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OPERAZIONE DELLA DIA

Confisca al re dei supermarket
Allo Stato un impero da 700 milioni


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Giuseppe Grigoli

Vale una montagna di soldi il tesoro confiscato a Giuseppe Grigoli (nella foto), considerato il braccio economico del capomafia Matteo Messina Denaro.

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TRAPANI - Un patrimonio sterminato passa allo Stato. Vale settecento milioni di euro il tesoro confiscato a Giuseppe Grigoli, re dei supermercati e mente economica di Matteo Messina Denaro.

A mettere a segno una delle più grandi operazioni a livello nazionale  è il centro operativo di Palermo della Direzione investigativa antimafia, guidato da Giuseppe D'Agata.

Grigoli è stato condannato in appello a 12 anni di carcere. I suoi supermercati - era il gestore delle insegne Despar nella Sicilia occidentale - sarebbero diventate colossali lavatrici dei soldi sporchi del superlatitante trapanese. Fiumi di denaro utilizzati per riempire gli scaffali dei supermercati. E così la gente, comprando pana e pasta, contribuiva a ripulire il patrimonio di Cosa nostra. Un'idea tanto geniale, quanto redditizia.

Il provvedimento di confisca, emesso dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Trapani riguarda 12 società, 220 fabbricati (palazzine e ville) e 133 appezzamenti di terreno. Qualcosa come 60 ettari di terra.

Da titolare di una piccola bottega di alimentari, Grigoli ha costruito un impero. Era il lontano 1974 quando un incendio doloso gli distrusse il negozio. Fu allora che l'imprenditore avrebbe scelto di schierarsi dalla parte di Cosa nostra. Sarebbe diventato la gallina dalla uova d'oro per un capomafia come Messina Denaro che ha sempre avuto il pallino dei grandi affari. Grazie all'appoggio di un socio occulto dello spessore criminale del latitante, Grigoli sarebbe diventato il numero uno della grande distribuzione organizzata, accaparrandosi l'esclusiva del marchio Despar nella Sicilia occidentale. Fino a quando le inchieste giudiziarie non lo hanno travolto. Prima l'arresto, poi il sequestro, quindi la condanna in appello e oggi la confisca.

Quando la polizia arrestò Bernardo Provenzano e mise le mani sulla documentazione del capo di Cosa nostra, ecco che nei pizzini saltò fuori il nome di Grigoli. Matteo Messina Denaro si era speso in prima persona con il padrino per prendere le difese di Grigoli in una controversia che lo vedeva contrapporsi con un altro pezzo da novanta, il capomafia agrigentino Giuseppe Falsone. Era la prova che, secondo l'accusa, chi intralciava il cammino di Grigoli finiva per pestare i piedi a Matteo Messina Denaro.

Ecco l'elenco dei beni confiscati:
- Intero capitale sociale e complesso beni aziendali della “Grigoli distribuzione s.r.l” (compresi 353 unità immobiliari tra fabbricati, magazzini depositi e terreni)
- Quote di partecipazioni nelle società: “Società di gestione centro commerciale Belicittà a r.l”; “Ga.Gi.Vi. s.r.l.” (Canicattì), “Alimentari Provenzano s.r.l.” (Giardinello).
- Intero capitale sociale della “Gruppo 6 G.d.o. Srl” (gestisce direttamente 43 punti vendita con marchio Despar / Eurospar / Superstore / Interspar, e altri 40 punti vendita affiliati Despar in provincia di Agrogento e Trapani).
- Quote societarie nella "Despar Italia Consorzio a r.l"; "Frantoio di campagna srl"; "Grp srl; "Olio & oliva spa"; "Seal srl"; "Special fruit srl"; "Unica consorzio a r.l.".