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Sanità, per chi tornano i conti?


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La lettera. E' vero, la Regione è riuscita - con un grosso sacrificio - a sistemare il deficit della Sanità. Ma chi ha pagato il prezzo? Siamo sicuri che gli sprechi siano davvero finiti?

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La Regione ha superato, nel mese di aprile 2013, la verifica ministeriale sui conti riguardanti la spesa sanitaria. Funziona, a quanto pare, il cosiddetto Piano di Rientro dal deficit: anche i conti, a volte, ritornano. Non funziona, almeno sintatticamente, il commento rilasciato dall’assessorato alla Salute in cui si sottolinea come “il riequilibrio dei conti della Sanità in Sicilia è coniugato con interventi di sviluppo e riqualificazione dell’offerta sanitaria”. Forse sarebbe stato meglio “coniugare” i verbi al condizionale o al futuro. Se è certo infatti che la spesa è calata è altrettanto innegabile che la quantità e la qualità dell’offerta sanitaria hanno inevitabilmente accompagnato questo calo.

“Siamo in equilibrio di bilancio”, ha dichiarato soddisfatta l’assessore Lucia Borsellino. Si, è vero. Ma a quale prezzo? Lo percepiscono, il prezzo del piano di rientro, i cittadini siciliani che incontrano maggiori difficoltà nel trovare un posto letto in ospedale. Se ne accorgono, dei tagli di bilancio, coloro i quali aspettano settimane o mesi per poter eseguire un TAC o una Risonanza Magnetica. Ne fa le spese la rete dell’Emergenza/Urgenza, con i Pronto Soccorso presi letteralmente d’assalto, soprattutto nel periodo estivo in cui i Centri Privati vanno in ferie mentre i malati no. Se ne rendono conto quei medici e infermieri che lavorano nei Pronto Soccorso. Un personale numericamente insufficiente, spremuto e avvizzito, sottoposto a turnazioni micidiali con un mesto addio al dovuto giorno di riposo da dedicare al recupero psico-fisico, pur di poter andare in ferie qualche giorno con le famiglie. Tutto cala insieme alla spesa sanitaria.

L’unica cosa che aumenta è il rischio clinico e la possibilità di errore, che in medicina può essere irrimediabile. Ma sulla spesa sanitaria incidono fortemente anche i cosiddetti costi fissi, quelli per l’acquisto di beni e servizi. Ecco, questi non scendono, anzi aumentano. Eppure sarebbero proprio queste le voci su cui intervenire drasticamente. Lo spreco è giusto lì da ricercare. Ma la sanità siciliana, “straordinariamente commissariata” oramai da quasi un anno non se ne avvede. Certe volte sembra che certi super-burocrati siano assimilabili ai falsi ciechi di cui si parla spesso in tivù. Anche loro fanno finta di non vedere e, per questo, percepiscono un lauto stipendio. Alcuni di questi super-burocrati non vedono i buchi, le voragini da essi stessi create, anche quando l’AGENAS (l’Agenzia per i servizi sanitari regionali) pubblica un rapporto sui prezzi delle ASL e degli Ospedali italiani dal quale si scopre, ad esempio, che una siringa dovrebbe costare mediamente 2 centesimi di euro e invece il prezzo oscilla dai 3 ai 65 centesimi a seconda della Regione.

Il rapporto AGENAS del 2012 ha impietosamente messo il dito sulla piaga, indicando con estrema precisione la mappa degli sprechi negli ospedali pubblici, con riferimento soprattutto all’approvvigionamento di presidi sanitari, ai servizi di ristorazione, ai servizi di pulizia, ai servizi di lavanderia. Ma i super-dirigenti, le triadi che governano le aziende ospedaliere, non li vedono questi sprechi. Come i falsi ciechi. E perseverano. C’è un’enorme difformità di spesa tra le varie Aziende Ospedaliere italiane, incomprensibile se non a pensare male. E cioè ad incapacità manageriale o peggio. Oltre che a livello nazionale la discordanza dei prezzi nell’acquisizione di beni e servizi è presente anche nell’ambito della stessa Regione. E in alcuni casi per l’acquisto di un servizio analogo le differenze sono impressionanti. Vi propongo un esempio illuminante.

Nell’Ospedale in cui lavoro (Azienda Ospedaliera Villa Sofia – Cervello), dopo anni in cui all’acquisto e alla conservazione dell’abbigliamento da lavoro provvedevano abitualmente gli stessi dipendenti, mi sono stati inaspettatamente forniti 5 camici bianchi, 5 tutine da lavoro, 5 magliette bianche di cotone e un golf bianco con tanto di logo dell’Azienda Ospedaliera. La consegna dei capi di vestiario è avvenuta da parte di una ditta privata che ha pure installato presso ciascuna unità operativa una serie di armadietti per il ritiro e la riconsegna della biancheria. Riconsegna da eseguirsi, ovviamente, dopo adeguata lavatura, asciugatura e stiratura. La stessa ditta ha anche il compito di fornire lenzuola, federe, materassi, cuscini, copriletto, asciugamano, ecc. per i pazienti. Anche in questo caso è previsto ritiro e riconsegna di tutta la biancheria lavata e stirata. Ottimo.

