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Gli assessori rimangono
Aperture dal centrodestra


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"Abbiamo lavorato bene, e in giunta ci ha indicato proprio il Pd". Mariella Lo Bello, Nelli Scilabra, Luca Bianchi e Nino Bartolotta non si dimettono. E il segretario Lupo avvisa: "Chi non esce dalla giunta è fuori dal Pd". Intanto dall'opposizione ecco qualche spiraglio a un "patto istituzionale" sulle riforme.

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PALERMO - Qualcuno si dice “offeso”, qualcun altro dice che “ci rifletterà su”, qualcun altro ancora che volerà a Roma per discuterne con i dirigenti. Una cosa è certa. Per il momento, i quattro assessori della giunta Crocetta in “quota Pd” rimangono al loro posto. Nonostante la decisione della direzione regionale che ha detto chiaramente: “Il Pd non ha più assessori in giunta. Quelli indicati dal partito, adesso, non lo rappresentano più”. Ma tra gli assessori, c'è chi rilancia, pur dicendosi pronto a prendere il primo aereo per tornare a casa. Luca Bianchi, invece, forte, forse, di alcune prese di posizione autorevoli del Pd nazionale (il viceministro Fassina lo difese apertamente, pochi giorni fa) ha puntualizzato: “Io non accetterò di stare in un governo che non è sostenuto dal Partito democratico. Adesso però è il caso che il partito faccia chiarezza. Coinvolgendo tutti gli interessati. Mi riferisco ai dirigenti nazionali, e a quelli regionali. Io sono in Sicilia, vorrei ricordarlo, proprio perché il partito, da Roma, me lo ha chiesto”. Insomma, Bianchi apre il varco per nuovi, possibili scontri dialettici nel Pd. Tra quello “nazionale” e quello “regionale”, insomma. “Domani sarà a Roma. Parlerò con i dirigenti”.

Al fianco dell'assessore all'Economia, invece, Nelli Scilabra si dice “offesa dalle parole del segretario Lupo che ci considera inadeguati. In questi mesi non ha scherzato nessuno. I siciliani oggi non possono permettersi di sopportare le conseguenze di una decisione del genere. Una decisione che, semmai, merita un referendum all'interno del partito. Io – prosegue l'assessore alla Formazione - non mi dimetto. Ci è stato chiesto di rispettare un programma, concordato col Pd. Le nostre nomine sono state concordate col Pd. Noi siamo quattro dirigenti del Pd. Non credo che ci sia qualcuno che si possa sentire 'più Pd' degli altri".

Netta sul tema “dimissioni” anche Mariella Lo Bello: “Io non mi dimetto”. L'assessore all'Ambiente ha poi snocciolato un po' di numeri a riprova dell'ottimo lavoro svolto: pratiche sbloccate e uffici messi in moto. Ma non è mancato il tema “politico”: “Vorrei ricordare – ha detto Mariella Lo Bello - che noi siamo qui non perché abbiamo vinto un concorso. Ma perché il Pd ci ha indicato, nominato. Io credo che tutta la coalizione ci deve dire grazie se non li abbiamo coinvolti nella rivoluzione della Formazione o dell'Ambiente. Gli abbiamo tolto qualche imbarazzo. Oggi non è più il tempo per gli equilibrismi. O si sta da una parte o dall'altra". Più disponibile a discutere la propria posizione, invece, Nino Bartolotta. L'assessore alle Infrastrutture, però precisa: “Io non ho problemi a dire che appartenevo all'area di Genovese. Ma la verità è che io sono stato scelto come segretario provinciale del Pd. Sono quindi il segretario di Rinaldi, certo, ma anche di Laccoto, di Panarello. Comunque sia – aggiunge Bartolotta – nelle prossime ore incontrerò Giuseppe Lupo e mi prenderò un po' di tempo per riflettere. Ho grande rispetto per il mio segretario e anche per il mio presidente. Se un mio passo indietro potrà servire a ricomporre questa crisi, sono pronto a farlo”. Si vedrà.

