Live Sicilia

crocetta-democratici

"Toccati troppi interessi, la mafia vuole farmi 'saltare'
Pronto al dialogo, ma il Pd non può lasciarmi solo"


Articolo letto 6.851 volte
crocetta, mafia, pd, Politica

di ACCURSIO SABELLA - Il presidente Crocetta su Facebook: "Cosa nostra non scherza, ma io non intendo abdicare al mio ruolo. Le mediazioni infinite non mi interessano, voglio essere leale con gli alleati e fedele al mio partito. C'è ancora, nel Pd, un dirigente di buon senso?". La replica di Lupo: "Abbiamo chiesto al presidente il rafforzamento della giunta. Attendiamo una risposta. Nella lotta alla mafia siamo da sempre in prima fila. Crisafulli: "Lui lavora per il Megafono".

VOTA
2.7/5
12 voti

PALERMO - L'asticella si alza ancora un po'. E nello scontro politico-dialettico tra Crocetta e il Pd, adesso, entra anche la mafia. Sullo sfondo, per carità. Ma nell'ultimo “pizzino” pubblicato su Facebook, ecco affiorare un nuovo tema: l'azione portata avanti dal governo regionale avrebbe toccato interessi radicati e le ataviche inclinazioni all'illecito. Oltre a una sorta di “comunanza di interessi” che coinvolgerebbe anche gli esponenti del “suo” partito. Ai quali Crocetta lancia, apparentemente, un ponte. Un tragitto per il dialogo: “C'è ancora un dirigente di buon senso?”, dice. Dopo, però, avere ammonito: “La mafia vuole farci saltare. Un rischio isolare il mio governo”.

Nuova carne al fuoco, quindi, per la direzione di lunedì che si preannuncia  davvero infuocata: “In molti pensano – scrive Crocetta - che il governo e il potere delle istituzioni coincidano.Dovrebbero coincidere! Quando in una società non esistano poteri paralleli che gestiscono, dall'interno e dall'esterno delle istituzioni, un potere reale, insidioso, spesso legato al malaffare e agli affari, da realizzare con metodi leciti e illeciti. In tali contesti il governo diventa apparenza, forma, gli amministratori diventano pupi, dietro i quali fare passare poi interessi reali, gli arricchimenti facili, lo spreco e l'accaparramento di risorse pubbliche”.

Ma già pochi giorni fa, Crocetta aveva avvisato: “Io non sarò il 'pupo' di nessuno. Già c'è da fare la rivoluzione. Una rivoluzione già iniziata, secondo il governatore, ma che inevitabilmente si scontra con resistenze interne ed esterne: “Il mancato versamento di 40 milioni di euro di Novamusa – dice ad esempio - alla Regione, passava attraverso decisioni formali o attraverso metodi di fatto golpisti degli intrecci degli interessi tra privati o altri? Il “metodo Giacchetto” della spartizione di risorse, - aggiunge - è passato attraverso atti formali o attraverso una lenta quanto corrosiva azione quotidiana di prebende, spartite tra coloro che contano. Il sistema della formazione, che si è vantato di una situazione apparentemente innovatrice - con i famosi costi standard - oppure è passato attraverso interessi di singoli politici, singoli imprenditori, ed altri? E potremmo continuare all'infinito, nel gioco ipocrita dei minuetti del Palazzo, dove non vengono mai chiari gli intenti, la visibilità, l'appartenenza, la corrente - che non è quella elettrica che è meno pericolosa - ma quella invece armata che sta all'interno di ogni partito, gli intrecci amichevoli, interessi comuni”.

Ecco quindi la prima chiara “stoccata” al Pd: le correnti di partito sono più pericolose delle scosse elettriche. “Solo che io – prosegue Crocetta - mi sono candidato a presidente per fare la rivoluzione, mi rendo conto che il potere reale non sta nel governo ufficiale della cosa pubblica, ma in tanti altri poteri, compreso quello mafioso che non scherza affatto e che ci vuole fare saltare e, pertanto, non intendo assolutamente abdicare al mio ruolo, sono presidente e lo voglio fare con tutte le prerogative che la legge garantisce, le mediazioni infinite non mi interessano, voglio essere leale con gli alleati e fedele al mio partito”.

Ecco, quindi la mafia. Che cala persino sui temi più squisitamente politici legati a un'eventuale ritocco alla compagine di governo: “Ma il mio partito – ammonisce infatti Crocetta - non mi può lasciare solo, deve aprire un tavolo di confronto, e io sono qui, pronto a discutere, a chiarire, a guardare insieme i rischi dell'isolamento dell'azione di governo, che è difficile e rischiosa. C'è ancora qualche dirigente di buon senso nel Partito Democratico siciliano? Se ancora c'è, io sono qui”.

Una richiesta di dialogo, quindi, in qualche modo contenuta nel messaggio lanciato stamattina al segretario del partito Giuseppe Lupo: “La festa del Megafono – ha detto infatti Crocetta - non è in contrapposizione a nulla, su questo voglio rassicurare il segretario del Pd Giuseppe Lupo e pensare che lo sia è fuori dalla grazia di dio. L'iniziativa è stata programmata in tempi differenti rispetto all'Assemblea del Pd, che è il mio partito. C'erano impegni contrattuali ed economici con i fornitori – ha concluso - e non si poteva certo rinviare la manifestazione”.