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Per lui rigettata la custodia in carcere

Tav, inchiesta choc a Firenze
Ai domiciliari Walter Bellomo


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Walter Bellomo

Il dirigente palermitano coinvolto nell'inchiesta che ha portato in carcere l'ex presidente della Regione Umbria Lorenzetti


FIRENZE - 'Gioco di squadra"', cioe' scambio di favori, elargizione di incarichi, vantaggi per gli affiliati, come dire una consulenza a me, un progetto a te, e tutti soddisfatti, prima o poi: secondo il gip di Firenze Angelo Antonio Pezzuti c'e' questo intorno ai lavori Tav di Firenze - il nodo ferroviario da attraversare con un tunnel cittadino per i treni superveloci - e il 'gioco' lo coordinava la presidente di Italferr ed ex presidente della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti (Pd) anche 'spendendo' i suoi rapporti con la senatrice Pd Anna Finocchiaro a cui nelle intercettazioni talvolta fa riferimento per avere un parere, per segnalare un co-indagato. Ieri i carabinieri del Ros, che hanno portato avanti le indagini coordinate dai pm fiorentini Giulio Monferini e Gianni Tei che vedono indagate 31 persone, hanno arrestato Lorenzetti, ai domiciliari con altri cinque accusati di associazione a delinquere finalizzata a corruzione e abuso d'ufficio: il geologo siciliano gia'dirigente Ds poi Pd a Palermo Gualtiero (detto Walter) Bellomo, membro della commissione Via (Valutazione impatto ambientale) del ministero dell'Ambiente; Furio Saraceno, presidente di Nodavia; Valerio Lombardi, ingegnere di Italferr; Alessandro Coletta, consulente, ex membro dell'Autorita'di vigilanza sugli Appalti pubblici; Aristodemo Busillo, della societa'Seli di Roma che gestisce la grande fresa sotterranea per realizzare il tunnel Tav a Firenze e che venne posta sotto sequestro dalla magistratura. Il gip ha respinto la richiesta del carcere per Bellomo. Per gli arrestati ci sono gravi indizi di colpevolezza e il gip, visti i ruoli e i comportamenti, teme la reiterazione del reato.
Scrive il giudice Pezzuti che ''grazie al ruolo'' di presidente di Italferr e ''alle entrature politiche'' Maria Rita Lorenzetti perseguiva ''obiettivi precisi di comune interesse che diventano per cio' stesso le finalita'dell'organizzazione criminale''.

Come quando dice a Bellomo di averlo promosso per un incarico prestigioso presso Anna Finocchiaro, elogiandolo anche perche' sa ''fare squadra''. Lo stesso Bellomo che - risulta sempre dalle indagini - nel giro di favori si lamenta perche' la Finocchiaro non lo avrebbe inserito, come promesso, in un posto sicuro della lista Pd alle elezioni del febbraio 2013. Nella squadra di Maria Rita Lorenzetti manager pubblici, imprenditori, tecnici e progettisti su cui poteva contare e che poteva influenzare. Tra gli obiettivi nella 'partita Tav' a Firenze c'era da ottenere un decreto che mutasse la qualifica giuridica delle terre di scavo da rifiuti, da smaltire in discariche apposite, a 'sottoprodotti' da poter trattare come normali inerti. Oppure ottenere l'autorizzazione paesaggistica dell'opera, in scadenza, oltreche' ''ottenere il massimo riconoscimento possibile delle riserve contrattuali poste dagli appaltatori (Nodavia e le societa' subappaltatrici, ndr) per una maggiorazione delle spettanze per centinaia di milioni''.

La 'squadra' non tollerava ostacoli sul suo cammino: le intercettazioni del Ros hanno fatto emergere la 'guerra' all'architetto Fabio Zita, dell'ufficio Via della Regione Toscana, poi destinato ad altro incarico, definito da Lorenzetti ''stronzo'' e ''terrorista'' perche' convinto che le terre di scavo siano rifiuti. Da parte sua Lorenzetti ha detto al suo legale di "non sapersi immaginare quali suoi comportamenti possano avere portato ad accuse tanto gravi".

Ma, scrive il gip, ''soprattutto la Lorenzetti, con espressioni esplicite e intenti manifesti, fa chiaramente il gioco del general contractor (Nodavia, ndr) e del socio di maggioranza Coopsette che giuridicamente dovrebbe esserle controparte contrattuale a cui deve far arrivare il massimo del profitto possibile con totale pregiudizio del pubblico interesse''. Il gip ha disposto anche cinque misure interdittive vietando di lavorare nelle rispettive societa' per due mesi a cinque manager e tecnici di CoopSette di Castelnuovo di Sotto (Reggio Emilia), Alfio Lombardi, Maurizio Brioni, Marco Bonistalli, del presidente del cda di Seli Remo Grandori e dell'ad di Italferr Renato Casale. Nessuna misura interdittiva, diversamente da quanto chiesto dal pm, per Piero Calandra, membro dell'Autorita' di vigilanza per i Lavori pubblici, che pero' sara' interrogato dal gip il 25 settembre. Nodavia, 'general contractor' dei lavori Tav a Firenze, e Coopsette, socio di maggioranza, si dicono estranei ai presunti illeciti. Mentre Maria Rita Lorenzetti da domani non e' piu' presidente di Italferr per scadenza naturale dell'incarico.