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LA DIFESA

Omicidio di Enzo Fragalà
Ecco il video che scagionerebbe il presunto killer


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L'avvocato Filippo Gallina

Francesco Arcuri non sarebbe l'assassino di Enzo Fragalà. Lo sostengono i suoi avvocati che hanno scovato le immagini di una telecamera della polizia che lo avrebbe ripreso lontano dal luogo del delitto. Livesicilia ve le propone in esclusiva.

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PALERMO - Francesco Arcuri non sarebbe l'assassino di Enzo Fragalà. Lo sostengono con forza i suoi avvocati. Che sono andati oltre le parole e si affidano a un video.

Arcuri, indicato come il killer che uccise a bastonate il penalista palermitano, si sarebbe trovato altrove la sera dell'omicidio. E per dimostrarlo gli avvocati Filippo Gallina, Salvatore Vallone e Carmelo Ferrara hanno cercato, trovato e depositato al giudice per le indagini preliminari un video che ritrarrebbe Arcuri in via Domenico Guerrazzi, alla Zisa. Il filmato, di cui Livesicilia vi propone in esclusiva i passaggi decisivi, faceva parte del fascicolo di un altro processo che vede alla sbarra in Corte d'Appello capi e gregari della mafia del Borgo Vecchio e della Kalsa.

Nel febbraio 2010 i poliziotti piazzarono una telecamera davanti ad una fiaschetteria considerata luogo di ritrovo di mafiosi ed estorsori. Sono quattro i momenti che rischiano di riaprire il caso Fragalà. Alle 19,24 del 23 febbraio 2010 si vede un uomo che indossa un giubbotto viola entrare nel locale di via Guerrazzi. Alle 19, 49 esce dall'esercizio commerciale e si intrattiene per qualche minuto a discutere con altre persone. Poi, torna dentro il locale. Sono le 19,51. Alle 20, 46 esce di nuovo e stavolta l'uomo raggiunge, a piedi, la bottega di un fruttivendolo che si trova all'angolo opposto della strada. Le telecamere lo inquadrano mentre gesticola e parla al telefono. Alle 20,56 è a bordo di uno scooter, modello Sh 300 di colore bianco, che si allontana dalla strada della Zisa.

La difesa è certa: quell'uomo è Francesco Arcuri. Ed è pronta pure a chiedere un incidente probatorio affinché siano i periti a confermarlo. Non solo. Tengono in serbo un'altra prova: un giubbotto di Arcuri che sarebbe uguale a quello indossato dall'uomo ripreso nella fiaschetteria.

Se fosse davvero lui l'uomo delle immagini crollerebbe il castello accusatorio. Il filmato, infatti, copre un arco temporale che va dalle 19,24 alle 20,56 del 23 febbraio 2010. L'omicidio Fragalà sarebbe stato commesso intorno alle 20,30. Di certo c'è che alle 20,43 ai carabinieri veniva segnala la presenza a terra in via Nicolò Turrisi di un uomo sanguinante. Se Arcuri si trovava davvero alla Zisa non può essere stato lui a uccidere Fragalà colpendolo con un grosso bastone. Il killer lo attendeva sotto lo studio a pochi passi dal Tribunale.

Adesso toccherà al giudice Ferdinando Sestito accogliere o meno l'istanza di scarcerazione presentata dall'avvocato Gallina per assoluta mancanza di gravi indizi di colpevolezza. Inevitabile che le immagini saranno passate al setaccio da altri esperti. E bisognerà anche verificare se, qualora fosse Arcuri la persona filmata, non potrebbe avere avuto lo stesso tempo e modo di allontanarsi per commettere l'omicidio. "Impossibile", ribatte la difesa che ha allegato all'istanza di scarcerazione anche una planimetria del locale: non esistono uscite secondarie, alla fiaschetteria si accede solo dalla porta principale.

I pubblici ministeri Nino Di Matteo e Carlo Lenzi, coordinati dall'aggiunto Maurizio Scalia, sono chiamati a nuovi approfondimenti investigativi. A luglio scorso i carabinieri fecero scattare le manette ai polsi, oltre che di Arcuri, anche di Salvatore Ingrassia e Antonino Siragusa che avrebbero avuto un ruolo di appoggio nell'omicidio. Di loro i militari hanno acquisito delle immagini che li ritrarrebbero a pochi metri dal luogo del delitto.

E poi c'è l'intercettazione della conversazione avvenuta intorno alle 19 nel giorno del delitto. Gli interlocutori erano Arcuri, Ingrassia e Siragusa. “Na 'dda banna na strata unni si scinni”, diceva Siragusa che secondo l'accusa stava descrivendo l'ingresso del garage dove Fragalà è stato assassinato. “Ca ma fari … pustiu?”, chiedeva Arcuri, svelando, per gli inquirenti, il suo compito: si doveva appostare e colpire. Poi i tre discutevano di mezzi di trasporto in dialetto palermitano. Ingrassia: “...poi a bieniri chiddu”. Siragusa: “Picchi cu quali muturi a bieniri tu”. Arcuri: “...cu u scarabeo”. Siragusa: “... noooo”. Arcuri: “Comu faciti si chiddu a ghiccari poi u muturi … chi fa.... ninni iamu tutti tri ca machina?”. Siragusa: “Noooo viniemu tutti rui ca machina… iddu poi tu ri porti u muturi e iddu sinni veni cu mia...”. Ingrassia: “sì u muturi stava ca”.

Quindi la frase chiave dell'intercettazione. La pronuncia Siragusa: “... ancora chiddi unn'eè cuntu ca s'annu arricugghiutu cu u cuoso i lignu... viri se è ca”. Secondo gli investigatori, stavano parlando del bastone di legno con cui Fragalà è stato barbaramente assassinato. Anche su questo la difesa ha qualcosa da ridire. La moglie di Arcuri, infatti, si dice certa che la voce registrata non sia quella del marito.