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Totorimpasto

La coperta corta di Crocetta
Col sì al Pd via mezza giunta


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crocetta, pd, rimpasto, Politica
PALERMO - Una cosa è certa. Il presidente dovrà scegliere. E a quel punto scoprirà che la coperta è corta, anzi cortissima. Già, perché sullo sfondo della “guerra” fatta di incontri e rivendicazioni con i vertici del Pd, c’è mezzo parlamento che attende. Crocetta dovrà scegliere, insomma. Le opzioni, al momento, sono sostanzialmente tre. E ognuna di queste porta con sé controindicazioni, e allo stesso tempo esclude le altre.

La prima: Crocetta può scegliere di non operare il rimpasto. E in quel caso, probabilmente, si troverebbe contro solo il proprio partito. È il Pd, infatti, ad aver rivendicato fortemente la necessità di un “rafforzamento” della giunta, una matrice più politica dell’esecutivo. E proprio la trasparenza con la quale la richiesta è stata avanzata al governatore, in qualche modo, pregiudica un “passo indietro”. Il segretario Lupo, così come Antonello Cracolici, infatti, hanno messo sul piatto la propria autorevolezza e la forza all’interno del partito. Rinunciare al rimpasto (anche se si trattasse di un “rimpastino”) sarebbe per loro una chiara sconfitta. E il braccio di ferro di oggi, col governatore e il segretario impegnati in convocazioni incrociate (la maggioranza martedì, il partito lunedì) non sembra far presagire nessun ripensamento.

Nonostante l’accorato appello di Crocetta, affidato a un “pizzino”. “Quando ad esempio mi sento dire, - scrive Crocetta - in nome di interessi di questo o quel partito, che debba accantonare l'interesse della Sicilia, io ritengo di trovarmi di fronte a discorsi arroganti e prepotenti che sono solo generatori di conflitti e quindi di violenza sia pure verbale, politica e di scontri che non ci aiutano a crescere. La verità è che non c'è alternativa rispetto al dialogo e al confronto. Chi sceglie una linea integralista in nome di qualcosa, sposa la violenza e la prepotenza e danneggia i processi di crescita, civile, culturale e sociale”. Un richiamo alla “pace”, forse un po’ tardivo. “A volte rimango esterrefatto – ha aggiunto Crocetta - per parole che nascondono un'arroganza e un'assenza tale di pluralismo che fanno inorridire. Naturalmente, in nome dell'interesse del partito. Solo che, chi vuole fare la rivoluzione, come noi, non può permettere ad alcun gruppo di occupare le istituzioni e il ruolo dei rappresentanti eletti direttamente dal popolo. Non c'e' libertà e democrazia al di fuori del rispetto delle leggi. Lo si può fare in nome di qualsiasi cosa, ma la sostanza non muta e io spero che la ragione prevalga dentro il quadro della civiltà e del confronto lento e continuo delle istituzioni, a cui stiamo assistendo: diamoci tutti una calmata!”.

Diamoci una calmata. Ed è evidente, anche alla luce delle recenti polemiche (e anche dei passati “pizzini”) che i destinatari dell’ecumenico invito del governatore siano proprio i dirigenti del Pd. Ma proprio nei minuti nei quali quel messaggio appariva su Facebook, il segretario Lupo ribatteva molto duramente: “Lunedì è convocata la direzione del Pd. Il presidente ha ben chiare le nostre richieste: un rafforzamento del governo. Adesso, ci faccia conoscere le sue intenzioni entro questa settimana, o il partito prenderà le proprie decisioni”.

Così, si riaffaccia l’ipotesi di un impegno più “blando” del Pd in Aula. Una sorta di appoggio esterno. Una “valutazione provvedimento per provvedimento”, come svelava qualche deputato democratico pochi giorni fa. In una parola: addio alla maggioranza. Nei mesi in cui, invece, servirà un parlamento coeso, in vista di provvedimenti molto delicati: dai Precari alla Formazione, passando ovviamente dai lavori sul Bilancio.

Vuoi per una questione di numeri, quindi, vuoi per esigenze di natura più strettamente “politica” (Crocetta, dirigente del Pd, potrebbe rischiare di perdere l’appoggio proprio del proprio partito), l’impressione è che il governatore, alla fine, dica di sì alle richieste dei democratici. E del resto, già nei giorni scorsi aveva chiesto: “Facciano i nomi”.

A questo punto, però, davanti a Crocetta si aprono le altre due possibilità. Potrebbe fermarsi lì. Ricomporre la frattura col partito, ed eventualmente aprire a un altro, o due innesti. Ipotesi da non escludere. Ma che aprirebbe necessariamente altri fronti “di guerra”. Con gli altri gruppi all’Ars pronti a rivendicare l’ingresso nell’esecutivo. Rivendicazioni che potranno essere formalizzate nel vertice di maggioranza già convocato per martedì prossimo.

È questa la terza ipotesi. Che si tradurrebbe nello stravolgimento di almeno metà della giunta. Un’idea che Crocetta aveva respinto seccamente nei giorni scorsi anche per non trovarsi in mezzo a un logorante tiro alla fune tra alleati. Eppure, anche oggi, i responsabili dei gruppi di maggioranza sono stati molto chiari. “Ho visto Crocetta stamattina – racconta Marco Forzese – e, dandomi una pacca sulla spalla, mi ha confermato che rispetterà la parola data”. La “parola” riguarda le dichiarazioni di qualche giorno fa del governatore: “Drs e Articolo 4 hanno più diritto degli altri partiti a entrare in giunta”. “Confido – ha aggiunto Forzese – nella serietà del presidente. Io confermo che sono pronto a dimettermi da presidente della prima commissione all’Ars”.

Intanto, un po’ a sorpresa, nel giochino entra anche Pippo Gianni: ““Il rimpasto nel governo Crocetta – ha dichiarato - farebbe assumere maggiore responsabilità ai partiti della coalizione. Sarebbe anche un segnale di un’efficace “spending review” atteso che dodici tecnici in Giunta di fatto costano come altrettanti parlamentari. Ritengo sia utile una revisione alla squadra di Rosario Crocetta ed auspico che col vertice di maggioranza, oltre a verificare con serietà lo stato di attuazione del programma di governo, si proceda a definire un’agenda per implementare le riforme di cui ha bisogno la Sicilia”. Gianni, al momento, fa parte del gruppo Misto all’Ars, ma fa riferimento al Centro democratico di Tabacci. Una forza politica che, secondo alcuni rumors, presto potrebbe organizzarsi anche a Sala d’Ercole come nuovo gruppo. E sostenere la maggioranza, un po’ come avvenuto proprio per i Drs e Articolo 4.

Un rebus, invece, la posizione dell’Udc. In realtà, i centristi non sono entusiasti di fronte all’idea di un rimpasto. Al momento, tutto sommato, gli assessori di riferimento sono ancora tre, nonostante il gruppo all’Ars si sia man mano un po’ assottigliato. Una rimodulazione della giunta potrebbe mettere in discussione anche la quota del partito. Senza contare che, tra i deputati dell’Udc, c’è molta curiosità nei confronti delle vicende nazionali, che potrebbero ridisegnare il quadro politico. Insomma, l’Udc non ha fretta. Ma una certezza: “Se Crocetta chiama in giunta deputati del Pd – rivela sottovoce un parlamentare regionale – dovrà dire di sì anche all’ingresso di deputati dell’Udc”. E a quel punto, la coperta di Crocetta sarà diventata cortissima.