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L'incidente alla scorta di crocetta/2

Le mogli degli agenti feriti:
"Informate dalla stampa"


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CATANIA - Due cognomi, due storie, due vite, lo stesso destino. Che sia stato l'amore per il proprio mestiere, o più semplicemente il fato, certo è che da sabato scorso, la famiglia Grigoli e la famiglia Zerbo sono un'unica cosa. Stessa ansia, stessa trepidazione, stessa speranza. Speranza di rientrare presto, mano nella mano, insieme, nella loro Palermo.

E si fanno conforto a vicenda le mogli dei due agenti, che da tre giorni non si sono mai allontanate da Catania per stare accanto ai loro mariti, ricoverati nel reparto di rianimazione, unità terapia intensiva, dell'Ospedale Cannizzaro.Le condizioni pare siano nettamente migliorate. "Ogni giorno abbiamo la possibilità di vederli, questo ci rincuora, aspettiamo novità - racconta la signora Zerbo con un filo di voce - ma oggi non abbiamo avuto aggiornamenti sulle loro condizioni". Eppure proprio quest'oggi è stato dato un chiaro messaggio dal bollettino medico nel quale si legge "I traumi subiti stanno evolvendo positivamente e si registrano segnali di ripresa da parte di entrambi; Grigoli, in particolare, ha ripreso conoscenza ed è già sveglio. In via cautelativa, la prognosi comunque resta riservata per entrambi".

Ed è alla vista del comunicato ufficiale pubblicato alle ore 14 da Live Sicilia Catania che la moglie dell'agente Zerbo con un po' di amarezza commenta: "Sono contenta dei miglioramenti, di certo preferiremmo conoscere noi per prima l'andamento delle condizioni dei nostri mariti. Persino dell'incidente stradale ne siamo venute a conoscenza dalla stampa". Come in un film quel sabato pomeriggio un fulmine a ciel sereno nelle case dei due uomini della scorta. "Tentavo di tutto per evitare a mia madre, anziana e disabile, lo shock che abbiamo subito noi, sentendo al telegiornale del pauroso incidente stadale", racconta con le lacrime agli occhi la sorella dell'agente Grigoli, prima di allontanarsi addolorata verso l'esterno del reparto.

Dignità. Si respira tanta dignità per i corridoi dell'unità intensiva, ed è dalle 16 che la sala d'attesa comicia a riempirsi di fratelli, sorelle, figli e amici. Famiglie stanche, ma presenti. C'è chi fa la spola tra Catania e Palermo tutti i giorni e chi da sabato aspetta con ansia seduta su una sedia in attesa che qualcosa cambi. E sono interminabili gli abbracci e i sorrisi di conforto. "La stampa ha cavalcato l'onda tralasciando l'aspetto più importante, ovvero la nostra sofferenza - spiega la moglie dell'agente Grigoli - da qui nasce la nostra scelta di non rilasciare interviste, né vogliamo essere riprese, abbiamo notato ieri una ragazza mentre con cellulare cercava di immortalare la nostra ansia, la nostra stanchezza, questo è inammissibile".

Antonio Grigoli è sveglio, ma ancora confuso. "Dopo il fratello sono entrata io in stanza da lui - prosegue la moglie - mi ha detto "perché mi lasci solo? Stai qui!", come se avesse dimenticato tutto, anche dell'incontro col fratello pochi minuti prima, i medici comunque rassicurano, non possiamo che farci forza e far trascorrere qualche altro giorno". Parenti, giornalisti, ma non soltanto. Tante le personalità del mondo politico che hanno fatto visita alle famiglie dei due agenti: proprio oggi una delegazione catanese del Pd il coordinatore della segreteria regionale Enzo Napoli e la parlamentare Concetta Raia si sono recati all'ospedale Cannizzaro per esprimere solidarietà ed augurare una pronta guarigione.