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In giunta arrivano i deputati
Tre assessori in bilico


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bonafede, crocetta, sgarlata, Politica

Il Pd e l'Udc hanno chiaramente chiesto l'ingresso di parlamentari nell'esecutivo. Crocetta ci sta pensando. Il rimpasto dovrebbe portare al governo anche Articolo 4 e i Democratici e riformisti. Ecco gli "inamovibili" e i "precari" nella squadra del governatore. E chi potrebbe arrivare al loro posto.

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PALERMO - Una piccola Sala d'Ercole. Così potrebbe presto apparire la nuova giunta di Rosario Crocetta. Dopo il Pd, infatti, anche l'Udc chiede la presenza dei politici nell'esecutivo. A dire il vero, la sequenza andrebbe capovolta, perché furono proprio i centristi, prima della pausa estiva, a uscire allo scoperto, sottolineando la necessità di un puntello politico al governo e scatenando la reazione di Crocetta: “Hanno già tre assessori, ma cosa vogliono?”.

Vogliono quello che vuole il Pd. E quello a cui aspirano anche altri alleati. L'ingresso di una compagine di parlamentari al governo. Un ingresso che, inevitabilmente, coinciderà con qualche uscita. Ma quali sono, oggi, gli assessori di Crocetta maggiormente a rischio “turnover?”.

Intanto, bisognerebbe partire proprio dagli assessori in quota Udc “che si sono comportati in maniera esemplare”, sottolinea il partito attraverso una nota che somiglia tanto a quelle che precedono o seguono gli esoneri degli allenatori delle squadre di calcio. Sono tre i componenti della giunta Crocetta indicati dall'Udc. Tra questi, il più “solido” oggi appare Dario Cartabellotta. Le motivazioni del rimpasto richiesto dagli alleati a Crocetta, infatti, si poggia anche sulla necessità di mettere il governo nelle mani di gente “esperta”. E non c'è dubbio che l'attuale responsabile delle Risorse agricole possa contare su un curriculum altamente specifico, condito da ruoli di vertice nei dipartimenti.

Diversa è la questione riguardante Ester Bonafede e Patrizia Valenti. E non certo per la "qualità" del curriculum. Nel primo caso, però, già in passato, il presidente Crocetta non aveva nascosto un po' di fastidio per il mantenimento del doppio incarico dell'assessore (che per mesi è stato contemporaneamente sovrintendente della Fondazione orchestra sinfonica). Nelle ultime settimane, poi, sull'assessore sono piovute alcune critiche sulla gestione della vicenda Pip e su quella degli sportelli multifunzionali. Senza dimenticare il caso della “ex Tabella H”, con Crocetta costretto a sconfessare la Bonafede che aveva annunciato finanziamenti per gli enti che si occupano di disabili, il giorno in cui rappresentati di quelle associazioni avevano protestato a Palazzo dei Normanni.

L'Udc, quindi, potrebbe chiedere la sostituzione della Bonafede, e lo stesso quasi certamente farà con Patrizia Valenti, vicina anche all'area del Pdl che fa capo a Pino Firrarello. E suona quasi come un “commissariamento” del partito, la presenza di Giovanni Pistorio a capo della sua segreteria tecnica. Resta da capire quali assessori potrebbe proporre l'Udc. E il riferimento ai deputati, presente anche nella nota ufficiale del partito, porta dritto dritto a Nicola D'Agostino. Mentre non è da escludere, se davvero sia Bonafede che Valenti lasciassero l'esecutivo, la scelta di un'altra donna, vera “cifra” dell'esperienza del governo Crocetta. E il nome di Margherita La Rocca Ruvolo era già emerso durante la formazione del primo esecutivo. Si vedrà.

