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IL RETROSCENA

Orlando e la nomina "indigesta"
Scintille Comune-Ente porto


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La scelta di Cannatella come commissario dell'Autorità portuale rischia di complicare i già difficili rapporti con il comune di Palermo. L'ex presidente dell'Amap, defenestrato da Orlando nel 2012, sembra favorito per la conferma al termine dei sei mesi di commissariamento. E intanto il sindaco spera ancora in margini di manovra per la scelta definitiva del presidente.


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PALERMO - La notizia della nomina di Vincenzo Cannatella a commissario dell’Autorità portuale di Palermo non ha certo fatto fare i salti di gioia a Palazzo delle Aquile. E non solo perché si tratta di un professionista assai vicino a Renato Schifani, ex presidente del Senato e tra gli uomini forti del Pdl siciliano, ma soprattutto perché Cannatella è stato, fino all’estate del 2012, presidente dell’Amap prima di essere defenestrato proprio dal sindaco Leoluca Orlando. Un rapporto, quello fra l’ingegnere specializzato in trasporti e il primo cittadino, che in molti prevedono assai complicato.

“Si è trattato di un intervento straordinario del ministro Maurizio Lupi dovuto all’impossibilità di rinnovare il commissariamento precedente - si è limitato a commentare il sindaco dopo la nomina di Cannatella - i commissari non si commentano, i presidenti sì, visto che lì c’è possibilità di scegliere”. Frasi assai gelide, per la verità, che fanno il paio con le mancate congratulazioni di rito a Cannatella che la dicono tutta sul clima che si respira fra i due enti già in guerra, da oltre un anno, per la gestione dei porticcioli turistici e dell'area del Castello a mare. Non è un mistero, infatti, che il Professore puntasse tutto su Vito Piraino, numero due di Mediterranean Shipping Company, l'azienda prima al mondo nel settore dei cargo e leader delle crociere nel Mediterraneo. Un nome battuto dalla nomina di Cannatella a commissario, come battuti sono al momento quelli di Lorenzo Ceraulo e Giuseppe Todaro. Tutti, in teoria, ancora in corsa per la presidenza.

Il commissariamento durerà infatti sei mesi ma in molti, anche a piazza Pretoria, sono pronti a scommettere che si tratti solo dell’anticamera della presidenza dell'Autorità portuale targata Cannatella. L'ex presidente dell'Amap, insomma, potrebbe restare al suo posto anche dopo marzo 2014 grazie all’appoggio del ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi, cui spetta formalmente la nomina, vicinissimo ad Angelino Alfano. La nomina dell’ingegnere palermitano è letto in ambienti politici nazionali come un segnale di coesione e riavvicinamento tra il vicepremier Alfano e il capogruppo dei senatori del Pdl Renato Schifani, che negli ultimi mesi si erano "allontanati" per vicende tutte interne al partito di berlusconi. Vicende ed equilibri di governo e di partito che avrebbero convinto Lupi a procedere per ora solo a un commissariamento, rinviando al prossimo anno la nomina formale del presidente.

Al Comune, però, sperano ancora che ci siano margini di manovra e che il tutto non sia così scontato come appare. Una presidenza Cannatella sarebbe ancor più indigesta dell’attuale commissariamento, che già rischia di mettere i bastoni fra le ruote ai piani del sindaco. In ballo c’è sempre il Piano regolatore del porto ma soprattutto gli incassi e i finanziamenti per i porticcioli, il Castello a mare e il Foro italico: una partita di non poco conto che adesso, dopo il via libera del Consiglio superiore dei lavori pubblici, è in mano alla Regione cui spetterà il compito di avallare l’iter oppure di chiedere che tutto torni in discussione. Un braccio di ferro nel quale la presenza di un altro uomo di centrodestra, dopo Nino Bevilacqua, non faciliterà le cose al sindaco.

Non è un mistero, quindi, che la nomina di Cannatella abbia rappresentato per Orlando uno smacco. "La nomina è una scelta giusta, non averlo riconfermato all’Amap è stata una grave perdita per il comune di Palermo” dice Paolo Caracausi, presidente della Seconda commissione ed esponente di Idv, partito ancora in maggioranza a Sala delle Lapidi. E sono proprio i trascorsi dell’ingegnere alla corte di Cammarata (sette anni come vicepresidente dell’Amat e tre come presidente dell’Amap) a rendere ancor più probabile l’acuirsi di uno scontro già incandescente: Cannatella è stato tra quei componenti dei cda delle partecipate contro cui Orlando aveva tuonato perché lasciassero la poltrona, ansioso di piazzare i propri fedelissimi. Un addio di certo non sereno, tra i due, che adesso dovranno sedersi di nuovo attorno a un tavolo.