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parla ferrandelli

"Ricurire i rapporti
Pd rinunci a poltrone"


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PALERMO - "Se serve, sono pronto a dare una mano al mio partito e al presidente". Fabrizio Ferrandelli si candida a ruolo di pontiere. O di "sarto democratico", pronto a ricucire gli strappi tra governo e Pd. "Ci sentiamo equidistanti dagli uni e dagli altri", spiega il deputato di area renziana, che però non risparmia qualche stoccata ai dirigenti siciliani del suo partito: "Stiamo dando l'impressione che questa storia sia solo una vicenda legata alle poltrone. Forse a dialogare col governatore, in queste settimane, non sono stati i dirigenti più adatti".

Non serve molta fantasia per individuare l'oggetto della frecciata: in questi giorni, le trattative col presidente sono state condotte in prima persona da Giuseppe Lupo, Antonello Cracolici e Baldo Gucciardi. I primi due, in particolare, ieri non hanno risparmiato bordate al governatore. "Abbiamo compreso subito - racconta Ferrandelli - che quella direzione sarebbe finita in quel modo. Per questo, abbiamo deciso di lasciare prima i lavori e ritirare la nostra delegazione". Tra questi, anche il parlamentare nazionale Davide Faraone e quello regionale Giuseppe Laccoto.

"Quella direzione - prosegue Ferrandelli - affrontava temi congressuali. Ma non si è compreso che dall'8 dicembre, data del congresso nazionale del Pd, il partito sarà diverso. A dicembre cambieranno gli equilibri, anche in Sicilia.Organizziamo - l'invito di Ferrandelli - gli stati generali del cambiamento ad ottobre, ad un anno esatto dalla vittoria del Pd e di Crocetta, dal titolo "Insieme Cambiamo la Sicilia", e insieme al presidente aggiorniamo l’agenda del cambiamento. Poi il congresso. L’8 dicembre, infatti, il popolo del Pd verrà chiamato ad eleggere il segretario nazionale del Pd attraverso le primarie, e penso che i gazebi in Sicilia non si debbano smontare per celebrare così, una settimana dopo, il nostro congresso e lasciare che gli iscritti al Pd e gli elettori decidano cosa debba essere il nuovo partito in Sicilia, cosa debba fare e chi lo debba rappresentare".

Già, ma prima di dicembre? "I mesi che verranno - dice Ferrandelli - saranno mesi durissimi. Io in passato ho avuto confronti molto duri con Crocetta, ad esempio sul tema dei precari, o sul Muos. Ma sempre su questioni concrete, reali. Il Pd invece sta per rompere per una questione di poltrone. Noi dobbiamo invece trovare le ragioni per stare insieme. Quello che sta saltando - prosegue - è certamente il dialogo tra il partito e il governo. Ma questo dialogo, in realtà, andrebbe aperto alla società, agli elettori di riferimento. Il Pd siciliano non è un partito che può andare sull'Aventino. I luoghi per il confronto possono essere tanti. Il parlamento, i vertici, i tavoli. La politica è questa. Il muro contro muro non porta a nulla".

Ma il muro contro muro ha riguardato chiaramente un punto. Il rimpasto. O "il rafforzamento politico del governo", come amano dire i dirigenti siciliani. "Chiedo al mio partito - prosegue Ferrandelli - di rinunciare alle poltrone. Credo nella bontà di alcune posizioni dei miei dirigenti. Noi ci comporteremo come abbiamo sempre fatto. Chiedo agli altri parlamentari di scrivere, insieme al governo, il cambiamento. Al governo invece chiedo di abbandonare la fase di distruzione e passare alla costruzione. Se noi ritorniamo alle questioni programmatiche, ritroveremo il terreno su cui confrontarci. Abbiamo eletto - insiste il deputato - un presidente della regione, e adesso rinunciamo alla nostra azione riformatrice? Forse i dirigenti che hanno portato avanti la negoziazione - ecco la stoccata di Ferrandelli - non erano i migliori per questo ruolo".

Adesso, però, secondo il parlamentare regionale, bisogna trovare gli spazi e i modi per la riconciliazione, la ricucitura: "Io voglio dare - spiega Ferrandelli - una mano al mio partito e al presidente. Il Pd non può farcela a incidere al cambiamento della Sicilia se non è al governo, e Crocetta ha bisogno di un Pd forte, per cambiare davvero l'Isola. Noi rimaniamo equidistanti tra alcuni dirigenti del Pd e Crocetta. Il nostro giudizio sul governo rimane sospeso. Mai il Pd non mi pare messo meglio".