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IL CASO

Scontro ambientalisti-Comune
sui lavori della Linea 3 del tram


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Le associazioni ambientaliste presentano un documento per chiedere di non avviare i lavori della linea 3 del tram, che collegherà la stazione Notarbartolo al Cep passando per viale Regione siciliana. Ma il Comune ribatte: "Impossibile fermarsi ora, rischiamo di dover restituire i soldi all'Ue".

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PALERMO - Il tram di Palermo non finisce mai di far discutere. Sei mesi fa il ritardo nel trasferimento dei fondi europei alla Sis, il consorzio di imprese che esegue i lavori, ha rischiato di far saltare tutto con i cantieri che hanno subito uno stop di una decina di giorni. Adesso il comparto delle associazioni ambientaliste palermitane lancia l’allarme sul possibile impatto negativo dell’infrastruttura in alcuni quartieri della città e in una lettera aperta alla giunta e al consiglio comunale chiede di rivedere i tracciati ancora da realizzare. Ma il presidente della commissione consiliare all’Urbanistica, Alberto Mangano, tronca sul nascere ogni volontà di stravolgimento del progetto bollando come “tardivo e ingeneroso” il documento degli ambientalisti, dato che “alcune criticità sono già state superate e altre dovevano essere esposte ben prima”.

Nel loro documento le associazioni (tra le quali si annoverano il Wwf, Legambiente, il Forum delle associazioni e il coordinamento Palermo Ciclabile) chiedono di bloccare l’avvio dei lavori della Linea 3, quella che, per intendersi, condurrà i passeggeri dalla Stazione Notarbartolo passando per corso Calatafimi, via Perpignano e viale Michelangelo fino al terminal del Cep. E i rilievi sollevati dagli ambientalisti trovano facile sponda nel malumore con il quale l’arrivo delle ruspe è stato accolto in alcune zone di Borgo Nuovo, in particolare in via Modica e in via Piazza Armerina, dove il cantiere a luglio è partito fra le lagnanze e gli striscioni di protesta di residenti e consiglieri di circoscrizione.

Quattro i punti dolenti che gli ecologisti affrontano nella loro lettera, così sintetizzati: “La perdita irreversibile delle preziose alberature che adornavano i viali attraversati dalle linee di collegamento di Borgo Nuovo e del Cep con la Stazione Notarbartolo; il rigido sistema di barriere installato a protezione dei binari che interferisce brutalmente con la circolazione autoveicolare, pedonale e ciclabile; la riduzione drastica della possibilità di immissione e uscita degli autoveicoli da e per la città, che compromette i rapporti tra la città a valle e quella a monte erigendo un vero e proprio muro invalicabile; l’incompatibilità, infine, del terzo sovrapassaggio pedonale, ancora da realizzare, con il complesso archeologico-monumentale dell’Uscibene”.

Dal canto suo, il consigliere Mangano, che ha presieduto le ultime riunioni tra la commissione Urbanistica e le associazioni ambientaliste convocate espressamente per discutere di questi aspetti, difende a spada tratta il progetto-tram e controbatte punto su punto alle critiche sulla Linea 3: “Ponendo per un momento in secondo piano – attacca il consigliere – il non indifferente aspetto che se l’opera non viene completata entro il 2015 dovremo restituire centinaia di milioni di euro all’Unione Europea, una cosa mi chiedo: negli ultimi sei-sette mesi abbiamo avuto tre incontri con le associazioni, l’ultimo il 29 agosto, e sono state individuate proposte e soluzioni per rispondere ai loro quesiti. Gli uffici tecnici dell’amministrazione, dell’Amat e della Sis hanno dato la loro disponibilità a rivedere alcune cose. Che senso ha, dunque, questa lettera così tardiva, scorretta e ingenerosa?”.

“Tra la corsia centrale e le corsie laterali della circonvallazione sono stati individuati cinque nuovi bypass per le auto da un lato e sei dall’altro – continua Mangano – adesso queste mini-varianti dovranno essere sottoposte, previo accordo tra l’Amat e la Sis, al vaglio del Ministero per ottenere il via libera definitivo, cosa che ritengo probabile perché non si tratta di grosse modifiche. Entro settembre l’iter dovrebbe andare in porto. Per quanto riguarda le alberature, martedì ci sarà un incontro specifico con l’assessore Giuseppe Barbera (all’Ambiente, ndr) per avanzare alle associazioni la nostra proposta sulle compensazioni da avviare nelle zone limitrofe sostituendo gli alberi tagliati”.

Mangano non crede che la città possa risultare “spaccata” a metà dalla realizzazione di un’opera per il trasporto pubblico: “È una sensazione che può durare finché durano i cantieri – dice – ma quando ci saranno i tram funzionanti una fetta considerevole del traffico stradale verrà trasferita sul sistema intermodale pubblico-privato che sta nascendo. Con il nuovo Piano Urbano del Traffico penseremo ad avviare questo sistema in maniera concreta. Sul complesso monumentale dell’Uscibene non credo che il terzo sovrappasso sia incompatibile, ritengo anzi che possa essere un’occasione per creare un collegamento diretto al castello e rendere fruibile questo pezzo di città che oggi versa in condizioni fatiscenti. Semmai mi preoccuperei – aggiunge Mangano – di sollecitare all’amministrazione la realizzazione di un parco archeologico. In consiglio abbiamo già dato un indirizzo bloccando un Prusst che progettava un albergo nell’area. Senza contare che il castello si trova a circa 200 metri dal sovrappasso”.

Il componente della commissione Urbanistica dà una risposta anche ai residenti di via Modica, scesi in strada assieme ai consiglieri di circoscrizione per chiedere che vengano aumentati gli attraversamenti pedonali e andare così incontro alle necessità di anziani e disabili: “Gli attraversamenti pedonali sono previsti ogni 300 metri – spiega – quindi ai cittadini viene richiesto di percorrere una distanza massima di 150 metri. Sarebbe impossibile interrompere la ferrovia ogni 50 metri. È solo una questione di abitudine, le barriere sono lì per proteggere non solo il tram ma anche i cittadini dal tram. Per piazza Armerina stiamo cercando di andare incontro ai residenti valutando uno spostamento dell’attraversamento pedonale, in virtù della presenza di negozi sul lato opposto. Non vedo invece la necessità di apportare modifiche in via Modica, piuttosto stiamo cercando di capire come facilitare l’accesso dei mezzi di emergenza”.

Nel dibattito interviene anche l’associazione “Mobilita Palermo”, da sempre attenta sui temi della mobilità e che ha seguito fin dal primo momento l’evolversi del travagliato percorso del tram a Palermo: “Le barriere protettive non sono un’esclusiva di Palermo – dicono dall’associazione –, si trovano anche nei sistemi tranviari di Firenze, Milano, Torino, Roma e Vienna. Le prevede la normativa per proteggere l’incolumità dei pedoni ed evitare l’invasione delle auto sulla strada ferrata. Nella sola via Leonardo da Vinci sono previsti cinque varchi per auto e sei fermate, in via Modica ci saranno due fermate e, all’incrocio, il terminal di piazza San Paolo. Le rampe sono carrabili e percorribili dai mezzi di soccorso sanitario e stradale. Per quanto riguarda le chorisie (le alberature di cui sopra, ndr) – concludono dall’associazione – esiste un protocollo tra l’Amat, l’assessorato all’Ambiente e l’Orto Botanico per salvare gli alberi che resistono allo sradicamento. Diversi sono già stati piantati in altre zone della città, alcuni anche al deposito Roccella”.