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l'INTERVISTA

Cocilovo: "Io che c'entro?
Il Pd si sganci da Crocetta"


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PALERMO - “Sono stupito”. Luigi Cocilovo è finito ieri dritto dritto dentro la macedonia di accuse, rivelazioni e rivendicazioni del presidente Crocetta, scatenato al Megaforum di Catania. Ma anche oggi, “a freddo”, l'ex segretario nazionale della Cisl e vicepresidente del Parlamento europeo, chiamato in causa dal governatore (“se avessi ascoltato i dirigenti del Pd, avrei in giunta Rinaldi, Bellomo, Cracolici e Cocilovo”) non si spiega l'attacco: “Ma io, che c'entro?”

Già, che c'entra?
“Non ho capito, con tutto il rispetto, alcuni accostamenti. Bellomo è oggetto di un provvedimento cautelare. Rinaldi, anche se non indagato, credo sia stato tirato in ballo dal presidente per le vicende legate alla Formazione professionale. Ma io che c'entro? Mi stupisce molto”.

Il presidente Crocetta parla di lei come un “pericolo scampato”...
“Io ricordo che il mio nome fu fatto tra i possibili componenti dell'esecutivo. Ma il 'no' fu legato alla scelta di non fare entrare politici in giunta. Tutto qua”.

Al di là della sua vicenda personale, come giudica le dichiarazioni del presidente, a pochi giorni da una direzione regionale che si prospetta infuocata?
“Io penso che Crocetta sia ormai in preda a un vero e proprio delirio di onniipotenza. E una contraddittorietà e una mancanza di chiarezza nelle scelte”.

A cosa si riferisce?
“Il presidente rivendica di volere salvare questo profilo 'non politico della giunta'. Beh, ma lui è un politico. Non è mica un tecnico. La verità è un'altra”.

Quale?
“Sotto la coeprta dei 'tecnici' si nasconde solo il tentativo di andare avanti con un governo monocratico. Dove governa e decide solo lui”.

Il suo partito da tempo lamenta proprio questo.
“Certo. E non è ovviamente per una questione di poltrone. Il modo di governare scelto da Crocetta, di sicuro, non sta giovando ai siciliani. E in effetti si può dire che fino a oggi non sia stato risolto nessun problema. Si è andati avanti solo con i proclami”.

Ma il Pd, adesso, ha chiesto ufficialmente un rafforzamento politico dell'esecutivo. Lei pensa che Crocetta alla fine cenderà?
“Io penso che il tema sarà discusso ampiamente nel corso della direzione di lunedì. L'idea del Pd è quella di rafforzare l'ossatura del governo e consentire così una maggiore coesione tra la giunta e la maggioranza. La reazione di Crocetta finora è stata incomprensibile. E dannosa per la Sicilia, che ha bisogno di armonia”.

Ma se Crocetta continuasse a dire di no al rimpasto? Il partito, a quel punto che farebbe?
“Posso dirle come la penso io. Credo che se Crocetta continuerà su questo strada, il partito abbia l'esigenza di dissociare la propria responsabilità dagli scarsi risultati e dall'inefficienza di questa esperienza di governo. Il Pd, insomma, non può essere considerato il responsabile dei ritardi e degli errori governo. Insomma, se non si trova una soluzione positiva, il Pd deve prendere le distanze dal governatore”.

Cosa significa? Il Pd è pronto a ritirare i suoi assessori? A non garantire più la maggioranza al governo?
“Gli assessori decideranno, se vogliono, in piena autonomia. Il Pd potrà assicurare la massima responsabilità sui singoli provvedimenti. Ma dovrà necessariamente sganciarsi. Non può continuare, il mio partito, a essere considerato il responsabile di qualcosa a cui non si è partecipato”.