Il Pd, invece, ha incontrato ieri sera il governatore. E anche in questo caso, tutto porta a un ritocco politico del governo. I nomi, sono sempre quelli: Giuseppe Lupo e Antonello Cracolici. Mentre fa capolino anche l'idea di un assessore di area “renziana” come Fabrizio Ferrandelli. Questi due, o tre democratici andranno a sostituire, ovviamente, assessori indicati dallo stesso partito. E mentre pare molto salda la posizione di Nelli Scilabra, assai pericolante è quella di Nino Bartolotta, che rappresenta in giunta l'area Genovese-Rinaldi, contro la quale il governatore ha furiosamente polemizzato in occasione dei noti casi riguardanti la formazione professionale.

Un punto interrogativo invece, è legato alla permanenza dell'assessore all'economia Luca Bianchi. Dalla sua, il legame col partito nazionale, oltre al riconoscimento di avere operato bene, in una situazione molto difficile. Ma qualche incomprensione col presidente c'è stata. A cominciare dal “caso Irpef”. Ma la sua sostituzione è poco probabile anche in considerazione dell'imminenza delle scadenze legate al bilancio e alla Finanziaria. Il Pd, però, potrebbe chiedere di rimpiazzare Mariella Lo Bello. L'assessore all'Ambiente, inizialmente data come vicina all'area Crisafulli, in questi mesi si è molto più accostata al Megafono o comunque alle posizioni del governatore, che intanto ha definito “inamovibile” Lucia Borsellino. Nessuno, nel Pd, del resto, aveva chiesto la sostituzione di uno degli assessori più apprezzati nell'esecutivo Crocetta.

Solida anche la posizione di Linda Vancheri. I rapporti tra il presidente e la Confindustria siciliana, infatti, sono sempre più forti. Un fatto che mette in dubbio, di conseguenza, la prosecuzione dell'attività di Nicolò Marino. L'assessore all'Energia ha fortemente polemizzato proprio con una parte dell'associazione degli industriali, quella vicina a Giuseppe Catanzaro, sul tema delle discariche. E in quell'occasione, le dichiarazioni del governatore sono apparse tutto fuorché una difesa del proprio assessore. Marino, però, per mesi è stato indicato come uno degli esempi dell'identikit “legalitario” della giunta. Così, si parla del mutamento della delega. Un'idea che aprirebbe le porte dell'assessorato all'Energia ad Antonello Pezzini, messo a capo della “cabina di regia” per il Patto dei sindaci.

Crocetta, infine, dovrà decidere che fare di due fedelissime: Michela Stancheris e Mariarita Sgarlata. La seconda, in particolare, pare tra le più “pericolanti”. Resta infatti, da capire come fare entrare in giunta gli esponenti di Articolo 4 e dei Democratici riformisti. Le due donne in giunta potrebbero quindi lasciare il posto a deputati come Lino Leanza (che però fin qui si è chiamato fuori) o Luca Sammartino da una parte, e Beppe Picciolo o (soprattutto) Marco Forzese dall'altra. Quest'ultimo, che in caso di ingresso in giunta si dimetterebbe dalla carica di presidente della Commissione affari istituzionali all'Ars, avrebbe anche il gradimento dell'influente (sulle sorti del governo Crocetta) Confindustria di Antonello Montante. Mentre fa capolino anche l'ipotesi Marianna Caronia, allontanatasi dal Cantiere popolare e avvicinatasi proprio all'Articolo 4 di Leanza.

Senza dimenticare il Megafono. Lì, la voce di Nello Dipasquale, che ha ritenuto “inutile” il rimpasto pare isolata. Il governatore, però, potrebbe chiedere ai suoi di pazientare un po': non vuole stravolgere del tutto la sua giunta, per non rischiere di vedere bollato come un fallimento questo primo periodo al governo. Ma il nome di Antonio Malafarina, che ha già dovuto incassare il “no” per la presidenza della commissione Antimafia, in caso di apertura ai deputati del Megafono, potrebbe essere riproposto per la nuova giunta. La giunta che apre la porta ai politici dell'Ars.