Eppure, dopo aver dato un’occhiata al famoso rapporto Agenas e dopo aver letto uno studio di Federanziani sugli sprechi in Sanità (si calcola attorno ai 4,5 miliardi di € all’anno), mi è venuta la curiosità di sapere quanto costava tutto questo ambaradam di lavatura, asciugatura e stiratura nel mio ospedale. Quando ho aperto il documento di aggiudicazione della gara ho letteralmente fatto un salto sulla sedia. Il servizio quinquennale di noleggio e lavanderia costa infatti all’Azienda Ospedaliera Villa Sofia – Cervello ben 8.217.000 € (con l’IVA al 20% vanno a finire a oltre 9.860.000 €). Quasi 10 milioni di euro per lavare i panni sporchi. Cioè 20 miliardi delle vecchie lire. Una cifra enorme, a mio avviso, per quanto buono possa essere il servizio reso. Spreco o necessità inderogabile? O forse un’improvvisa e irresistibile ossessione per la pulizia e la disinfezione da parte di qualcuno? Chissà!

Sempre per mero spirito di curiosità, sono andato a vedere quanto spendono le altre aziende ospedaliere siciliane per lo stesso tipo di servizio. L’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico di Messina spende 3.256.000 € per una durata di 6 anni (3 anni + 3 rinnovabili). A Catania l’Ospedale Cannizzaro spende poco più di 2.000.000 di euro per 4 anni. Sempre a Catania il “bucato” costa all’ARNAS Garibaldi circa 3.567.000 di euro in 5 anni. All’ARNAS Ospedale Civico di Palermo la spesa scende a 694.000 € per un triennio (forse che i panni li lavano a mano?). Una discrepanza estrema tra le stesse aziende ospedaliere siciliane per un servizio di noleggio e lavaggio che l’Ospedale Niguarda di Milano ha da alcuni anni deciso di sospendere e di svolgere in proprio, acquistando le necessarie attrezzature, assumendo il personale ad hoc, acquistando i detersivi al prezzo più basso, stipulando un contratto triennale di manutenzione degli impianti per circa 24.000 €. L’azienda milanese, uno degli Ospedali più grandi e rinomati del Paese, ha calcolato di avere risparmiato in circa dieci anni svariate decine di milioni di euro.

La Sicilia non potrebbe acquisire sotto la voce “beni e servizi” questi amministratori nordici? O i super-burocrati devono per forza essere nati sul suolo patrio come avviene per i presidenti americani? Facciamola questa rivoluzione! Il presidente di Federanziani dichiara: “Forse il problema è nel manico, nei dirigenti che hanno il governo di queste strutture”. Ah, la saggezza degli anziani: lui i super-direttori-generali-commissari-straordinari li vede semplicemente come un manico che va sostituito. Come per una scopa ancora buona ma col manico rotto! Fanno quasi tenerezza questi arzilli vecchietti che ancora non si arrendono e si angustiano per il futuro dei loro nipoti (quello dei figli ormai è andato a farsi benedire), che pensano a quale mondo lasceranno alle generazioni future.

Adesso che so quanto sborsiamo per farci lavare i panni sporchi, ogni volta che indosso la divisa e il camice, con tutto il rispetto per la ditta (e soprattutto per chi vi lavora) che si occupa scrupolosamente di provvedere al ritiro, lavaggio e riconsegna dei vari capi di vestiario, avverto un fastidioso nodo alla gola. No, non è perché la divisa mi va stretta. Penso a quanti servizi sanitari certamente più utili avremmo potuto fornire ai nostri concittadini. Penso ai pochi spiccioli di straordinario non pagati agli infermieri del mio Ospedale e ai tanti servizi assistenziali ridotti all’osso. Penso a quel personale a tempo determinato al quale non è stato o non verrà riconfermato il contratto, anche se ce n’è bisogno. Penso alle costosissime attrezzature inutilizzate per mancanza di tecnici di radiologia. E mi indigno, ancora una volta. A chi di competenza, non resta che dedicare un augurio sentito, ricordando alcuni versi di Trilussa che trovo adeguati alla circostanza:

Li panni stesi giocano cor vento, tutti felici d’asciugarse ar sole, una camicia bianca s’abbotta d’aria e, ne l’abbottamento, arza le braccia ar celo e le spalanca. Pare che dica: tutt’er monno è mio! Ma, appena er vento cambia direzzione, gira, se sgonfia, resta appennolone… E un fazzoletto sventola l’addio”

Dr Giuseppe Bonsignore Segretario Aziendale CIMO ASMD Az. Osp. Villa Sofia - Cervello