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I RETROSCENA

Il racconto di una sera da incubo


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Testimonianze e intercettazioni. Ecco come i carabinieri hanno sgominato la banda.

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PALERMO - Vittima e presunta carnefice si era conosciuti qualche anno prima della rapina. La Guercio, titolare di una macelleria a Sferracavallo, nel 2008 le aveva chiesto un prestito. Diciassette mila euro per fronteggiare le sue difficoltà economiche. Soldi mai più restituiti.

Il 6 marzo 2012 la vittima riceve una telefonata dalla Guercio. Finalmente vuole sistemare la faccenda del prestito. Dieci minuti dopo le venti si presenta in casa della vittima. Mezz'ora dopo suonano al citofono. “Sarà mio marito”, la rassicura la Guercio. La donna apre la porta e si trova davanti un tizio con un cappellino che gli copre parte del viso. “C'è da firmare una notifica”. Dietro di lui si materializzano altri due uomini.

La sbattono contro il muro con violenza e pronunciano alcune frasi, rimaste impresse nella memoria della donna: “Chi è questa?, ma che ci fa, mio zio mi ha detto che era sola”. Poi, legano entrambe, mani e piedi, con del nastro isolante e le scaraventano sul letto. Rovistano armadi e cassetti. “Sono sieropositivo e se non mi dai i soldi ti ammazzo”, dice minaccioso uno di loro.

Squilla il telefono e i tre scappano. Non ci vuole molto a scoprire che si sono portati via soldi e gioielli. Una parte dei preziosi li aveva venduti un mese prima ad un gioielliere.

Nei giorni successivi, la Guercio salda una serie di debiti con il fruttivendolo, il salumiere e altri commercianti della borgata di Sferracavallo. Il 20 marzo si rifà viva con la vittima che le chiede spiegazioni. “Ho vinto al Gratta e vinci”, è la riposta. E le annuncia che presto le avrebbe restituito i 17 mila euro.

Nel frattempo i militari estrapolano le immagini della telecamera di un negozio e individuano i tre arrestati di oggi. A casa di Antonino Vassallo trovano la valigia della vittima, la borsa Louis Vuitton e un orologio. A casa di Sciurba, invece, c'è un anello con pietre incastonate che la vittima riconosce subito come parte della refurtiva.

Il resto lo hanno fatto le intercettazioni dei giorni successivi. Sciurba: “Sei cretino, lo stesso fatto di Agrigento... mia sorella diceva che ci sono i carabinieri”. Vassallo: “Per cosa immaginavi, per quale lavoro?... cioè dopo quindici mesi ci hanno scoperto... nella valigia col nome di lei... c'è il nome di lei...”. Bruno: “Non lo vedi che c'è il nome di lei, buttala”.

Poi, Sciurba pronuncia una frase che apre nuovi fronti investigativi: “... fra questa e quella cinque anni non me li leva nessuno”. E Vassallo aggiunge: “Mi vedo con la valigia... minchia cinque chili d'oro ci siamo portati”.

E non è tutto il giorno in cui la Guercio viene convocata dai carabinieri, vassallo le si avvicina. “Non ci conosciamo Giu... lo so che sei una femmina di bella”. Risposta: “Ci mancherebbe”. E Bruno non nasconde le sue paure: “Basta che c'è una dichiarazione, che lei dichiara che noi... noi siamo nella merda e ci arrestato”. E Vassallo conclude: “Oggi domani noi usciamo la butto sotto terra”.