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Le replica dell'ex presidente

Capodicasa ribatte: "Ma lui era
consulente di quel governo..."


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Capodicasa replica a Crocetta. E ricorda...


PALERMO - Sono le ultime ore:  il rimpasto nel governo di Rosario Crocetta, salvo sorprese, dovrebbe essere ormai alle porte. E non si smette di parlarne nemmeno nel ‘caldo’ weekend, capitato tra una riunione dei big del Pd che ieri si è protratta fino a tarda sera e la direzione regionale del partito che ci sarà lunedì pomeriggio. Oggi, a dire la sua sulla sostituzione degli assessori attualmente in giunta, ci ha pensato Angelo Capodicasa, parlamentare del Partito democratico alla Camera dei deputati ed ex presidente della Regione siciliana, che ha affidato al quotidiano ‘La Repubblica’ il suo giudizio su questo governo. “Poco preparato”, lo ha definito Capodicasa, e per questo Crocetta dovrebbe accettare di buon grado l’ingresso in giunta “di persone competenti”: Antonello Cracolici e il segretario regionale Giuseppe Lupo, i democratici finora più quotati a diventare assessori del governo Crocetta.


Il presidente della Regione, però, non accetta consigli (e soprattutto critiche) da nessuno. E la risposta all’ex governatore siciliano non si è fatta attendere. “Capodicasa – ha risposto Crocetta – proporrebbe come modello per il governo regionale il governo da lui presieduto? Gli ricordo che quel metodo lottizzatorio della politica ha contribuito alla presenza in giunta dell’On.Cuffaro”. Ed è botta e risposta. “Quando era assessore nel mio governo – ha replicato il parlamentare nazionale del Pd – Cuffaro non era ancora indagato”. E in effetti è così. Assessore regionale all’Agricoltura nei due governi Capodicasa, dal 1998 al 1999, Cuffaro è entrato nella lista degli indagati dopo essere stato eletto, nel 2000, presidente della Regione. Ma la replica dell’ex governatore non si è fermata a giustificare la scelta di fare entrare Totò Cuffaro in giunta. “Ricordo a Crocetta – ha continuato Capodicasa – che quel governo era eletto dall’Assemblea Regionale e votato anche dal partito a cui apparteneva Crocetta. Quello stesso partito che esprimeva anche un assessore in giunta, di cui Crocetta era consulente”. Sì perché negli stessi anni in cui Cuffaro è stato assessore all’Agricoltura, un altro aveva invece la delega ai Beni culturali ed Istruzione: Salvatore Morinello, deputato gelese entrato in giunta dopo la scissione con il Partito Comunista e dopo aver fondato, quindi, i Comunisti italiani, partito al quale aderì anche Crocetta, che fu poi chiamato come consulente personale dell’assessore.

Accusato dal governatore, quindi, di “appartenere ad un sistema politico che non vuol prendere atto del cambiamento del mondo”, Capodicasa ha risposto che “l’unica nostalgia che nutro è quella di avere in Sicilia un governo autorevole, che governi  affrontando i problemi della Regione e che li risolva”. Profilo che, a sentire Crocetta, corrisponde esattamente a quello della sua attuale giunta. Ma il governatore, adesso, è disposto anche a cedere alle pressioni del Pd, a condizione che non ci sia “un rimpasto generalizzato, ma che ci sia un confronto senza atti di forza”. “Non ho scontri – ha scritto Crocetta – né con politica né con il Partito democratico, ma soltanto punti di vista diversi rispetto a un metodo di governo che non può richiedere un impegno part- time, altrimenti ci troviamo di fronte soltanto alla logica dell'occupazione del potere e alla delegittimazione del presidente”.

Sono le ultime ore. E i toni del battibecco tra presidente ed ex presidente potrebbero anche alzarsi ancora prima che, lunedì, i democratici prendano una posizione netta nei confronti di Crocetta. Una posizione che, a sentire qualcuno, potrebbe anche comportare una spaccatura definitiva tra governo e maggioranza.