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Caltanissetta

Rapporti mafia-politica
Parla l'ex boss di Niscemi


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il pm di Caltanissetta Sergio Lari
NISCEMI (CALTANISSETTA) - Giancarlo Lucio Maria Giugno, 54 anni salta il fosso. Il boss di Niscemi, dal maggio di quest'anno sottoposto al regime del 41 bis, parla ora con i magistrati, di mafia e degli ambienti politici locali e regionali. La notizia, trapelata dagli ambienti giudiziari, è di qualche ora fa ed il mondo politico nisseno inizia a tremare. È evidente che ci vorrà tempo perché le dichiarazioni di Giugno trovino riscontri da parte degli inquirenti coi quali il reggente di Cosa Nostra di Niscemi dialoga da una località segreta.

"Stiamo vagliando le dichiarazioni che Giugno ha reso alla Dda di Caltanissetta e Catania - parla a denti stretti il Procuratore di Caltanissetta Sergio Lari a 'La Sicilia' -. Ma non possiamo dire che è un collaboratore di giustizia. Resta un detenuto sottoposto al 41 bis". Uno stato confermato dal fatto che "nei confronti di Giugno non è stata applicata nessuna forma di tutela riservata ai pentiti". E precisa: "Quando un soggetto ammette di avere commesso un reato e non accusa terzi non è un collaboratore di giustizia".

Chi è Giancarlo Giugno. È ritenuto il numero uno di Cosa Nostra a Niscemi. Il suo nome già a partire dagli '90 figurava nelle più importanti inchieste di mafia condotte tra Caltanissetta e Catania. Fu consigliere comunale della Democrazia Cristiana. A maggio di quest'anno l'allora ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, accogliendo la richiesta della procura distrettuale di Catania, ha sottoposto Giugno al carcere duro.

Il provvedimento fece seguito ad una serie di ordinanze di custodia cautelare in carcere eseguite dalla squadra mobile di Caltanissetta nei confronti di esponenti di Stidda e Cosa nostra, nelle quali Giugno risulta mandante di alcuni omicidi. Giugno è stato arrestato nelle operazioni di polizia denominate "Leopardo" (anno 1992), "Rinascita" (1992), "Ricostruzione" (2001), "Apogeo" (2004), "Plebis" (2007), "Rewind" e "Colpo su colpo" (2013). Prima del provvedimento adottato dal guardasigilli, Giugno era recluso nel carcere Bicocca di Catania. A luglio, sempre di quest'anno, la sezione misure di prevenzione della questura di Caltanissetta gli ha sequestrato beni per centinaia di migliaia di euro.