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L'analisi del corriere della sera

Smaltimento della Concordia?
Per Palermo non è un affare


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PALERMO – Dal raddrizzamento della Costa Concordia alle operazioni di smantellamento di un colosso dei mari. Ed ecco il riaprirsi del ‘toto-porti’. Si è riaccesa infatti, già a poche ore dal termine delle prime operazioni sul relitto, la corsa al più che appetitoso boccone rappresentato proprio dalle operazioni di smantellamento dell’immensa nave da crociera, naufragata sulla costa dell’isola del Giglio nel gennaio del 2012. Ad affacciarsi, adesso, c’è però l’ipotesi che questa ‘gara’ da 540 milioni di euro non sia altro che un’immensa bufala. E vincerla potrebbe non essere poi così conveniente.

A sollevare il dubbio è stato il ‘Corriere della Sera’ che sulle proprie colonne ha analizzato il documento ufficiale sulle operazioni di smaltimento del relitto. Il testo in questione si intitola ‘Analisi tecnico-economica delle ipotesi di gestione del relitto della Costa Concordia dopo le operazioni di galleggiamento” ed è stato scritto nell’aprile di quest’anno da Fincantieri su richiesta del ministero dello Sviluppo Economico. Il documento – secondo l’analisi del Corriere – fugherebbe ogni dubbio circa il destino della nave da crociera e se fosse così, Palermo, Piombino, Genova e Civitavecchia starebbero quindi correndo una gara senza meta dove tutto è già stato deciso.

Ecco cosa si legge nel testo: “Fincantieri ha da tempo manifestato la sua disponibilità ad accogliere il relitto solo per attività connesse al disinquinamento ed alla sua messa in sicurezza, per consentirne in seguito il trasferimento presso altri cantieri mediterranei specializzati in demolizioni navali, già individuati dai proprietari del relitto, gli assicuratori, al pari di quanto oggi avviene per ogni altra unità, di bandiera italiana e non, da avviare alla demolizione”.

Quando si parla di disponibilità da parte dell’azienda ad accogliere il relitto, si allude ovviamente al porto di Palermo. C’è da considerare infatti che “Fincantieri non è solo proprietaria di fatto del porto del capoluogo siciliano – fa notare il Corriere - ma è anche il principale partner industriale di Costa Crociere e ha in portafoglio due commissioni per realizzare due nuove navi. I suoi interessi insomma sono quelli dell’armatore”. Va considerato, inoltre, - come si legge ancora nel documento - che gli altri porti italiani in gara, tra cui quello di Piombino, il principale concorrente, sono inadatti strutturalmente ad accogliere l’immensa mole della nave da crociera.

Palermo, allora, avrebbe già vinto anche al netto di qualsiasi iniziativa che il governo regionale si è impegnato a muovere verso i vertici di Roma, specialmente dopo l’approvazione in Sala d’Ercole di una mozione del Movimento 5 Stelle sulla necessità di spostare la Concordia proprio a Palermo.

Come dicevamo però si tratterebbe soltanto di una vittoria di Pirro. Il capoluogo siciliano andrebbe infatti soltanto a ‘ospitare’ il relitto, come si legge nel documento, e non a demolirlo. E il ‘Corriere’ spiega anche il perché: “Fincantieri non è certo entusiasta di avere la nave nel ‘suo’ porto perché i lavori di demolizione provocherebbero per lunghissimo tempo il blocco di ogni attività di cantiere e costringerebbero a collocare in cassa integrazione straordinaria parte delle proprie maestranze e contemporaneamente a fare ricorso a centinaia di risorse esterne specializzate in demolizione navale”.

Per quanto allora la struttura del porto palermitano sia l’unica in grado di accogliere un colosso del mare come la Concordia, su di essa graverebbe comunque la mancanza di tecnici esperti nel campo della demolizione. Se le stime riportate nel documento Fincantieri dovessero quindi rivelarsi esatte il ghiotto appalto verso cui cercano di correre i maggiori porti del Tirreno sarebbe al contrario un enorme problema e Palermo non sfuggirebbe a questo ragionamento. Sarebbe dunque per questo – conclude il Corriere – che la Concordia si troverebbe solamente a passare per il bacino del capoluogo siciliano spostandosi poi verso un porto specializzato probabilmente in Turchia.