Fatto sta che, al di là delle singole posizioni degli assessori, resta sul tappeto il tema politico. E mentre i componenti della giunta Crocetta, a Palazzo d'Orleans, ribadivano la propria permanenza nell'esecutivo, a pochi metri, nelle sale di Palazzo dei Normanni, ecco nuovi venti di guerra. Di polemica. Il segretario Lupo, infatti, ha ribadito i concetti espressi (e approvati a larga maggioranza) in direzione in maniera ancora più perentoria: “La direzione - ha dichiarato il segretario - ha deliberato che il partito democratico non deve avere assessori in giunta. Chiunque non rispetterà questa decisione sarà fuori dal partito". Ma ce n'è anche per Crocetta: “O deciderà di iscriversi al gruppo Pd - dice Lupo - o è fuori anche lui". Ultima stoccata all'assessore Bianchi: "In Sicilia decide il partito siciliano, Bianchi ha lavorato bene ma nessuno è necessario: morto un papa se ne fa un altro".

Insomma, le distanze restano. Anzi, forse aumentano. Mentre i renziani attraverso le parole di Fabrizio Ferrandelli, chiedono al partito di mettere nel cassetto la questione del rimpasto, di pensare “alle cose che uniscono, piuttosto che a quelle che dividono”, e nel frattempo però si “sfilano” dalla decisione presa in direzione. “Siamo equidistanti tra il partito e il governo. Ma non possiamo permetterci di gettare a mare un'occasione storica come questa”. Tradotto: l'ex Idv, e i deputati Laccoto e Vullo rimangono parte della maggioranza.

Una maggioranza che non esiste più, a dire il vero, numeri alla mano. “Governerò chiedendo l'approvazione dei singoli atti – ha tagliato corto Crocetta – e se il Pd non voterà i provvedimenti che interessano ai siciliani, se ne assumerà la piena responsabilità”. Ma il presidente, probabilmente, ha altre sensazioni. Magari altre idee. Mentre infatti il deputato Forzese invita “Drs, Megafono e Articolo 4 a federarsi, per andare verso un partito diverso da quelli nazionali, che non servono alla Sicilia”, si fa strada un'altra ipotesi. Fallito il tentativo del governo al fianco dei grillini, infatti, il presidente Crocetta non ha mai, comunque, chiuso alle opposizioni. Anche quelle più marcatamente di centrodestra. “Io mi rivolgo al parlamento e al popolo siciliano”, ha spesso ricordato il governatore. Un appello che potrebbe essere raccolto da qualche forza in parlamento. Forze politiche, a dire il vero, assai meno critiche nei confronti del governo di quanto lo sia stato il Pd stesso. “La vera opposizione – ha detto il presidente – l'ha fatta il Pd. Le opposizioni sono state più responsabili”. E dal centrodestra, in effetti, ecco giungere qualche apertura. Nonostante le puntualizzazioni del capogruppo del Pdl Nino D'Asero (“siamo e restiamo all'opposizione”), infatti, non sono mancate le manifestazioni di disponibilità al dialogo. Nello Musumeci, pur giudicando in maniera molto dura l'operato del governo, ha aggiunto: “Il presidente della Regione venga in aula e dica qual è il nuovo perimetro della sua maggioranza, se ne ha ancora una. Altrimenti faccia un appello istituzionale che vada al di là degli schemi di partito, unisca il parlamento attorno ad alcuni punti prioritari e su quelli chieda la fiducia: solo così potrà sottrarsi davvero a quelli che lui stesso chiama "ricatti" del suo partito". Un “patto” che sembra essere gradito ad altre aree del centrodestra: "Ovviamente la scelta spetta ai partiti, a cominciare dal Pdl, e al governatore Crocetta – ha detto il deputato del Pdl Vinciullo – senza dimenticare il Movimento Cinque Stelle, che ha dimostrato, nell'isola, senso di responsabilità e attenzione vera ai problemi della nostra Regione". Problemi che sono tanti, dai precari alla spesa dei Fondi Europei: "Niente inciuci o accordi sottobanco – conclude Vinciullo - Ma un patto alla luce del sole, seguendo lo schema nazionale che sta dando buoni risultati”. Un appello che potrebbe essere raccolto dal governatore: “Io – ha detto Crocetta – sono il presidente di tutti. E sono sempre stato pronto, fin dall'inizio, a dialogare con tutti”. Una mossa che, insieme alle mancate dimissioni degli assessori, rischia di mettere in un angolo il Pd.