizzata - è ipotizzabile che fosse lui il regista dell'affare cocaina. Non è escluso che si stesse servendo della manovalanza di un incensurato come Culotta.

E così nelle cronache giudiziarie fa capolino un altro membro della famiglia Abbate. Prima di lui era toccato all zio Gino, soprannominato U Mitra per la sua abilità con le armi, allo zio Ottavio, e ai due omonimi cugini Antonino. Uno dell'81 e l'altro del '77.  Quest'ultimo, detto Tony, due anni e mezzo fa finì in carcere con l'accusa di essere il capo della famiglia di Borgo Vecchio, altro quartiere dove gli Abbate hanno sempre fatto la voce grossa.