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Ritenuto centro di spaccio di droga

Rimosso il chiosco in piazza Kalsa
L'avamposto degli Abbate non c'è più


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Piazza Kalsa, prima e dopo la rimozione del chiosco. Al centro, Luigi Abbate.

Sollevato e caricato su una gru il chiosco della famiglia Abbate, cognome storico della mafia palermitana. La struttura, nonostante il sequestro, era ritenuta la base operativa di loschi affari.

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PALERMO - L'avamposto degli Abbate non c'è più. Rimane una transenna rossa a delimitare l'impronta di una famiglia su un intero quartiere. Perché non era un semplice chiosco, piuttosto la postazione avanzata di una linea fortificata nel cuore della Kalsa. Se i gesti hanno un valore simbolico allora quello di oggi vale quanto uno schiaffo in pieno volto.

Poliziotti, vigili urbani e pompieri sono arrivati in massa a piazza Kalsa. Hanno disancorato, sollevato con una gru e caricato su un camion la struttura di ferro piazzata davanti alla chiesa di Santa Teresa. Era di proprietà della famiglia di Luigi Abbate, uomo d'onore di lungo corso, che tutti nel popolare rione palermitano conoscono come Gino u Mitra. Un soprannome ottenuto sul campo grazie alla sua dimestichezza con le armi.

Gino Abbate oggi è in carcere per mafia. Nel 2011 gli sequestrarono un piccolo impero da 22 milioni di euro composto da società che si occupavano di rifiuti nel Nord Italia, cooperative sociali, quattro appartamenti. E c'era pure il chiosco sede dell'impresa individuale “Al chioschetto” di Daniela Bellacicco, nuora di Abbate. Il sequestro non ha cambiato le cose. Il chiosco era ed è rimasto degli Abbate che si sono pure "allargati" piazzandovi una tenda e dei tavolini accanto.

Qualche giorno fa nei guai è finito nei guai un altro rampollo della famiglia, Antonino, classe '83. Lo hanno beccato con un chilo e mezzo di cocaina. Lo avevano visto bazzicare in maniera sospetta davanti al chiosco. Ancora quel chiosco. Stamani, la svolta. Su ordine del questore Nicola Zito è stata spazzata via quell'impronta di illegalità dal quartiere.

È un segnale forte. Chissà se sarà un contributo per il cambiamento. Se provi a chiedere informazioni a piazza Kalsa i più non si sono accorti di nulla. Eppure una gru che solleva un chiosco non è una scena consueta. Alcuni addirittura quel chiosco giurano di non averlo mai visto prima. Fin quando non si avvicina un anziano. È appena uscito dal centro sociale “L'Isola che c'è” proprio di fronte al chiosco che non c'è più. “Se lo sono portati via, poliziotti, vigili. Tutti c'erano”. È un segnale anche questo. Come lo è un chiosco demolito nella discarica di Bellolampo.

Nel pomeriggio è arrivata una nota dell'avvocato Mauro Barraco che pubblichiamo integralmente:  "Vi scrivo nella qualità di difensore di fiducia della signora Bellacicco Daniela per rappresentare che, in ordine all'articolo di oggi concernente la rimozione del chioschetto della Kalsa per asseriti traffici di stupefacenti, la mia assistita si dichiara totalmente estranea ai fatti ed al provvedimento eseguito odiernamente. Rappresento, inoltre, che da quasi tre anni il chioschetto era sotto sequestro e che in ordine alla validità del provvedimento il Tribunale di Palermo, sezione misure di prevenzione, non ha ancora deciso in ordine alla confisca (chiesta dalla Procura della Repubblica) ovvero al dissequestro (chiesto dalla difesa). Ribadisco che la signora Bellacicco non risulta essere indagata per i fatti di reato per cui è stata disposta la rimozione odierna e che la stessa gradirebbe che tale sua dichiarazione di estraneità venisse - per completezza di informazione - portata a conoscenza dei Vostri lettori".