Live Sicilia

parlano i deputati

Ex dipendenti Pdl, no ai Tfr
"Estranei alla vicenda"


Articolo letto 1.962 volte

Obbligati al pagamento di 300 mila euro per il Tfr ai dipendenti del gruppo parlamentare, i deputati del Popolo delle Libertà hanno fatto opposizione. La vicenda, quindi, si complica. E adesso potrebbe partire un vero e proprio processo.

VOTA
0/5
0 voti

300mila euro, d'asero, dipendenti, ex dipendenti, falcone, formica, pdl, tfr, vinciullo
PALERMO - Undici decreti ingiuntivi arrivati a metà luglio obbligavano i deputati del Popolo della Libertà a pagare 300 mila euro per i trattamenti di fine rapporto (Tfr) di dipendenti ed ex dipendenti del gruppo parlamentare all'Assemblea regionale. Ma il capogruppo Nino D'Asero, l'ex presidente dell'Ars Francesco Cascio e i deputati Marco Falcone, Salvo Pogliese, Vincenzo Vinciullo, Santi Formica (ora Lista Musumeci) e l'ormai parlamentare nazionale Fancesco Scoma hanno fatto ufficialmente opposizione.

"Siamo estranei alla vicenda”, questa la motivazione. Secondo i parlamentari del Pdl, infatti, i Tfr dei dipendenti (che effettivamente non sono stati pagati, almeno non del tutto) si riferiscono a rapporti lavorativi precedenti la loro elezione a parlamentari in alcuni casi, in altri, invece, i destinatari dei decreti ingiuntivi erano sì già diventati 'inquilini' di Palazzo dei Normanni, ma proprio per questo le somme per il pagamento dei dipendenti le avevano accantonate regolarmente.

Qualche deputato, però, sospetta che gli impiegati del gruppo “stiano pescando nel torbido”: “Non dicono che alcuni di loro non hanno mai svolto le funzioni per le quali erano stati assunti”. Diversa la situazione per gli ex An. Fino alla scorsa legislatura, infatti, i due ex partiti Alleanza Nazionale e Forza Italia, con la fusione nel Popolo delle Libertà sono rimasti, di fatto, separati in casa. Nonostante fossero confluiti entrambi nel grande partito di centrodestra, cioè, le casse sono rimaste separate: una affidata all'attuale deputato questore Salvo Pogliese (An) e l'altra all’ex capogruppo Innocenzo Leontini (FI), entrambi destinatari dei decreti ingiuntivi.

Proprio per questo Vinciullo, Falcone e Formica, che si sono rivolti ad un avvocato diverso da quello che sta seguendo il caso degli ex deputati di Forza Italia, hanno motivato la propria opposizione spiegando che con quei dipendenti loro non hanno mai avuto nulla a che fare. “Abbiamo anche presentato – dicono i deputati – le prove degli accantonamenti fatti negli anni”.

L'opposizione fatta dai deputati complica non poco la vicenda. Pur non bloccando il decreto esecutivo delle ingiunzioni (e cioè il pignoramento delle indennità parlamentari per pagare i Tfr), la richiesta di “sospensiva di immediata esecutività” avanzata dai deputati farà sì che i dipendenti del gruppo, adesso, dovranno fare esplicitamente richiesta per ottenere il pignoramento dei beni, e dovranno farlo singolarmente. Una sorta di “trappola”, come l'ha chiamata qualcuno dei lavoratori, “che ha l'obiettivo ben preciso di farci desistere per paura di essere altrimenti licenziati”. Il pignoramento, infatti, senza nessuna opposizione sarebbe stato automatico per legge.

Ma dal Pdl smentiscono categoricamente: “Ci stiamo solo difendendo da accuse infamanti – ha commentato Marco Falcone – ma è vero che ormai essendo venuto meno il rapporto di fiducia con quei dipendenti, sarebbe opportuno che la presidenza dell'Assemblea decidesse di assegnarli a qualche altro gruppo. Ne stiamo discutendo”. Nessun licenziamento, quindi, ma per i parlamentari 'accusati', quei dipendenti al Pdl non possono più restare.