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GLI OTTO ARRESTI

Nella masseria 46 chili
per 55mila dosi di droga


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Il procuratore aggiunto Vittorio Teresi: "Avevamo chiesto 22 ordinanze di custodia cautelare ma il gip ne ha concesse soltanto 8. Faremo appello". La sostanza stupefacente avrebbe fruttato 500 mila euro.

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PALERMO - Cosa nostra non cerca più intemediari. Si espone in prima persona nel traffico e nello spaccio di droga, confermando, ancora una volta, che la crisi economica non risparmia nemmeno i suoi affari.

Per fare business, così, la mafia si rifugia in attività "modeste", come quella delle piantagioni tra San Cipirello, San Giuseppe Jato e Camporeale scoperta dai carabinieri. Gli arresti sono otto, ma le persone che sarebbero state individuate nel corso delle indagini erano molte di più, come ha spiegato il procuratore aggiunto Vittorio Teresi:

"Avevamo chiesto ventidue custodie di ordinanza cautelare, ma il gip ne ha concesse solo otto perché gli altri indagati sono già detenuti. Una decisione contro la quale presenteremo appello, perché è proprio dal carcere che arrivano spesso gli ordini". Quarantasei i chili di sostanza stupefacente sequestrati tra la masseria e altri fabbricati rurali di utilizzati da Lo Voi e Mulè, ovvero 55 mila dosi, che avrebbero fruttato almeno 500 mila euro euro.

Una somma che avrebbe permesso al clan di rimbpinguare le sue casse: "La mafia si dedica direttamente alla coltivazione, allo stoccaggio e vendita della cannabis. Un'attività modesta - dice il procuratore aggiunto Teresa Principato - che dimostra che Cosa Nostra ha urgente bisogno di soldi.

Questo - ha concluso - perché con la crisi le estorsioni non riescono più a fare arrivare nelle casse dell'organizzazione criminale ingenti somme, anche grazie alle denunce degli ultimi mesi. Gli appalti sono sempre meno e le attività commerciali stanno affrontando una grave crisi".