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I PIZZINI DEL PADRINO

Il latitante scriveva a Provenzano:
"I supermercati del mio paesano"


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L'analisi dei pizzini trovati nel covo del capo di Cosa nostra aveva portato gli inquirenti sulle tracce di Giuseppe Grigoli. Così Matteo Messina Denaro prendeva le sue difese in una lunga lettera.

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Matteo Messina Denaro
PALERMO - Ogni cosa, ogni scelta, ogni movimento doveva ricevere il via libera da Bernardo Provenzano. L'analisi dei pizzini trovati nel covo del capo di Cosa nostra, nel covo di Montagna dei cavalli, a Corleone, aveva portato gli inquirenti sulle tracce di Giuseppe Grigoli.

Saltò fuori una faccenda che coinvolgeva anche Giuseppe Falsone, il capo di Cosa nostra agrigentina. A più riprese nelle lettere compariva un nome: “un certo Grigoli oggi in possesso di tutta la catena DESPAR di AG”, “a questo signor grigoli”, “questo della Despar di TP”, la “persona di Castelvetrano che ha la concessione dei supermercati Despar”. Era inevitabile che le attenzioni degli inquirenti ci concentrarono su Grigoli.

L'1.10.03 Messina Denaro scriveva a Provenzano: “Passo ora a dirle il mio problema che ho nella zona di AG: c’è una persona di Castelvetrano che ha la concessione dei supermercati Despar, cioè questa persona apre dei punti vendita Despar in ogni paese e dà la gestione del punto vendita a persone del medesimo paese e la persona rimane come fornitore del punto vendita lasciando al gestore un largo margine di guadagno, infatti questi gestori se la passono tutti bene. Anni fà questa persona ha aperto dei punti vendita in provincia di AG, in diversi paesi tra i quali Ribera. A Ribera la scelta cadde su un certo Capizzi Giuseppe, che io non conosco. Questo sig. Capizzi sin dal primo momento cominciò a fare alla persona discorsi di 'annacamento' generale di come ci si comporta al suo paese e via discorrendo. Ben presto si capì che il fine di questi discorsi era che lui non voleva pagare le forniture di merce, cioè voleva tutto gratis tipo che le persone lavorano per lui. Infatti circa un anno fà il sig. Capizzi doveva alla persona già 500 milioni di lire. Alchè io contattai un amico di Sambuca che conoscevo personalmente e gli spiegai il tutto. Questo amico mi fece sapere che al più presto avrebbe sistemato il tutto nelle sedi competenti. Solo che dopo alcuni giorni a S.Margherita arrestano molte persone e questo amico di Sambuca ricade in questi arresti, dunque il discorso si inabissa di nuovo con l’aggravante che stavolta io ad AG non conosco più ad alcuno. Dopo di ciò il concessionario cerca di recuperare i 500 milioni di lire facendo pressioni dirette sul sig. Capizzi e per circa un anno continua a dargli merce anche se in modo ridotto, ma non c’è niente da fare e il debito arriva a più di 1 miliardo di lire. Alchè poco tempo fà faccio sapere al concessionario di chiudere il punto vendita di Ribera perchè ormai era diventato un ricatto senza via d’uscita e come si suol dire meglio perdere che straperdere. Infatti da poco tempo a questa parte a Ribera non c’è più il Despar. Dopo la chiusura del punto vendita il sig. Capizzi va dal concessionario e gli dice che deve uscire il pizzo annuo su tutti i punti vendita Despar che ci sono ad AG; la risposta del concessionario al sig. Capizzi fù che cominci a pagare lui questo pizzo ai vari paesi con il miliardo che si è fottuto. Questo è il tutto fino ad oggi, ora le dico cosa penso io e che cosa desidero dagli amici di AG. Io penso che questo sig.Capizzi Giuseppe abbia capito l’andazzo dei tempi e delle difficoltà che ci sono nel comunicare e si sia profittato di questa situazione; non sto a giudicare l’otperato di questo sig. Capizzi perchè non mi interessa. Ora io prego lei di far sapere agli amici di AG, che io non conosco, tutto questo discorso, dicendo loro che io voglio indietro il miliardo di lire dal sig. Capizzi Giuseppe; se il sig. Capizzi dice che non ha i soldi si vende quello che ha e restituisce quello che di proposito ha rubato. Questa è la mia richiesta sul sig. Capizzi Giuseppe. Ora passo alla richiesta che il sig. Capizzi ha fatto al concessionario ecioè che quest’ultimo deve pagare il pizzo ad AG per tutti i Despar che ci sono. Io da parte mia non accetto alcuna richiesta da subalterni o presunti tali come il sig. Capizzi, quindi per me questo discorso sino ad ora non esiste; la prego di fare sapere agli amici di AG che se questo discorso del pizzo è vero io voglio detto-tramite lei-dal mio pari di AG e solo con il mio pari possiamo aprire un dialogo. Voglio precisare altresì come sono andate le cose di questi Despar ad AG. Dunque, nel 1996/97 mi sono incontrato personalmente con l’amico Fragapane ed io dissi a lui che c’era questo progetto in provincia di AG, dissi che volevo sapere nel caso la cosa andava in porto come mi dovevo comportare. La risposta dell’amico Fragapane (Salvatore Fragapane, indicato come il capo di Cosa nostra ad Agrigento ndr) fù che dato che la cosa interessava a me non c’era bisogno di niente e che mi dovevo considerare a casa mia. Lei sa che questi tipi di favore erano normali ed io con il Fragapane ero molto intimo. Questi sono i fatti di allora. Se oggi quello che decise all’ora l’amico Fragapane non è più valido per me va bene lo stesso e non mi offendo, sono sempre disposto a ragionare il tutto con il mio pari e a trovare un felice accordo per entrambi le parti, cioè se si deve pagare un tot l’anno non ci sono problemi, oppure se vogliono posti di lavoro non ci sono problemi, io sono disponibile a qualsiasi preferenza abbia il mio pari di AG, però prima desidero che il sig. Capizzi Giuseppe restituisca il miliardo di lire che si è rubato e poi sentiamo tutte le altre cose sempre che sono vere, perchè può essere che sono tutte invenzioni del sig. Capizzi questo fatto del pizzo visto che non pensava che il concessionario chiudesse il Despar di Ribera. Un’ultima cosa dica all’amico di AG che se il sig. Capizzi comincia a dire che non è vero che deve il miliardo di lire che non gli creda, il sistema è facile da capire: il concessionario dava la merce al gestore sig. Capizzi il quale la doveva vendere al pubblico tenersi il guadagno e pagare il concessionario, invece il sig. Capizzi si è tenuto tutto pure la parte del concessionario”.

Dunque, Messina Denaro, il capo indiscusso di Cosa Nostra in provincia di Trapani, si rivolgeva a Provenzano per esporgli un problema che, erano sue parole, lo riguardava personalmente. Non a caso, esordiva precisando: “Passo ora a dirle il mio problema che ho nella zona di AG”.