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In manette pure il nipote di Di Maggio

La coltivazione della droga
come un'azienda agricola


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PALERMO - Funzionava come una vera e propria azienda agricola, in cui ognuno aveva un ruolo prestabilito. E così c'era chi si occupava di piantare i semi, chi irrigava, chi concimava, chi pensava a proteggere le piante dai roditori e dai parassiti e, alla fine, qualcuno pensava all'essiccazione e allo stoccaggio, per poi immettere la droga nel mercato dello spaccio.

Una catena di montaggio ben collaudata quella per il business della droga a cui si dedicavano gli otto arrestati dai carabinieri. Tra loro c'è il nipote del pentito Balduccio Di Maggio, Baldassare di 34 anni di San Giuseppe Jato.

Tutte le loro operazioni agricole erano video controllate dai carabinieri e, in base a quanto emerso dalle indagini, le piante sarebbero state ripetutamente spostate, al punto da finire anche tra vigneti o altri tipi di coltivazioni, compresa quella nel terreno di un'ignara anziana. Insomma, la fattoria era stata praticamente smantellata, ma ciò non ha impedito ai carabinieri di perdere di vista i suoi "custodi", ovvero gli otto arrestati, con i quali collaboravano altre tredici persone, denunciate a piede libero.

Le indagini erano partite nel 2010 ed è stato alla fine dell'estate del 2012 che le piantagioni presenti nell'area tra San Giuseppe Jato e Camporeale sono state individuate.