Live Sicilia

La polemica

Il Megafono fa festa
ma il Pd non si diverte


Articolo letto 7.041 volte
VOTA
2.6/5
8 voti

giuseppe lupo, megafono, pd, rosario crocetta, Politica
PALERMO - Invitarlo, l'hanno invitato. E a dire il vero, il suo nome si legge persino nel programma ufficiale. Ma Giuseppe Lupo alla grande festa del Megafono che apre i battenti domani a Catania non andrà. E in effetti, con l'aria che tira, sarebbe difficile immaginare il contrario.

Dopo la sostanziale rottura delle trattative sul rimpasto con il governatore e il tentativo di “congelamento” sostanzialmente imposto da Rosario Crocetta e tutt'altro che concordato con il partito, i rapporti tra il Pd e il governatore sono tornati ai minimi. Lupo continua a ripetere che la giunta a giudizio del Pd può essere migliorata, Crocetta, con la consueta misura, la definisce “la migliore del Dopoguerra”. Le distanze restano intatte, insomma. E i dolcetti arabi sgranocchiati a casa del governatore a Tusa sono rimasti indigesti al segretario e al capogruppo Baldo Gucciardi, che fino all'ultimo hanno cercato una mediazione. Tanto da spingere Lupo a rimandare la direzione fissata per lunedì scorso. Scelta che non è piaciuta all'area Nuovo Corso, guidata da Angelo Capodicasa e Mirello Crisafulli, che adesso affilano le armi in vista della prossima. E che sono pronti a tornare alla carica proprio sul “caso Megafono”.

Anche Lupo sulla vicenda non intende fare sconti. “Il deliberato della commissione nazionale di garanzia va rispettato senza modificare neppure una virgola. Il Megafono non può essere un movimento alternativo o peggio antagonista del Pd”, dice il segretario. E c'è da scommettere che la querelle sul Megafono, rimasta sotto traccia nelle ultime settimane, tornerà prepotentemente d'attualità alla direzione, convocata dal segretario per il prossimo lunedì.

Lupo non era l'unico esponente del Pd invitato alla festa catanese, una grande kermesse con un parterre di tutto rispetto, che andrà avanti fino a domenica. Il programma infatti prevede anche interventi dei deputati regionali catanesi Anthony Barbagallo e Concetta Raia, e del presidente della commissione Sanità Pippo Digiacomo. Il primo non ci sarà, perché all'estero. Anche Digiacomo non parteciperà, impegnato fuori dalla Sicilia. E pure Concetta Raia fa sapere che darà forfait. “Purtroppo in quei giorni c'è l'assemblea nazionale del Partito democratico”, spiega la deputata. Coincidenza temporale significativa, che offre l'immagine di un movimento, quello di Crocetta e Lumia, che si caratterizza sempre più come autonomo rispetto al partito. “Si comportano come un movimento vero e proprio, un po' fuori dagli schemi del Pd, che peraltro quest'anno non ha fatto feste in Sicilia per via delle fibrillazioni”, osserva la Raia. Ma proprio l'eccessiva autonomia del Megafono era stata censurata il 23 luglio scorso dalla commissione nazionale di garanzia del partito, presieduta da Luigi Berlinguer. Che si era espressa in modo critico, ad esempio, sulla costituzione di gruppi consiliari autonomi.

Il disposto della commissione nazionale avrebbe dovuto indurre Crocetta, nelle aspettative dei democratici, ad adeguarsi a quanto deciso dal partito. Ma da allora a oggi di grandi novità non ce ne sono state. E il Megaforum, la festa in grande stile che oggi si apre alla Terrazza Ulisse, si trasforma in benzina su un fuoco mai spento, ma solo parzialmente sopito in attesa di una mediazione mai arrivata.

Mirello Crisafulli fu uno dei promotori dei ricorsi sui quali si pronunciò a luglio al commissione di garanzia. Oggi, il politico ennese non vuole aggiungere altro. “Sulla vicenda del Megafono ho già detto tutto quello che c'era da dire. C'è un pronunciamento della commissione di garanzia e non si può certo fare finta di niente”.

Con queste premesse, la direzione di lunedì sembra destinata a trasformarsi in una sorta di processo politico al presidente. Tanto che qualcuno come il renziano Fabrizio Ferrandelli ha avuto da ridire sostenendo che forse sarebbe stato meglio aspettare il vertice di maggioranza convocato per l'indomani. Ma si sa, nel Pd, si riesce a trovare il disaccordo su tutto, visto che ancora ieri mattina gli esponenti della corrente Nuovo corso continuavano a definire un errore la scelta del segretario di rinviare l'assise di lunedì scorso.

L'ultima volta, alla direzione dello scorso luglio, le premesse erano simili ma Crocetta fece irruzione prendendo in contropiede i compagni di partito, e come di consueto, piuttosto che difendersi preferì attaccare. Non è detto che il governatore lunedì ci sarà. Intanto, però, con uno dei suoi “pizzini della rivoluzione”, il presidente ha invitato ad abbassare i toni. “Diamoci tutti una calmata”, ha scritto Crocetta, ragionando su come “non c'è alternativa rispetto al dialogo e al confronto”. Come segno di buona volontà, il presidente ha convocato per martedì la riunione di maggioranza auspicata dal Pd. Basterà questo a stemperare i toni della discussione di lunedì prossimo?